Certo era suggestivo entrare nel fantascientifico universo della teleserie Ufo e del capitano Ed Straker, dove – incredibilmente per quei…

Certo era suggestivo entrare nel fantascientifico universo della teleserie Ufo e del capitano Ed Straker, dove – incredibilmente per quei tempi – i telefoni erano cordless, le navicelle spaziali erano comandate dai computer e i satelliti erano robotizzati. Quelli però erano gli anni ’70 del boom economico, dove tutti avevano un lavoro e dove a nessuno veniva in mente di poter un giorno ritrovarsi disoccupato a causa di un robot.

Robot sostituiscono gli umani: delirio tecnologico?

I tempi attuali imporrebbero invece di valutare seriamente se continuare a incaponirsi sulla produzione di tecnosoluzioni autodistruttive delle umane professioni quali, ad esempio, i sostituti in metallo di receptionist o barman recentemente forgiati. Secondo il Japan Times, i primi si preparerebbero ad entrare in servizio a luglio nell’albergo del parco tematico di Nagasaki, sotto forma di androidi in grado di intrattenere con gli ospiti conversazioni in diverse lingue, gesticolare, sorridere e ricambiare lo sguardo.

I nuovi barman sono invece già operativi nel bionic bar a bordo della Anthem of the Seas, ultima nata nella flotta Royal Caribbean, questa volta in forma di bracci meccanici capaci di mixerare bevande in base alle ordinazioni vergate dagli avventori su appositi monitor.

Che abbia ragione il geologo e ambientalista Mario Tozzi, quando nel suo recente libro “Tecnobarocco” si domanda se siamo prigionieri di un incantesimo perverso e, nel caso, se non sia ora di svegliarsi? Può darsi. Ma, a questo punto, come rimediare?

Usiamo le innovazioni per i reali bisogni degli ospiti

Dando per scontato che riavvolgere il nastro del tempo sia oggettivamente impossibile, Tozzi suggerisce di porre un freno deciso al dilagare di quella che chiama tecno-egemonia, e consiglia di cedere il passo alla ‘tecnologia buona’; quella – per intenderci – che nel nostro settore è fatta anche di progetti e applicazioni per rendere accessibili i territori e le strutture alle persone che hanno realmente necessità di ausili meccanici.
Se solo lo si volesse, ci sarebbero centinaia di occasioni in cui dimostrare la potenza della creatività umana a vantaggio dei bisogni – i reali bisogni – degli ospiti.

In un documento di 143 pagine messo online già da qualche tempo da ISITT, l’Istituto Italiano per il Turismo per Tutti, si trovano spunti a non finire. Si intitola, molto eloquentemente, “La Struttura Ricettiva Accessibile – Proposta di un modello per tutti”, e riporta le indicazioni della normativa in materia, con alcune delle infinite possibili soluzioni che renderebbero finalmente gradevoli e accoglienti gli spazi per l’accoglienza della clientela con bisogni speciali. In quest’ultimo campo sì che l’innovazione tecnologica potrebbe fare molto a vantaggio dei viaggiatori.

Sarebbe in qualche modo una delle possibili applicazioni dei suggerimenti indicati da Tozzi, che in merito alla tecnologia ammette: “ci ha permesso di vivere più a lungo e nei comfort, affrancandoci da fatiche e schiavitù”, senza dimenticare tuttavia che “il livello di ragionevolezza è stato superato. Così la tecnologia va per conto proprio, autoalimentandosi, indifferente alle nostre esigenze biologiche e mentali”.

Una prospettiva che sul lungo periodo non farà bene a nessuno, neppure ai più ferventi sostenitori. E che sicuramente non piacerebbe al capitano Straker il quale, nel suo mondo fantascientifico, mai avrebbe ceduto il posto al proprio avatar.