Cucina di genere, parità di genere in cucina, chiamatelo come volete. Un traguardo che, dopo gli anni del femminismo e…

Cucina di genere, parità di genere in cucina, chiamatelo come volete. Un traguardo che, dopo gli anni del femminismo e delle rivendicazioni sembra essere ancora lontano da raggiungere.

Per avere un’idea del gap tra i due sessi davanti ai fornelli, basti osservare il proliferare di trasmissioni televisive in cui lo chef è rigorosamente uomo, meglio ancora se bruto e cattivo.

La donna, da sempre relegata ad una cucina casalinga, non riesce a conquistare, almeno in termini di visibilità, il posto d’onore che meriterebbe accanto ai suoi colleghi maschi.

Poche le eccezioni, ancor di meno le chef stellate.

Una di queste è Iside De Cesare, classe 1973 ma esperienza da vendere a fianco dei nomi più blasonati del settore, da Heinz Beck a Salvatore Tassa.

Romana d’origine ma viterbese d’adozione, Iside lascia ben presto gli studi di Ingegneria per dedicarsi a quella che, fin da piccola, è stata la sua principale passione: dedicarsi alla cucina e farlo in modo assolutamente originale, con creatività e competenza e lo sguardo sempre puntato sulla qualità delle materie prime.

E’ ad Acquapendente, anzi più precisamente a Trevinano, una minuscola frazione al confine tra Lazio, Umbria e Toscana, che, nel 2005 ha deciso di aprire “La Parolina” insieme al marito Romano Gordini, anche lui chef. Nel 2014, il ristorante conquista la sua prima stella Michelin, e da allora è la sola struttura, a Viterbo e provincia, che possa fregiarsene.

Unico nel suo genere, con uno stile tra il familiare ed il gourmet, La Parolina propone un percorso sensoriale basato sulla ricercatezza dei prodotti di cui questo territorio, incuneato tra tre regioni, ha fatto la sua ricchezza: dallo zafferano di Acquapendente ai  tartufi delle crete senesi, dalla cacciagione agli asparagi di Canino, fino al pesce fresco del lago di Bolsena e alle nocciole dai Monti Cimini.

Cucina di genere: esiste davvero la parità dei sessi nella ristorazione? L'opinione della chef stellata

Iside De Cesare nel suo regno è la protagonista. Uno dei pochi casi in cui, se dici chef, dici Donna.

Per voi, abbiamo fatto alcune domande alla chef, indagando sulla sua esperienza e in particolare sull’esistenza della fantomatica cucina di genere.

In un mondo declinato quasi totalmente al maschile com’è quello della ristorazione, come è riuscita a costruirsi il suo spazio, diventando una delle poche chef donna stellate?

Senza mai pensare che essere donna potesse essere un limite.

Come esprime il suo tocco femminile in cucina?

In cucina esprimo me stessa, ponendo attenzione ai particolari e alla scelta della materia prima.

Ha subito qualche discriminazione per il fatto di essere donna?

Non so, non ci ho mai badato. Sono in competizione con me stessa. Ho sete di imparare. Se trovo un ostacolo, cerco il modo di superarlo.

Le donne chef subiscono, come in altri settori, una disparità di trattamento in termini economici? 

Più che disparità economica, a volte minor velocità nel fare carriera. Questo è vero.

Quale consiglio darebbe alle giovani donne che vogliono intraprendere un percorso nel mondo della ristorazione?

Di andare dritte per la propria strada e puntare all’essere competenti, senza perdersi in polemiche sterili. Fatevi aiutare dall’ironia.

Cosa risponderebbe allo chef Davide Oldani che si è espresso in merito alla cucina di genere affermando: “Non ci sono donne in cucina perché non ce la fanno, è un mestiere troppo duro per loro”?

In effetti a volte sopportare tanti uomini in cucina per molte ore, può essere un po’ pesante…

Dunque, non ci sarebbe nessun ostacolo per le donne in cucina. Parola di chef stellata. O forse dovremmo dire, parolina.