Con le recenti normative europee in tema plastica e riciclo, guardare agli esempi virtuosi di gestione di rifiuti diventa un…

Con le recenti normative europee in tema plastica e riciclo, guardare agli esempi virtuosi di gestione di rifiuti diventa un obbligo per tutte le città dalle ambizioni eco-sostenibili. E per una volta siamo lieti di dire che la best practice di waste management ce l’abbiamo proprio in casa, più precisamente a Genova. Non si tratta però soltanto di un progetto finalizzato a ridurre l’impatto ambientale dovuto all’antropizzazione dei luoghi, ma di una vera e propria operazione di destination marketing management degna di lode: stiamo parlando dell’associazione LessGlass.

Abbiamo avuto modo di intervistare Marina Porotto, una degli ideatori di LessGlass, una proposta alternativa, sostenibile e responsabile per il centro di Genova. In sintesi, l’iniziativa consiste nella costruzione di un circuito di esercizi commerciali della movida che propongono la consumazione dei drink in bicchieri riutilizzabili, al costo di soltanto un euro per il consumatore finale. Un solo bicchiere ad un costo irrisorio, anche per più consumazioni sempre a un euro; un bicchiere restituibile ed utilizzabile in tutti i locali aderenti al progetto.

lessglass
VisitGenoa.it

Come funziona il progetto LessGlass

«È da un decennio che nel centro storico di Genova è vietato l’utilizzo del vetro dalle 22:00. Di conseguenza, i locali della movida cittadina si sono attrezzati di bicchieri di plastica per servire i drink. Il problema che ne risultava era quello della plastica ovunque, dopo il fine settimana: degrado e spreco di risorse, deterioramento dell’immagine e della situazione per i turisti», ci ha spiegato la dottoressa Porotto. Così, insieme ad Enrico Moizo e Francesco Brignola, memori del modello dei bicchieri utilizzati nei grandi eventi come festival e concerti, formula la proposta al comune nel maggio 2018: perché non utilizzare i bicchieri in polipropilene e far sì che siano i locali della movida stessi a promuovere un atteggiamento responsabile a costo (praticamente) zero?

«I vantaggi di questa soluzione sono concreti sia per i locali, sia per i clienti: per i locali è una questione di risparmio; per i clienti, usare bicchieri riciclabili e poterli restituire in tutto il centro è questione di comodità» ci continua a spiegare la dottoressa Porotto. «Diciamo che un locale spenda 2000 euro di bicchieri usa e getta in un anno… Con l’iniziativa, spenderà 300 euro iniziali per acquistare i bicchieri riciclabili, e poi non dovrà comprarli più! Praticamente dal secondo anno non ci sono più costi». Di fatto è così: è un circolo virtuoso a tutti gli effetti. E, va da sé, i vantaggi sono concreti anche per la comunità in generale: di residenti, che vivono le strade del centro ogni giorno, e di turisti, che amano la destinazione Liguria e che ogni anno fanno registrare 15 milioni di arrivi nella regione. Ancora di più: vince anche l’amministrazione comunale che, «con meno rifiuti da raccogliere, può impegnare meno operatori nelle aree del centro durante determinati giorni della settimana». Infine, l’ambiente: «in sei mesi circa di progetto, durante cui la movida a Genova è stata abbastanza blanda, e con tutto quel che è successo, siamo riusciti comunque ad evitare l’uso di 80 kg di plastica», ci viene detto: se si pensa che, secondo le stime, con una distribuzione di circa 500 bicchieri a settimana si può raggiungere l’obiettivo di una riduzione annuale pari all’80% dei bicchieri circolanti, sono dati più che incoraggianti.

Un progetto di marketing turistico, oltre che di green economy

A prendersi i benefici di questa iniziativa è Genova come destinazione turistica: a prescindere dalle strade più pulite e da un vivere più civile, Marina Porotto sottolinea che «con design accattivanti i bicchieri possono diventare a tutti gli effetti dei souvenir, oggetti collezionabili». Ci illustra infatti che il coinvolgimento della comunità è totale, anche su questo: gli studenti di architettura, gli enti pubblici, gli istituti educativi hanno risposto subito con grande interesse al progetto, apportando soluzioni grafiche che i viaggiatori e i turisti (e perché no, i residenti stessi) amano prendere con sé durante il soggiorno. Per il futuro, spiega ancora la dottoressa Porotto, «abbiamo in ballo collaborazioni con artisti locali, come Elise De Gauche, una genovese acquisita, che illustrerà le decorazioni della prossima serie di bicchieri»: funzionali e belli, per comunicare un messaggio.

lessglass

Un messaggio ancor più importante dopo il disastro del Ponte Morandi. A ottobre, infatti, è stata lanciata una serie limitata di bicchieri con il logo Genova nel cuore (che identifica un’iniziativa più ampia, visibile dal portale Visit Genoa) il cui ricavato andrà interamente in beneficenza, a sostegno dei commercianti colpiti dalla tragedia del crollo.

LessGlass come modello per le altre città italiane: gli sviluppi futuri

Il progetto, nelle parole di Marina Porotto, «praticamente si autopromuove» e si regge sulle sue gambe. I ragazzi, gli studenti e in generale i residenti si sono sentiti toccati personalmente dall’impegno, e la condivisione sui social è venuta pressoché naturale. Ogni tipo di disavanzo economico non reinvestito direttamente nell’acquisto di bicchieri (prodotti da un’azienda francese, inizialmente invece di responsabilità di una StartUp genovese), viene, se non donato in beneficenza, reinvestito nella comunicazione dell’iniziativa o dirottato su azioni a sostegno del territorio.

Per questa serie di punti forti, LessGlass sembra costituire un modello «che funziona e che funzionerebbe in altre destinazioni: noi non abbiamo trovato nessun ostacolo nell’implementazione dell’idea. I ragazzi sono preparati e responsabili, i costi sono super ammortizzati, il comune ne è entusiasta. L’unica cosa che serve è la volontà di comunicarlo, ma può funzionare per altre città e per altre zone di movida anche fuori dal centro storico: penso al Naviglio di Milano, per esempio». Il modello di Genova è stato ben studiato nei minimi dettagli, anche nei risvolti fiscali legati al versamento della cauzione, ma Marina Porotto ne esalta la replicabilità, «con le dovute considerazioni per città come Milano, Torino, Roma, che hanno regolamenti e normative ferrei».

Non possiamo che trovarci d’accordo con le parole della dottoressa Porotto e cogliere l’occasione per lanciare un appello agli assessorati del turismo e agli operatori pubblici in generale: perché non prendere come esempio un cambiamento innescato dal tessuto commerciale di una città, anziché aspettare che le cose si aggiustino da sole?