Csaba Dalla Zorza è attualmente una tra le più note ed apprezzate specialiste dell’arte del ricevere. Esperta e scrittrice di…

Csaba Dalla Zorza è attualmente una tra le più note ed apprezzate specialiste dell’arte del ricevere. Esperta e scrittrice di food con tanto di diploma conseguito tra i banchi della rinomata scuola parigina Le Cordon Bleu nonché volto televisivo diffusamente conosciuto, ha raccolto nel suo ultimo libro le indicazioni per “distinguersi in ogni occasione”. Una “guida contemporanea allo stile” che tocca i temi più svariati: gestione delle cerimonie e dei momenti di vita speciali; segreti per non fare brutta figura con gli ospiti invitati a casa; comportamenti da tenere a tavola, in famiglia, in società e in viaggio. Un libro di gradevole lettura, mai superfluo anche per chi professionalmente si occupa di accoglienza alberghiera, salvo presumibilmente per quei capitoli in cui si sviscerano tecniche e regole per apparecchiare correttamente la tavola, che sono quotidiana pratica di ogni serio professionista dell’hôtellerie e della ristorazione.

La scrivania e gli spazi di lavoro parlano di noi

A questi professionisti potrebbero invece tornare utili le pagine dedicate alla cura dell’ufficio e degli spazi di lavoro. A incominciare dalla scrivania, che pur trovandosi spesso nel backoffice di alberghi e ristoranti, potrebbe in certi casi – talvolta anche inaspettati – finire sotto gli occhi del cliente. L’autrice ricorda a questo proposito che il bon ton va sempre esteso all’intero operato di qualsiasi persona o professionista e, pertanto, ad ogni situazione lavorativa. In breve, l’ordine, lo stile e l’atmosfera che decidiamo di assegnare agli ambienti normalmente frequentati dai nostri ospiti si devono poter riscontrare anche nelle aree di lavoro meno battute. Questo significa che se si possiede un desk anche solo minimamente esposto alla vista di clienti, fornitori o altri interlocutori, il capitolo “Al lavoro” può aiutarci ad evitare pericolose cadute di stile.

Dopo avere trattato nelle pagine di Sharing Tourism i temi più svariati riguardanti la gestione di uffici e personale – dalla comunicazione per il team, al galateo aziendale; dalla profumazione degli ambienti ai colori più indicati per creare armonia negli ambienti di lavoro fino alle piante utili a purificarne l’aria, vediamo allora cosa consiglia Csaba in merito alla scrivania.
“Che sia in una stanza privata o al centro di un grande open space – premette immediatamente – la scrivania parla del suo occupante e non ha segreti. (…) Abbiate cura di tenerla in ordine e pulita”.

Bando a tutto ciò che restituisce un’immagine di trascuratezza e poca professionalità

Ma non basta, il bon ton impone di evitare “le piante rinsecchite”, ma anche le foto riquadrate delle vacanze del titolare della postazione e della sua famiglia, soprattutto se in costume da bagno. È invece ammessa secondo l’autrice una foto incorniciata di coniugi e figli, “possibilmente – rimarca – in una situazione consona”. No tassativo a giocattoli, antistress, oggetti polverosi, pile di carta, pratiche ammucchiate e libri che rendano impossibile l’utilizzo della scrivania per una normale conversazione con gli ospiti.
Gli oggetti superflui “restituiscono una brutta immagine – scrive Dalla Zorza -. L’ordine è metodo, rispetto, precisione”.

Bon ton in ufficio

Il bon ton tra colleghi e con i clienti

Una volta opportunamente allestito il tavolo da lavoro, si passa al comportamento da tenere con i colleghi. Mai mettere troppo profumo oppure attivare l’aria condizionata se fastidiosa per il resto dello staff. Non fare telefonate personali – né dal telefono dell’azienda, né dal proprio cellulare – se non per ragioni di comprovata urgenza e non continuare a uscire dalla porta per rispondere alle chiamate. Infine: non trasformare i colleghi in psicologi personali, disquisendo su problematiche di natura extra lavorativa. L’esperta rimarca infatti che “le basi della convivenza in ufficio sono le stesse di sempre: cordialità, riservatezza, ordine”.

Qualche appunto aggiuntivo può essere allora d’aiuto per la gestione delle relazioni con i clienti. Ad esempio: la stretta di mano agli ospiti, quando è opportuna e quando no? Sicuramente lo è quando il cliente arriva o si trova nel nostro ufficio. Mentre secondo Dalla Zorza il bon ton la escluderebbe fermamente quando capita di incrociare i clienti in piscina o in spiaggia, per giunta se in costume da bagno, oppure quando sono in tuta al parco o in situazioni similari. Sintetizzando, le buone maniere contemplano la stretta di mano solo quando “si è vestiti in modo appropriato”.

Diamoci del tu (?)

L’esperta insiste anche sull’uso del ‘tu’, spesso – va detto – utilizzato oggi con eccessiva disinvoltura anche nei luoghi della ristorazione e del commercio. “È un male dilagante” dichiara, ammettendo che questa affermazione potrebbe non renderla troppo popolare, “ma – aggiunge – è quello che penso. (…) Ci si dovrebbe dare del tu tra persone che si conoscono e che hanno la stessa età”. Secondo Dalla Zorza va bene dunque utilizzare la forma confidenziale con i colleghi di pari età con cui si lavora, ma – specifica non con clienti o fornitori, salvo dopo molto tempo che li si conosce e solo a patto che in questo tempo “abbiano stretto con voi un rapporto reciproco di cordialità e amicizia”.

Queste e molte altre pillole di bon ton si possono rintracciare nelle duecento scorrevolissime pagine del libro; un manuale utile per gli operatori dell’ospitalità e per tutti gli stagisti e gli apprendisti che si pensa di tirare a bordo.
Fil rouge dell’opera è la ricerca del bello attraverso l’applicazione delle cosiddette ‘buone maniere’. “Quelle attenzioni piccole ma importanti – sottolinea l’autrice – che trasformano la vita da un semplice susseguirsi di momenti in un racconto che vale la pena leggere, o ascoltare”.
Niente di più prezioso per ritagliarsi un posto nel ricordo del cliente. E invogliarlo a tornare da noi.