Da oggi per chi possiede un hotel o un ristorante, rafforzare lo spirito di squadra diventa più semplice. E anche le…

Da oggi per chi possiede un hotel o un ristorante, rafforzare lo spirito di squadra diventa più semplice. E anche le aziende del turismo che vogliano organizzare iniziative per consolidare il team, possono evitare di orientare i propri fondi su altri settori. Può restare, insomma, tutto ‘in famiglia’.

Esaurita l’onda delle sedute a base di yoga indotto, dei saluti al sole nel giardino dell’ufficio, delle improbabili evoluzioni adrenaliniche in go-kart o lungo le pareti di arrampicata, e al tramonto della moda che ha visto il fiorire di escape room ispirate alle tematiche più fantasiose, arriva ora la pratica della commensality. Il dizionario britannico ne dà una spiegazione molto elementare: “the practice of eating together, l’uso di consumare insieme il cibo. Stop. Tutto qui. Anche se, a ben guardare, il social eating potrebbe rivelarsi qualcosa di più complesso e redditizio.

Le origini della scoperta

La sua certificazione scientifica arriva dalla Cornell University in seguito a uno studio condotto dallo staff di ricercatori capitanato da Kevin Kniffin, specialista in dinamiche e comportamenti di gruppo. Il suo ambito di indagine sono state inizialmente le aziende con caffetteria interna. Osservando il comportamento dei dipendenti in quelle aree, Kniffin ha constatato come la condivisione temporanea di uno spazio destinato al consumo di cibi e bevande potesse avvicinare persone che normalmente non avrebbero mai pensato di intrecciare una conversazione o di condividere interessi extra lavorativi.

La sua ricerca si è in un secondo momento focalizzata sulle caserme americane dei vigili del fuoco, in particolare sulle squadre di soccorso dove gli elementi dello staff sono spesso preposti alla preparazione dei pasti. Qui è emersa un’ulteriore potenzialità della commensality, legata ai lavori di cucina e al team cooking. “Il potere aggregativo del cibo – ha spiegato Kniffin – cresce e si irrobustisce se implica anche, da parte del gruppo, la stesura della lista della spesa, gli acquisti in negozio, la preparazione dei piatti e la ripulitura della cucina”. Preparare e consumare insieme i pasti sarebbe infatti una delle attività basilari per il consolidamento dei rapporti umani, sin dall’antichità. Lo sostengono archeologi, sociologi e lo dimostra – sottolinea Kniffin – il fatto che sia una delle attività legate al lavoro maggiormente capace di generare gelosia in una coppia di sposi o di conviventi. Gli studi del ricercatore provano infatti che i membri della coppia si dimostrano particolarmente vigili sui rapporti che verrebbero a crearsi tra colleghi abitualmente accomunati dal consumo di colazioni, spuntini e pasti.

Pranzare o cenare abitualmente insieme aiuta infatti a costruire un’intimità guardata con sospetto da chi ne resta giocoforza escluso. D’altra parte, da un estremo all’altro del pianeta, la condivisione della mensa è ritenuta un’abitudine preminentemente familiare, ed è per questo che la psicologia del lavoro consiglia alle aziende di offrire questa opportunità per consolidare il team.

I vantaggi del social eating tra colleghi

Kniffin sostiene che mettere in comune un’esperienza come quella della tavola può produrre diversi benefici. Anzitutto per migliorare il rapporto tra dipendenti, che attraverso questa esperienza possono:

  • cooperare quotidianamente su piccoli progetti operativi (stilare la lista della spesa, scegliere le ricette da preparare, valutare le tempistiche di realizzazione per armonizzarsi con le attività del gruppo);
  • trovare temi di cui conversare durante il pasto;
  • avere maggiore consapevolezza di essere parte di un gruppo di lavoro, con tutte le dinamiche che ciò implica;
  • vivere con meno fastidio l’appartenenza a livelli gerarchici diversi.

E poi per rafforzare il legame tra lo staff, l’impresa e il management. Grazie alla commensality le imprese possono infatti:

  • confidare su gruppi di lavoro più affiatati e pertanto più ben disposti a cooperare in caso di necessità;
  • ottenere un maggiore contributo creativo da parte dello staff, grazie a una migliore conoscenza reciproca dei ruoli e degli obiettivi.

E, non ultimo, contare su dipendenti più fidelizzati grazie all’accresciuta familiarità con l’ambiente di lavoro.

Consolidare il team del ristorante? Ancora più facile!

Nel settore ristorativo la commensality può essere ancor più redditizia in quanto prospetta un doppio vantaggio: quello di proporsi quali fornitori del servizio, mettendo a disposizione spazi e conoscenze per la cucina e il consumo dei pasti, e quello di sfruttare gli ambienti aziendali per fare team building interno.

Dopotutto, il principio della nuova disciplina è quanto mai elementare. Anthelme Brillat-Savarin, universalmente riconosciuto come il primo filosofo del buon mangiare, sosteneva già oltre due secoli addietro che “il piacere della tavola è di tutte le età, di tutte le condizioni, di tutti i paesi e di tutti i giorni” e che la gastronomia ha ripercussioni “sul morale dell’uomo, sulla sua immaginazione, il suo spirito, il suo coraggio, le sue percezioni, (…) sia che operi o che riposi”.

Certo, che una squadra affiatata fosse alla base del successo di un’azienda già lo sapevamo. Ma con questo articolo vi abbiamo dimostrato (o almeno ce lo auguriamo) che basta veramente poco per consolidare il team.

E voi? Avete già l’abitudine di mangiare insieme a colleghi e collaboratori?