Innovazione. Per le ragioni più diverse è una delle parole più inflazionate del momento. Qualche azienda la evoca quasi fosse…

Innovazione.
Per le ragioni più diverse è una delle parole più inflazionate del momento. Qualche azienda la evoca quasi fosse una chimera o una sorta di inarrivabile traguardo. Altre la intendono come possibile fonte di ispirazione per incrementare il business. Altre ancora come un possibile esercizio di creatività variabilmente utile allo staff e al management prima ancora che al fatturato.

Le interpretazioni sono insomma le più diverse e grosso modo più o meno condivisibili ma è innegabile che il tema sia quanto mai à-la-page. Al punto da indurre qualcuno a studiarlo in modo approfondito, con approccio scientifico e partendo da una serie di quesiti solo apparentemente elementari: quali caratteristiche possiede un innovatore? Come opera e come può essere agevolato? Ma, soprattutto, come lo si può scovare all’interno dell’ordinario team di lavoro?

Innovare senza uscire dal contesto lavorativo quotidiano

Sì, perché, come bene evidenzia la ricerca curata dalla Fondazione Human+, non è affatto detto che per reperire innovatori si debba obbligatoriamente uscire dal quotidiano contesto lavorativo.

Al contrario, le probabilità di avere già ‘in casa’ qualche prezioso ‘spirito innovatore’ sono altissime. In particolare se si considera che – sempre secondo la ricerca, realizzata sulla base di circa 1.300 questionari somministrati nei settori di impiego più diversi – circa un individuo su tre risulterebbe possedere un potenziale innovativo.

Non solo, ma all’interno di questo serbatoio, il 24% sarebbe in grado di esprimere questo talento a un livello giudicato ‘buono’. Mentre il il 9% addirittura in grado ‘elevato’.
Inutile dire che all’azienda potrebbe tornare estremamente utile aiutare queste persone a palesare e a sviluppare al meglio le loro capacità. Ma è tutto questo possibile?

Come incentivare il potenziale innovativo

Dati alla mano, Alberto Robiati, che per la Fondazione Human+ ha diretto il Progetto Spiriti Innovativi, conferma che “non solo è possibile individuare questo talento, ma anche farlo crescere e creare le condizioni perché si esprima in forma individuale o addirittura collettiva, trascinando insomma il team”.

Perché ciò avvenga va anzitutto sgombrato il campo da un luogo comune non avallato dalle concrete evidenze.Ovvero l’innovatore non è un genio e non si riesce ad individuarlo se in lui si cerca questa caratteristica.

Gli studi – spiega Robiati – svincolano il concetto di innovazione dall’idea del possesso di attitudini straordinarie. Lo spirito innovatore si attiva invece grazie ad una combinazione complessa di capacità ordinarie, attitudini della personalità e aspetti motivazionali”. 

Innovazione in hotel
Innovazione in hotel

Le caratteristiche che contraddistinguono un innovatore

Ma quali caratteristiche ha, allora, la persona che ne è in possesso? La ricerca fornisce a questo proposito un profilo molto ben definito. E, come si diceva, scientifico benché non sempre allineato al comune pensare.

Iniziamo dagli elementi che ne tracciano un primo contorno:

– l’innovatore non è un solitario, perché l’innovazione è un fenomeno collettivo, che richiede cooperazione e scambio;
– mette in atto pratiche comportamentali in modo non lineare di idea generation, sviluppo e promozione;
– ha una professionalità, conosce bene un ambito o un settore ed è padrone di un dominio (altrimenti non potrebbe avere impatto nella realtà) e tuttavia non è un super esperto. Non ha, cioè, una specializzazione particolarmente focalizzata e prevalente sulle altre;
– non ha un’età inquadrabile in una fascia anagrafica rigida;
– lo si può trovare a tutti i livelli organizzativi e in tutte le professioni, dalle più semplici alle più sofisticate.

Premesso tutto questo, Robiati ricorda che se da una parte è vero che “gli innovatori sono presenti in tutti i contesti sociali, nelle professioni e nelle più varie situazioni di vita, è altrettanto vero che tutti condividono una serie di caratteristiche di fondo e agiscono secondo tre pattern comportamentali”, che sono i seguenti:

a) generano e propongono con regolarità contenuti nuovi e idee originali,
b) tendono a non fermarsi alla pura ideazione, ma sviluppano lo spunto innovativo in modo sperimentale con un approccio per “prove ed errori”,
c) sono orientati a creare consenso e a dare visibilità all’innovazione convincendo, attraendo, motivando.

Le risorse personali di chi sa innovare all’interno di un’azienda

Gli spiriti innovatori possiedono inoltre specifiche risorse personali, che stanno dietro ai comportamenti descritti. Tali caratteristiche  consistono nel:
a) ‘saper fare’ di tipo trasversale (soft skill);
b) trovare motivazioni che lo spingano ad agire, ad impegnarsi, a porsi una meta;
c) tendere costantemente a cercare nuovi stimoli e ad interessarsi a tematiche non usuali;
d) giudicare positivamente il corso degli eventi e i loro possibili esiti. Ciò avviene attraverso una resilienza che li aiuta a mantenere un atteggiamento positivo anche di fronte a situazioni negative o a cambiamenti repentini.

Dunque, se nel vostro staff individuate qualcuno con le suddette caratteristiche, attenti a non etichettarlo superficialmente quale irrecuperabile ottimista o irrimediabile sognatore.

Perché in realtà potrebbe essere proprio questa persona la mente da cui partire per innovare l’attività, immaginare nuovi servizi, ipotizzare una brand image differente.

Come trasformare un luogo di lavoro in un luogo di innovazione

Non aspettatevi però che queste persone facciano tutto da sole.
Robiati ricorda infatti che il management ha un ruolo di primaria importanza in questo. Perché è il soggetto da cui fondamentalmente dipendono “le 12 variabili che concorrono a trasformare un semplice luogo di lavoro in un luogo di innovazione, cioè un contesto che favorisca l’espressione del talento innovativo delle persone”.

Per ovvie necessità di spazio ne proponiamo 5, invitando chi lo volesse ad approfondire le altre con i curatori dello studio. E ricordand che senza le seguenti premesse qualunque spirito innovativo, anche il più fervido, verrebbe messo a tacere. Ecco invece cosa gli occorre per sbocciare:

  • operare in un’organizzazione agile, poco burocratica, con una gerarchia leggera;
  • disporre di una quota di tempo (settimanale, mensile, ecc.) libero dall’operatività e dagli impegni correnti per poter riflettere, imparare, sperimentare, creare;
  • rapportarsi con capi che non sono necessariamente degli innovatori, ma sostengono e incoraggiano realmente chi innova;
  • percepire che il livello più alto dell’organizzazione crede nell’innovazione, lo dichiara e agisce di conseguenza;
  • far parte di un’organizzazione che dialoga con il territorio, valuta l’impatto delle proprie attività sul territorio stesso, sviluppa iniziative congiunte con la comunità.