“Meteo terrorismo” è un termine divenuto oramai comune nel linguaggio giornalistico italiano, utilizzato dalle associazioni di categoria del settore turistico…

Meteo terrorismo” è un termine divenuto oramai comune nel linguaggio giornalistico italiano, utilizzato dalle associazioni di categoria del settore turistico (albergatori in primis), destination manager e recentemente anche dal Ministro dell’ambiente Galletti in un’intervista a “QN-Quotidiano Nazionale” dedicata alla costituzione del primo albo italiano dei meteorologi civili. In particolar modo in occasione delle vacanze pasquali, infatti, non mancano mai le proteste contro il nefasto impatto delle previsioni meteo errate (soprattutto da parte di siti web specializzati) sulle prenotazioni alberghiere. Il fenomeno, peraltro, non è limitato all’Italia.

Per un economista, e un ricercatore più in generale, ci sono almeno tre domande che si pongono naturalmente nello studio dell’impatto delle previsioni meteo in ambito turistico:

  1. La prima è relativa al grado di accuratezza delle previsioni.
  2. La seconda riguarda l’impatto che le previsioni del tempo hanno sui mercati turistici, in particolare per quanto riguarda la ricettività.
  3. La terza, infine, riguarda le conseguenze per le imprese e delle destinazioni e gli interventi possibili per mitigare i possibili effetti negativi.

L’affidabilità delle previsioni e il “wet bias”

Le conoscenze scientifiche proprie della meteorologia contemporanea consentono di elaborare previsioni del tempo sempre più accurate, se ravvicinate nel tempo e riferite ad un’area geografica sufficientemente limitata. La possibilità tecnica, però, non si trasforma necessariamente in realtà, poiché il grado di affidabilità delle previsioni, ed il loro grado di pessimismo, dipendono anche dalle strategie commerciali di chi elabora e comunica le previsioni.

A questo proposito, esiste evidenza di un fenomeno noto nella letteratura anglosassone con il termine di wet bias, secondo i cui i meteorologi riporterebbero sistematicamente (e per lo più intenzionalmente) probabilità di pioggia più elevate di quelle ritenute da loro stessi come quelle corrette (si veda ad esempio il libro “Il segnale e il rumore. Arte e scienza della previsione” di Nate Silver). Il fenomeno è stato analizzato con riferimento agli Stati Uniti, riscontrato nei weather forecasters privati e principalmente riferito a piccole probabilità di precipitazione. In alcuni casi la distorsione intenzionale è stata ammessa, e giustificata come tentativo di rispondere ad un’altra distorsione, ovvero quella degli utenti, che interpreterebbero una probabilità molto piccola di pioggia come una probabilità nulla, attribuendo quindi al meteorologo un errore di previsione.

Impatto delle previsioni meteo sui prezzi degli hotel e sul comportamento del turista

L’impatto delle previsioni meteo sui prezzi degli alberghi

Ma al di là della loro affidabilità, qual è l’impatto delle previsioni meteo sul funzionamento del mercato alberghiero? Come sempre, gli effetti possono essere valutati sulle quantità vendute (le prenotazioni, nel caso degli hotel) e sui prezzi.

I primi sono più facilmente osservabili delle prime, anche in “tempo reale”, e per questo la strada più praticabile dall’analisi statistica è verificare l’impatto delle previsioni meteo sui prezzi degli alberghi. Questo è ciò che è stato fatto in un lavoro non ancora pubblicato, ma presentato lo scorso anno alla conferenza dell’International Association for Tourism Economics tenutasi a Rimini (Cicognani, S., Figini, P., Zirulia, L., Booking in the Rain: the Impact of Weather Forecast on Pricing Strategies of Hotels).

L’analisi, basata su un campione di più di un milione di osservazioni per oltre 800 hotel della città di Rimini relativi alla stagione 2015, ha mostrato quanto segue:

Le previsioni del tempo negative hanno un effetto statisticamente significativo che riduce i prezzi delle camere, indipendentemente dal numero di stelle della struttura.

Come possono reagire le strutture ospitanti?

Sulla base delle considerazioni fatte fino ad ora, quali implicazioni è possibile trarre per le imprese turistiche e per i destination manager?

Anche sulla base di alcuni lavori teorici (Zirulia, L. “Should I stay or should I go?’: Weather forecasts and the economics of ‘short breaks’”, Tourism Economics, 2016), la letteratura esistente è già in grado di fornire alcune indicazioni:

  • Più che la scarsa affidabilità delle previsioni (e la loro “distorsione”), è l’eventuale mancata consapevolezza dei consumatori che deve preoccupare gli operatori turistici. A questo riguardo, interventi volti a diffondere informazioni relative all’attendibilità effettiva delle previsioni non possono che essere benvenuti.
  • Al di là della loro affidabilità, le previsioni del tempo tendono ad aumentare la variabilità dei risultati economici delle imprese turistiche, poiché prezzi e quantità rispondono alle informazioni prodotte. Per la gestione dell’incertezza, sempre più importante diventa per le imprese ricettive l’uso di strumenti finanziari come i cosiddetti weather derivatives.
  • Oltre ad adottare forme di assicurazione, attente strategie di revenue management possono aiutare a preservare la flessibilità. Da un lato, l’uso appropriato della leva del prezzo può mitigare l’impatto di previsioni meteo negative; dall’altro, le imprese possono invece sfruttare previsioni positive alzando il prezzo.
  • Da ultimo, imprese e destination manager non dovrebbero dimenticarsi del modo più semplice, forse banale, di difendersi dall’effetto deleterio delle previsioni, ovvero limitare il più possibile la riduzione nella soddisfazione che il cliente si aspetta a causa delle cattive condizioni metereologiche. Una partita questa, che si gioca sulla qualità e della varietà dei servizi offerti al cliente.