Si chiama Japonaise ed è il cocktail (allo yogurt) che ci conquisterà nel 2019. Qualcuno lo ha già definito comfort…

Si chiama Japonaise ed è il cocktail (allo yogurt) che ci conquisterà nel 2019. Qualcuno lo ha già definito comfort drink, quasi a rispecchiare una certa ricerca di benessere anche nel food. Certo è che sembra buonissimo. L’idea è venuta a due noti bar tender newyorkesi molto celebri, quali Toby Cecchini (già inventore del Cosmopolitan) e Joel Tompkins.

Gli ingredienti? Tanti e variegati: rum, un tipo di orzata rinforzata di acqua di rose e fiori d’arancio, limone, lime. E dulcis in fundo, una bibita giapponese non gassata che si chiama Calpico. Una virata di gusto disattesa, perché il Calpico, già utilizzato da Cecchini in cocktail di nicchia come il Mai Tai, in questo caso è l’ingrediente clou e segretissimo che sa di “yogurt alla vaniglia mixato con una 7-Up”. Sì perché per alcuni, il cocktail è da intendersi come un vero e proprio momento di relax.

Ecco spiegato perché stanno riscuotendo sempre più successo i drink a basso contenuto alcolico, ma anche i cosiddetti ingredienti “superfood”, che fanno bene, come latte e yogurt, spirulina, canapa, frutti rossi, zenzero, curcuma ecc…

La domanda ora è: ignorare questo trend, o importarlo nei cocktail bar di Milano, Roma e in tutto lo stivale per poter provare questo leggendario Japonaise?

Parola d’ordine sperimentare

Del resto i bar tender stellati sono tutti concordi, il trend cocktail del prossimo futuro fa rima con sperimentare. Non a caso siamo nella Golden Age dei cocktail: il livello dell’offerta e della domanda si sono alzati raggiungendo standard elevati. Da entrambi i lati del bancone c’è maggiore attenzione: i barman fanno ricerca, si informano sulla provenienza e la sostenibilità dei prodotti che usano e i clienti sono più preparati, hanno gusti precisi e definiti e vogliono bere bene.
Quindi spazio ad ingredienti particolari e sofisticati e alle tecniche più evolute con un occhio rivolto alle tendenze d’oltreoceano, alcune molto estrose e davvero particolari.

Fat washing e la carne è servita…..nel bicchiere

Un esempio è l’ ultima tendenza della mixology nata negli Stati Uniti e approdata anche nella nostra Penisola ovvero i cocktail alla carne.

I cocktail vengono realizzati con una base alcolica e l’aggiunta di grassi animali e vegetali fusi, mixati e successivamente separati con il congelamento, grazie alla tecnica del fat washing.

In Italia si possono gustare questi drink innovativi al bistrot Bove Lover di Monza. Per chi vuole sentire il sapore del grasso animale senza ingerirlo davvero.

Cucina e cocktail una vera e propria coppia di fatto

L’ispirazione per questo tipo di cocktail arriva dal food pairing, di cui sentiremo parlare sempre di più, ovvero l’abbinamento di cibi e drink. Mangeremo sempre più spesso piatti accompagnati da cocktail e non più solo da vino.

Un esempio di drink che prende ispirazione dal food è il Good Manners un cocktail dal gusto definito, creato con whisky Caol Ila 12 e bacon, e guarnito con bacon croccante e scorza d’arancia.

Mentre il Guatemalteco  T panch realizzato con una base di Zacapa Solera e burro, e guarnito con foglie di salvia ci riporta al sapore degli gnocchi di una volta. L’idea è venuta Toel Colombo,rinomato bar tender dei locali di tendenza milanesi.

Aceto da bere

E se il nuovo ingrediente segreto dei cocktail di tendenza fosse l’aceto? Una componente disattesa, ma che rispecchia a pieno una preferenza sempre più indirizzata verso il gusto acido, anche nei cocktail.

Basti dire che Federico Volpe del DryMilano realizza il suo Dry Martini 2.0 con ingredienti quali acqua, zucchero e aceto di mele.

Mentre Casa Ponti punta tutto sull’aceto balsamico con il suo l’American Bridge: un mix di zenzero e Vermouth rosso, che si presenta in vasetto e con l’aggiunta abbondante di ghiaccio. Protagonista l’Aceto Balsamico di Modena Igp Hd.

 

Trend Cocktail 2019

Senza tralasciare il  Balsamic Spritz, dedicato  sempre all’Aceto Balsamico di Modena IGP. Uno spicchio di pompelmo rosa diviso in tre pezzi leggermente pestati nel glass con un cucchiaino di zucchero di canna è la partenza. Si aggiunge poi una grappa di purezza incomparabile, distillata 5 volte, un ingrediente inusuale ma perfetto e  a seguire l’Aceto Balsamico. Infine si mixa il tutto con il succo di melograno.

Stessa filososfia per gli “aceti da bere” che portano la firma dell’azienda De Nigris, un po’ condimenti un po’ bevande, mixabili in cocktail: MelaMadre, Aceto di Melograno e Aceto di Cocco, non filtrati, non pastorizzati, biologici, ricavati da aceto madre.

Non solo acido ma anche amaro. Dopo il trend del gin, ecco quello del gusto amaro. Bitter per l’aperitivo, digestivi per il dopo cena. Il palato del consumatore si è evoluto ed è diventato molto più simile a quello dei bartender. Bitter, infusi  e spezie saranno sempre più protagonisti per chi ama l’amaro e l’acido.

2019:identikit dei cocktail di tendenza

In sintesi le nuove tendenze in tema di cocktail si potrebbero riassumere in questi macro trend: Dal low alcol ovvero il controllo del tasso alcolico con drink d’autore anche per chi ama bere con moderazione al Bloody Mary che fa capolino  anche durante il breakfast. Senza tralasciare i cocktail zero spreco, le toniche di qualità utilizzate nei mix, il tutto  con un occhio di riguardo all’aspetto dei cocktail.  Nell’era di Instagram anche l’occhio vuole la sua parte.