Aprire nuove imprese è quasi unanimemente riconosciuto come motore della crescita economica e attore principale dei processi innovativi, anche in…

Aprire nuove imprese è quasi unanimemente riconosciuto come motore della crescita economica e attore principale dei processi innovativi, anche in settori come quello turistico. Per questo sono state realizzate politiche ad hoc a loro favore (si pensi ad esempio, nel caso italiano,  ai benefici per le start-up innovative introdotte dal Governo Monti).

Ovviamente, è facile citare casi di nuove imprese di successo, che sono state in grado di ritagliarsi un ruolo estremamente significativo (“disruptive”, come si usa dire oggi)  nei mercati in cui operano. Tuttavia, non mancano gli studi accademici che mostrano l’impatto dell’aprire nuove imprese su crescita e occupazione. Se si vuole però avere una rappresentazione più completa del fenomeno dell’imprenditorialità, è utile dare uno sguardo attento a quella  che è l’evidenza empirica.

Creare un’impresa: il gioco vale la candela?

Guardare all’imprenditorialità come ad una decisione economica (e razionale) significa ritenere che chi decide di aprire nuove imprese reputi i benefici attesi di questa attività superiori ai costi. Ma se stimare i costi di un’attività imprenditoriale è operazione relativamente semplice (laddove i costi includono non solo l’investimento nella nuova impresa ma anche ciò a cui l’imprenditore rinuncia con la sua scelta – ad esempio un posto come lavoratore dipendente), i benefici sono intrinsecamente incerti.

aprire una impresa

Riguardo ai ritorni economici dell’attività imprenditoriale, due sono le “regolarità empiriche” osservate, che sembrano valere in pressoché tutti i Paesi e settori:

  • Se guardiamo alla distribuzione (in senso statistico) dei risultati economici delle nuove imprese (in termini di profitti, vendite o sopravvivenza), ciò che osserviamo è un valore mediano “basso”, ma un’”alta” variabilità. Detto in termini più semplici: la gran parte delle nuove imprese ottiene risultati economici deludenti o modesti, poche imprese ottengono risultati soddisfacenti, alcune di queste risultati eccezionali. Tutti i dati concordano nel mostrare come l’esito più probabile per le nuove imprese sia il fallimento.  Se guardiamo al complesso delle nuove imprese statunitensi fondate negli ultimi venti anni, più del 50% di queste falliscono nel corso dei primi cinque anni di vita. Le cose non cambiano se guardiamo all’Italia e all’ambito turistico. La ricerca condotta da Enrico Santarelli sulle imprese turistiche fondate in Italia nel 1989, e pubblicata sulla rivista Applied Economics nel 1998, mostra come il 65% delle imprese analizzate sia uscita dal mercato nel giro di sei anni, anche se il tasso di sopravvivenza varia da regione a regione ed è più alto per le imprese di maggiore dimensione alla nascita. Nel caso della ristorazione, i dati più recenti di Unioncamere-Infocamere mostrano come, in un contesto  di forte crescita nel numero di aperture di bar e ristoranti, il tasso di sopravvivenza non si discosti da quelli vista in precedenza. Circa il 75% delle realtà aperte nel 2011 ha cessato l’attività nel giro di cinque anni, e il 45% nel giro di tre.
  • Tra coloro che persistono nel tempo nell’attività imprenditoriale, un numero significativo ottiene risultati economici inferiori a quelli che potrebbe ottenere in un’occupazione alternativa, in particolare come lavoratore dipendente, tenendo conto delle caratteristiche individuali e della maggiore rischiosità dell’investimento associato ad un’attività autonoma.

Propensione al rischio e “overconfidence”

Se i rendimenti economici attesi sono quelli che abbiamo appena descritto, che in sostanza dipingono l’attività imprenditoriale come attività in media non redditizia, come spiegare dunque la decisione di aprire nuove imprese ? Due tra le spiegazioni più comunemente suggerite preservano la razionalità della decisione dell’imprenditore. Innanzitutto, un’attività con un rendimento atteso basso, ma che dia la possibilità di risultati molto buoni anche se con un piccola probabilità può comunque risultare attraente per individui poco avversi o propensi al rischio. In secondo luogo, ai benefici di natura economica si possono aggiungere benefici legati all’autonomia e al controllo garantiti dall’attività imprenditoriale. A questo proposito, l’evidenza empirica suggerisce che questi benefici sono significativi per le piccole imprese nell’ambito dei servizi, e quindi anche nell’ambito turistico.

aprire nuove imprese

Più recentemente, però, sono state suggerite spiegazioni che rimandano all’economia comportamentale, e quindi a possibili bias nella decisione imprenditoriale. In particolare, il riferimento è al fenomeno dell’overconfidence, e ancora più specificatamente a ciò che è noto in letteratura con il termine di overplacement, ovvero la tendenza degli individui a sovrastimare le proprie abilità rispetto al proprio gruppo di riferimento. L’evidenza sperimentale mostra come l’overplacement possa spiegare un eccesso di entrata (che riduce la performance attesa) in contesti competitivi nei quali risultati dipendono dalle abilità individuale (il riferimento in particolare è al lavoro di Camerer e Lovallo pubblicato nella rivista American Economic Review nel 1999). Il risultato più interessante è che gli individui sono in realtà in grado di prevedere il numero elevato di partecipanti alla competizione, ma ritenendosi più abili della media ritengono di essere tra coloro comunque in grado di ottenere una performance positiva.

Come giudicare l’impatto dell’overconfidence nella decisione imprenditoriale?  Su questo punto, è necessario separare le implicazioni individuali da quelle sociali.  A livello individuale, la capacità di valutare nel modo più oggettivo possibile il proprio progetto  imprenditoriale, rispetto a ciò che chiede il mercato e quanto offrono i concorrenti, è fondamentale per evitare i costi di un insuccesso, che possono essere significativi. A livello collettivo, però, l’overconfidence può essere desiderabile, perchè può garantire l’ingresso nel mercato di un numero elevato di imprese, tra le quali vi potranno essere coloro che sono destinate al successo.

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