Se è vero che la longevità delle aziende andrà sempre più di pari passo con la loro capacità di amalgamarsi…

Se è vero che la longevità delle aziende andrà sempre più di pari passo con la loro capacità di amalgamarsi al contesto sociale in cui operano, il progetto itinerante del Good Hotel potrebbe avere davanti a sé un roseo futuro. E visto che siamo ormai prossimi al Natale, la sua ci sembra una storia meritevole di essere raccontata. Perché, come tutti i racconti natalizi, ha un incipit malinconico ma anche un lietissimo fine.

Intanto precisiamo che si tratta di un albergo allestito su una piattaforma galleggiante nata nel 2007 come prigione. Gli olandesi la tenevano ancorata nelle loro acque, e la utilizzavano come centro di detenzione per immigrati illegali.

Una volta in disuso, la struttura flottante è stata rilevata dal Good Hospitality Group, la società senza scopo di lucro fondata quattro anni fa dall’imprenditore olandese Martin Dresen con l’obiettivo di trasformare il lavoro nel settore dell’ospitalità in un’occasione di crescita e di sviluppo per le comunità locali disagiate. Il modello, insomma, è quello ‘social business’, inteso come forma di attività rispettosa dell’uomo e dell’ambiente. Una filosofia imprenditoriale sempre più premiata dai consumatori e, non ultimo, in perfetta tendenza con i dettami dell’Onu, che ha dichiarato il 2017 Anno del Turismo Sostenibile.

Dopo qualche tempo di permanenza nelle acque di Amsterdam, la grande chiatta ha preso il largo per Londra, dove rimarrà per cinque anni. Stazionerà al Royal Victoria Dock, il quartiere lungo il Tamigi noto per la sua offerta congressuale. Qui continuerà a svolgere la sua funzione sociale, avviando alla professione alberghiera le persone disoccupate.

The Good Hotel, un progetto virtuoso

Dresen vuole che in ogni località di attracco, il Good Hotel avvii un percorso di formazione per le diverse figure da impiegare nel settore alberghiero. Dopo il necessario periodo di studio e di training, gli studenti vengono assunti per tre mesi dalla struttura stessa e successivamente aiutati a trovare un impiego stabile altrove.
Il progetto ha fino ad ora funzionato, tanto che ad Amsterdam il 70% del personale ha successivamente trovato impiego negli alberghi cittadini.

La nostra è un’iniziativa particolare – puntualizza Dresen -. Grazie al design di Remko Verhaagen e Sikko Valk abbiamo trasformato un’ex prigione galleggiante in un luogo di ospitalità. E’ il frutto di un lavoro di design industriale, caldo e accogliente, che desidera coinvolgere i clienti in questo nostro personale viaggio nel no-profit”. L’albergo è dotato di oltre 140 camere di differenti tipologie, terrazza panoramica con giardino pensile, 4 sale meeting, living room per incontri sino a 120 partecipanti, ristorante e bar nei quali vengono serviti cibo e bevande soprattutto di produttori locali.

Non c’è dubbio che un’attività di questo genere risponda in toto agli obiettivi auspicati da Taleb Rifai, il segretario generale dell’Organizzazione Mondiale per il turismo, che riguardo all’imminente anno del Turismo Sostenibile ha dichiarato: “sarà un’opportunità unica per migliorare il contributo del settore turismo ai tre pilastri della sostenibilità – economica, sociale e ambientale – e per risvegliare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle reali dimensioni di questo importante settore che spesso è sottovalutato”.
Tra i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile (sustainable development goals – SDG) contenuti nell’Agenda 2030 varata dall’Onu, tre prevedono infatti il coinvolgimento diretto delle imprese del turismo, che si dovranno attivare per:

  • promuovere una crescita sostenuta e inclusiva e sostenibile economica, l’occupazione piena e produttiva e il lavoro dignitoso per tutti (SDG 8);
  • garantire modelli di consumo sostenibili (SDG 12);
  • conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e delle risorse marine per lo sviluppo sostenibile (SDG 14) .

Dresen con il suo Good Hotel ha solo anticipato i tempi, sensibilizzato da un lungo periodo di permanenza nell’America centrale: «Ero in un piccolo villaggio sulle montagne del Guatemala – ha raccontato – quando ho incontrato una bambina senza scarpe: in quel preciso  momento ho stabilito che nel mio futuro lavorativo avrei coniugato l’impegno sociale a nuove forme di imprenditorialità. Ed è quanto sto provando a fare».

The Good Hotel, l'albergo no-profit nato da una prigione