Le vacanze ci rendono felici? In un articolo precedente, abbiamo visto come il ricordo di una vacanza sia sistematicamente diverso…

Le vacanze ci rendono felici? In un articolo precedente, abbiamo visto come il ricordo di una vacanza sia sistematicamente diverso dalla valutazione che ciascuno di noi ne ha nel corso dell’esperienza. Ma qual è l’impatto che un viaggio ha complessivamente sulla qualità della vita dei turisti? La ricerca in ambito economico e psicologico ha iniziato a produrre evidenza anche su questo tema.

Misurare la felicità: un esperimento possibile?

La scienza economica moderna ha fino a poco tempo fa guardato con un certo scetticismo alla possibilità di misurare la felicità degli individui, limitandosi a discutere di una nozione di utilità in grado di rappresentarne le preferenze di fronte alle alternative possibili. Uno scetticismo che però è stato sostanzialmente superato nel corso degli ultimi 20 anni, nei quali la letteratura sulla misurazione della felicità si è arricchita di molteplici contributi. La maggior parte delle indagini sul benessere soggettivo delle persone (o, con un termine ugualmente utilizzato in letteratura, sulla qualità della loro vita) chiede direttamente agli individui di esprimere un giudizio.

5 evidenze sulla relazione tra vacanze e qualità della vita dei turisti

Ad esempio, nell’indagine World Values Survey, un progetto di ricerca condotto a partire dal 1981 da una rete di scienziati sociali in tutto il mondo, una delle domande poste al campione chiede di valutare il grado di soddisfazione complessiva della propria vita in una scala da 1 a 10. Questo tipo di analisi è stata criticata per l’operare di quegli effetti di contesto che abbiamo imparato a conoscere: fattori teoricamente irrilevanti, come il ritrovamento di una monetina nel corso della compilazione del questionario (indotto dal ricercatore!), hanno un impatto non trascurabile sulle risposte; e allo stesso tempo, il grado di soddisfazione tende a fluttuare in modo significativo anche in brevi intervalli di tempo.

Per questo motivo, sono stati proposti metodi alternativi, come l’Experience Sampling Method o il Day Reconstruction Method, che in modi diversi mirano a raccogliere informazioni sulla soddisfazione in tempo (quasi) reale.  I risultati della letteratura sulle determinanti del benessere individuale sono stati sintetizzati in un lavoro di Daniel Kahneman e Alan Krueger pubblicato su Journal of Economic Perspectives nel 2006. Tra le molte regolarità emerse, la ricerca ha qualificato il vecchio adagio che “i soldi non danno la felicità”, mostrando che se il reddito in termini assoluti ha un impatto limitato sul benessere individuale, lo ha invece in misura maggiore quando lo si consideri in termini relativi, ovvero confrontato con il reddito di un gruppo di riferimento (ad esempio il reddito medio dei propri concittadini).

Cosa sappiamo sulla relazione tra viaggi e qualità della vita dei turisti

I risultati della ricerca scientifica sulla relazione fra qualità della vita dei turisti e vacaze sono stati sintetizzati in un recente articolo pubblicato sulla rivista Tourism Management (“Quality of life (QOL) and well-being research in tourism”, 2016). Ne emerge un quadro che ora, dopo decenni di studi, appare sufficientemente dettagliato:

  1. In media, l’esperienza turistica ha un impatto positivo sulla qualità della vita complessiva delle persone. La relazione non appare però particolarmente robusta, il che è in parte riconducibile ai problemi di misurazione di cui abbiamo discusso in precedenza.
  2. Oltre che sul benessere complessivo, i viaggi hanno un impatto positivo sulla soddisfazione e sulla qualità della vita dei turisti in molteplici ambiti specifici, quali la vita famigliare e quella culturale, ma anche in contesti come quello lavorativo o finanziario che non appaiono direttamente collegati ai contenuti di una vacanza, e che quindi testimoniano l’impatto psicologico ad ampio raggio di cui possono avvantaggiarsi i turisti.
  3. Negli studi che confrontano le risposte di “turisti” e “non turisti”, il benessere dei primi è risultato più elevato sia prima che dopo la vacanza, il che è coerente con un impatto positivo che nasca anche delle sole aspettative legate al viaggio.
  4. Nonostante l’evidenza relativa all’irrilevanza della durata nella valutazione di un’esperienza di cui abbiamo discusso in un precedente articolo, vacanze più lunghe tendono ad avere un impatto positivo maggiore sulla qualità della vita delle persone.

All’alba della nuova stagione balneare queste conclusioni possono essere utili alle imprese del settore per sviluppare un’empatia profonda con i propri ospiti, forte dell’importanza sociale del turismo e dell’impatto di un settore che non è solo economico e culturale ma che va alla radice del benessere psicologico delle persone.