Secondo una ricerca dell’Isnart (Istituto Nazionale Ricerche turistiche) ogni anno in Italia ci sono 5,6 milioni di presenze generate dal…

Secondo una ricerca dell’Isnart (Istituto Nazionale Ricerche turistiche) ogni anno in Italia ci sono 5,6 milioni di presenze generate dal turismo religioso: 3,3 milioni di presenze straniere – circa il 60% – e 2,3 milioni di presenze legate al mercato italiano. Il giro di affari stimato, collegato a questo segmento di turismo definito “religioso”, è di oltre 18 miliardi di dollari.

Da questo dato sulle presenze è possibile ricavare ulteriori interessanti informazioni: il 37% è spinto da motivazioni spirituali, mentre il 43% da ragioni culturali (Fonte: Ansa e Dati Isnart) e, all’interno di questo segmento, l’Osservatorio per il Turismo ha identificato le seguenti caratteristiche: il 57% sono donne, il 42% ha una età compresa tra i 51 e i 65 anni, il 42% sono pensionati, e principalmente effettuano questi viaggi utilizzando un intermediario quali appunto tour operator specializzati e agenzie viaggi.

In Italia esistono alcune fiere dedicate al turismo religioso, una delle più importanti si è recentemente svolta a Roma dal 21 al 23 giugno (BTRI) e, come ha ricordato Nicola Ucci, amministratore e direttore generale di Rete System, organizzatore della Borsa del Turismo Religioso Internazionale, se per Nuove opportunità di business con il turismo religiosoanni il turismo religioso «è stato sottovalutato dagli operatori turistici» perché considerato «povero», ora se ne riscopre l’importanza in termini di attrattiva e possibilità di business; si tratta certamente di un turismo «semplice, ma dall’alto valore spirituale e culturale» e rappresenta un modo con cui promuovere la cultura del territorio.

Il turismo religioso negli ultimi anni ha attirato sempre più interesse da parte di chi lavora nel settore turistico grazie anche al “successo” dei Cammini Europei, a partire dal Cammino di Santiago da Compostela. Anche nel libro “Il marketing territoriale dell’Italia che non ti aspetti” si parla di queste rotte, che rappresentano una grande opportunità per far conoscere il territorio creando sinergie e connessioni anche a livello transnazionale. Inoltre, trattandosi di una tipologia di turismo slow consente al turista – viaggiatore di scoprire luoghi spesso meno noti e di apprezzare le caratteristiche distintive delle zone attraversate.

I prodotti del turismo religioso

L’Italia con circa 1.500 santuari, 30.000 chiese, 700 musei diocesani, monasteri e conventi sparsi lungo tutta la Penisola si connota come una meta privilegiata per i pellegrinaggi veri e propri ma anche per turisti “spirituali e culturali”. Infatti, come si è visto, la domanda turistica religiosa si distingue in:

  1. Pastorale, legata alla dimensione della fede (i pellegrinaggi)
  2. Culturale, spinta da motivazioni di tipo culturale, spirituale, etico

consentendo quindi di sviluppare prodotti turistici diversificati ma integrati e in ogni caso anche nella organizzazione turistica del pellegrinaggio interviene una componente commerciale legata all’organizzazione del viaggio stesso ed alle opportunità offerte dal territorio per servizi e ospitalità.

Alla luce di questi elementi la senatrice Mara Valdinosi della Commissione Industria, Commercio e Turismo, nell’ambito della Borsa Internazionale del Turismo Religioso, ha affermato appunto che «gli itinerari religiosi possono portare posti di lavoro e occupazione in zone a rischio di spopolamento. Per questo dobbiamo impegnarci per inventare nuove vie di sostenibilità economica e incentivare le offerte per chi sceglie questo tipo di turismo che può diventare un’importante occasione di sostegno economico per le economie locali.»

Il caso dell’Abbazia di San Benedetto in Alpe

L’interesse verso i cammini si sta rafforzando anche in Italia con la nascita di Associazioni dedite alla diffusione di tali itinerari quali ad esempio il cammino di San Francesco di Assisi, di Sant’Antonio da Padova, di San Romualdo e anche di personaggi famosi in ambito letterario quali Dante Alighieri.

All’interno dell’area “destinazione Romagna”  il comune di Portico e San Benedetto in Alpe (FC), situato nel cuore della Romagna-Toscana tra Firenze e Forlì, ha avviato un programma di valorizzazione del territorio proprio puntando sulla presenza di una delle più antiche abbazie benedettine dell’appennino tosco-romagnolo. L’abbazia, ristrutturata alcuni anni or sono ma chiusa al pubblico, è stata recentemente inserita in un progetto che la rivuole mettere al centro della vita economica della comunità grazie alla riapertura per le visite e alla realizzazione di un accattivante video, proiettato nella suggestiva cripta, che ne ricostruisce la grandezza prima della decadenza nel XV secolo. E grazie anche a nuovi pannelli informativi, presentati al pubblico pochi giorni fa, che consentono ai turisti di conoscere la storia dell’abbazia.

Oltre a queste azioni l’abbazia si inserisce come tappa in una serie di itinerari che si intersecano con il Cammino di San Romualdo, di Sant’Antonio, con quello di Dante Alighieri e dei Monasteri benedettini, oltre a mantenersi un luogo ideale per gli amanti della natura. Il club di prodotto Romagna FullTime, specializzato nell’incoming sulla zona di Forlì, ha saputo cogliere subito l’opportunità puntando su questo prodotto turistico declinabile sia per un turismo più propriamente religioso sia per uno di tipo culturale, oltre a quello naturalistico già avviato nella località.