In un’offerta sempre più orientata al marketing polisensoriale non si può non parlare di profumi. Ne sono una prova le…

In un’offerta sempre più orientata al marketing polisensoriale non si può non parlare di profumi. Ne sono una prova le tante catene di negozi che per farsi riconoscere – anche a una certa distanza – lavorano sulla sollecitazione del bulbo olfattivo dei passanti. Qualcuna addirittura confezionando fragranze ad hoc – come quella “boscosa e aromatica” che contraddistingue Stradivarius o quella “legnosa” tipica di Abercrombie & Fitch  – e avvolgendo i punti vendita in redolenti nuvole in cui a moltissimi di noi è prima o poi successo di incappare.

Marketing polisensoriale in hotel

Nel marketing polisensoriale la faccenda è trattata in modo giustamente serio, anche quando si parla di hotel, soprattutto se dotati di aree benessere o relax in cui la profumazione degli ambienti è non solo indispensabile ma anche oggetto di valutazione del servizio offerto. E se il nostro servizio vuole risultare accurato, deve inevitabilmente tenere conto anche delle ultime tendenze della profumeria, soprattutto quando a indicarle è l’Accademia del Profumo, una delle massime autorità in materia. Recentemente ha assegnato i riconoscimenti per il “miglior profumo dell’anno”, valutato da un panel di 162mila consumatori, approfittando del momento per indicare gli orientamenti di gusto della clientela e, di conseguenza, della produzione.
Luciano Bertinelli, presidente dell’Accademia, è stato nettissimo: si va verso il profumo mono-nota, con fragranze green, sempre più povere di essenze, “e soprattutto – ha precisato – meno chimiche”.
Per caratterizzare gli ambienti comuni, le aree relax e gli spazi benessere degli alberghi ci vorranno insomma ‘profumi minimalisti’, nell’ottica, ha spiegato Bertinelli, del precetto ‘less is more’, dilagante in Italia e nel resto del continente europeo ai fini di un consumo ambientale più consapevole e attento. Stili di pensiero e di acquisto che si rifletteranno peraltro in modo sempre più evidente in ogni area del prodotto alberghiero: dal food all’edilizia, dall’igiene della biancheria agli arredi.
Nel campo della cosmesi i dati economici non lasciano dubbi:

il trend delle fragranze green si consolida, tanto che su 300 milioni di fatturato dei profumi Made-in-Italy esportati all’estero, il 10 % è composto da prodotti naturali. Fra le essenze più richieste ci sono attualmente le vanigliate ma fra le leader dei nuovi profumi mono-nota spiccano la rosa, il gelsomino e i legni speziati che sanno di boschi e di natura”.

Come sempre il turismo può sfruttare le virate della moda anche come opportunità per stringere nuovi legami con il territorio, a cui spesso le fragranze sono ispirate. Monasteri, abbazie e conventi hanno in questo senso fatto storia, ma ci sono tante ‘acque’ nate in tempi più recenti e legate a luoghi molto specifici. Si pensi ad esempio all’Acqua dell’Elba, creata in loco “con – sottolinea la stessa casa produttrice – materie prime naturali e tecniche di manifattura artigianale”. E poi – solo per citarne alcune altre – all’Acqua di Parma, all’Acqua di Toscana, di Bolgherello o della località termale di Bagno Vignone. Ci sono poi i profumi con essenza di bergamotto, agrume dop molto di moda negli Stati Uniti, a tavola come nella cosmesi, che i turisti provenienti da quell’area legano alla Calabria e più genericamente al sud della nostra penisola. Certamente un omaggio olfattivo graditissimo per chi riceva clientela da quel mercato.

Marketing polisensoriale: quando ad attirare è un profumo

Il consiglio, dunque, è guardarsi intorno e comprendere se e come poter sfruttare la produzione profumiera locale per rafforzare la liaison tra servizio alberghiero e ambiente circostante, una condizione peraltro ormai imprescindibile per un hotel al passo con un marketing polisensoriale che risponda alla domanda dei viaggiatori.

D’altronde il profumo, si sa, pur essendo considerato una frivolezza, è a proprio modo specchio dei luoghi nonché dei tempi, come la sua stessa storia rimarca.
L’Accademia del Profumo ricorda ad esempio che negli anni ’80, con l’esplosione del body building, il profumo maschile tendeva ad esaltare il corpo dell’uomo, mentre al contempo le donne utilizzavano fragranze forti per sottolineare i successi ottenuti in campo lavorativo. Oppure ci dice che il grande couturier Jean Patou si servì dell’attualità per lanciare nel 1935 il noto Normandie, profumo commemorativo della crociera inaugurale dell’omonimo transatlantico, imbottigliato e commercializzato con un flacone in vetro e acciaio a forma di nave. Ma soprattutto ci avvisa che “l’inizio del ventunesimo secolo segna una svolta decisiva nella consapevolezza del pubblico verso profumi e olfatto in senso generale” e che “d’ora in avanti, il profumo non sarà soltanto un componente della nostra immagine ma un compagno di viaggio per le nostre evasioni oniriche, un esaltatore dei nostri stati d’animo, un catalizzatore delle relazioni sociali”. Ecco perché potrà essere importante legarlo al tempo della vacanza e al suo ricordo.
D’altra parte, come sottolinea il celebre naso profumiere Jean-Claude Ellena, è innegabile che ad ogni viaggio corrisponda un profumo: “ricette segrete di luoghi vicini e lontani che ognuno di noi porterà per sempre nella sua memoria”.

Come già si è detto insomma, la faccenda è più seria e complessa di quanto sembri. E non è finita.
Nel caso in cui vogliate trasformare in souvenir i profumi che caratterizzano la vostra struttura, sappiate che il futuro impone non solo nuove fragranze ma anche modalità di utilizzo alternative. “Niente più nebulizzazioni sulla pelle – raccomandano i nasi dell’Accademia – ma direttamente sugli abiti oppure su fermacapelli e gioielli, eventualmente anche per mezzo di collane con ciondoli opportunamente aromatizzabili”.

Accedi ad altri approfondimenti

Abbiamo parlato di bellezza, profumi e marketing polisensoriale per gli hotel in questi articoli: