Se è vero, come da tempo si dice – e si constata – che nel settore turistico i trend generali…

Se è vero, come da tempo si dice – e si constata – che nel settore turistico i trend generali della domanda si delineano negli Stati Uniti con almeno un lustro di anticipo rispetto all’Europa, allora è piuttosto interessante dare un’occhiata a quanto si sussurra oltre oceano in tema di ristorazione in hotel.
L’ultimo “Lodging Food & Beverage Outlook” prodotto da Avendra – azienda specializzata in servizi di fornitura per gli alberghi – evidenzia una serie di indicazioni che possono aiutare a prevenire le richieste degli ospiti, valorizzando cucine e ristoranti secondo le nuove tendenze di consumo.

Numeri incoraggianti per la ristorazione in hotel

Si parte anzitutto da un dato previsionale incoraggiante: il 60% delle imprese alberghiere che hanno risposto all’indagine sono convinte che già entro i prossimi tre anni il settore Food&Beverage darà un contributo maggiore agli introiti rispetto alla media attuale del 30%. Lo stesso vale per il servizio bar interno alla struttura, contrariamente a quanto si prevede per i minibar posizionati nelle camere, il cui utilizzo sembra destinato all’estinzione (dedicheremo uno dei prossimi articolo proprio a questo aspetto).

Ristorazione in hotel, Avendra ne predice il futuro

Gli statunitensi sono certi che queste loro proiezioni si avvereranno, al punto da essersi già impegnati ad investire in ristrutturazioni per l’ampliamento delle superfici destinate alla ristorazione in hotel dunque al consumo di cibi e bevande. Il fenomeno riguarda gli alberghi di ogni categoria, con una più netta determinazione da parte di quelli del segmento lusso, dove si starebbero attivando circa il 40% delle aziende proprietarie degli immobili.

Tra menù ed enogastronomia

L’aspetto particolarmente interessante – soprattutto se declinato sulla Destinazione Italia, forte di una tradizione enogastronomica di valore altissimo – riguarda il tipo di menù su cui dovrà concentrare la ristorazione in hotel. L’attenzione dovrà infatti andare alle ricette locali lavorate con alimenti freschi, la cui presenza sulle tavole crescerà di circa il 40%. Questo significa che nel prossimo futuro – e i curatori dello studio prevedono che già nel corso dell’anno ci saranno variazioni significative in questo senso – si stringerà sensibilmente il rapporto tra le aziende dell’agroalimentare e quelle alberghiere operative su uno stesso territorio.

L’Italia avrà in questo modo un’ulteriore occasione per mettere in vetrina il proprio patrimonio alimentare che, come ha recentemente rilevato Coldiretti, ci vede leader mondiali per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg. Complessivamente queste certificazioni ammontano a 291 rispetto alle 245 collezionate dalla Francia che è seconda in graduatoria. Il bacino di prodotti agroalimentari italiani di qualità verificata a cui si può attingere è quindi il più ampio e diversificato del pianeta, così ripartito:

Ristorazione in hotel, Avendra ne predice il futuro

Contando anche la categoria ‘altri settori’ che vanta 38 prodotti certificati, si tratta senz’altro di un patrimonio straordinario e spalmato sull’interno territorio visto che, come rimarca Coldiretti “ben il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei comuni con meno di cinquemila abitanti, garantendo la produzione di tutti i 52 formaggi a denominazione, del 97% degli olii extravergini di oliva, del 90% dei salumi e dei prodotti a base di carne, dell’89% degli ortofrutticoli e cereali e dell’85% dei prodotti della panetteria e della pasticceria”. Tutto questo grazie al lavoro di ben 83.695 operatori, dei quali la stragrande maggioranza è attiva nella produzione agricola mentre 7.481 operano nella trasformazione.

Ristorazione in hotel, Avendra ne predice il futuro

La consistenza qualitativa e quantitativa della nostra offerta è ormai arcinota all’estero, ed è comprensibile che, una volta in viaggio in Italia, gli ospiti stranieri pretendano di avere in tavola queste eccellenze. Coldiretti ricorda infatti il successo riscosso dal cibo tricolore sui mercati oltre confine, con le esportazioni che nei Paesi dell’Unione Europea sono aumentate nel 2017 del 12,6%, con il picco del 18,4% della Francia cui fuori dal continente si aggiungono crescite dell’11,9% negli Stati Uniti, del 9,6% in Cina e del 23,2% in Russia. Dati di cui è impossibile non tenere conto nelle cucine nazionali, soprattutto alla luce dei modelli di consumo prospettati dagli analisti statunitensi che, come si è detto, prevedono per l’hôtellerie di domani utenti dal palato sempre più fine.