All’inizio del millennio la vacanza era “Second Life” , una realtà simulata in cui aziende del largo consumo organizzavano promozioni…

All’inizio del millennio la vacanza era Second Life” , una realtà simulata in cui aziende del largo consumo organizzavano promozioni per avatar della potenziale clientela ed imprese del settore creavano hotel ed altre location per esperienze di soggiorni virtuali.

Poi è stata l’epoca dei viaggi in modalità 4D delle più diverse specie, con trovate innovative e rivoluzionarie destinate addirittura a stravolgere l’idea stessa di vacanza.

In tutto ciò fa da contraltare Elogio dell’accoglienza” di Arrigo Cipriani, un testo di richiamo all’ordine diretto al mondo dell’ospitalità, che viene invitato a tornare con i piedi per terra e a ricordare che, in questo settore, la tecnologia può essere solo di supporto all’uomo.

Difficile, se non impossibile, pensare che arriverà mai a sostituirlo integralmente.

Chi è Arrigo Cipriani?

Classe 1932, Arrigo è figlio di Giuseppe Cipriani, inventore del Bellini che nel 1931 aprì a Venezia il leggendario – e tuttora floridissimo – Harry’s Bar. Lo dirige da oltre sei decenni, che addizionati ai tre capitanati dal padre hanno prodotto un libro di firme di assoluta eccellenza. Citiamo per tutte quelle di Arturo Toscanini, Georges Braque, Truman Capote, Charlie Chaplin, Peggy Guggenheim, Somerset Maugham e Orson Welles, ma se ne potrebbero aggiungere moltissime altre di pari levatura.
In questo libro, che è il dodicesimo della sua produzione, Arrigo spiega come allestire ambienti per l’accoglienza al turista disegnati sulla base di quella ‘semplicità complessa’ che ha consentito all’Harry’s Bar di valicare indenne i decenni arrivando ad essere riconosciuto patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali nel 2001.

Pillole da Elogio dell’accoglienza

Riassumiamo qui i suoi consigli, ad uso e consumo di quanti vogliano dotarsi di una sala colazioni o di un ristorante che metta l’ospite a proprio agio, invitando però alla lettura dell’intero volume: poco più di cento agilissime pagine corredate di foto in bianco e nero di Venezia, del locale, di Arrigo e di quel sorriso certificatore di una predisposizione genetica all’accoglienza. Il servizio – chiarisce sin dalle prime pagine – è uno straordinario mezzo di comunicazione, e “la perfezione che potrai comunicare con il gesto del servire sarà la tua parte più nobile”, così come “il sorriso che illuminerà il tuo volto sarà il segno profondo di tutta la tua conoscenza”.

A questo si aggiunge naturalmente molto altro. Parlando di ristoranti, in “Elogio dell’Accoglienza” Cipriani sottolinea infatti come questi luoghi siano molto importanti ai fini dell’esperienza turistica, tanto da diventarne “specchio ed espressione”.
Affinché l’ospite di senta bene accolto, suggerisce di attuare quello che chiama il precetto della semplicità asimmetrica:

In natura la linea retta non esiste. E l’asimmetria di un bosco oppure di una montagna ci fa sentire bene, in pace, a nostro agio.

Il suo invito è dunque quello di evitare l’eccesso di linearità imposto dal “finto e freddo minimalismo”. Cipriani è infatti convinto che uno spazio chiuso confortevole non possa che essere asimmetrico. “Se non lo è – precisa – bisogna modificarlo”. Ad esempio, il banco del bar deve rompere l’eventuale simmetria della stanza, e la sua posizione deve tenere conto delle emozioni provate da un cliente che entri per la prima volta nel locale. Deve insomma trasformarsi in una specie di boa a cui l’ospite possa aggrapparsi per arginare la timidezza o, comunque, per contenere la naturale circospezione con cui normalmente ciascuno di noi approccia un ambiente sconosciuto.

La disposizione dei tavoli e delle sedie nel locale deve anch’essa essere asimmetrica”, aggiunge, ricordando che “l’arredamento deve essere costruito con materiali facilmente riconoscibili e apportatori di calore”, mai a tinte troppo vivaci. Le sedie devono consentire a chiunque di posare i piedi per terra, la superficie dei tavoli deve offrire un appoggio che lasci le spalle rilassate. Veniamo all’allestimento della tavola. “Le stoviglie – scrive Cipriani in “Elogio dell’Accoglienza” – devono avere una forma equilibrata, elegante, non invasiva, scelte e pensate solo per il loro uso. I bicchieri devono essere di misura media. Da escludere le grandi coppe da vino, invenzione post moderna che impone varie gestualità e sono scomodissime da utilizzare (…). Tutto deve essere semplice nella forma, che deve essere adatta a liberare il contenuto”.

"Elogio dell'accoglienza", l'arte di saper ricevere il cliente al bar

E poi c’è il gioco dei cromatismi: “la luce deve essere calda e abbastanza intensa, atta a favorire la conversazione. Il colore deve essere la giusta sintesi tra la luce e l’effetto luminoso che viene riflesso sul viso dell’avventore”.

Passando alla temperatura dell’ambiente, che va sempre tenuta sotto stretto controllo, in modo che sia assolutamente confortevole per gli ospiti: in estate non troppo fredda mentre “in inverno la si renderà gradevole anche riscaldando leggermente il pavimento”. Nel locale – raccomanda – nessun odore: “l’unico consentito è quello di aria pulita”.

Infine l’acustica, che deve “tenere conto, sì, delle voci, ma fare anche arrivare suoni familiari e riconosciuti che si amalgamano con il rumore di fondo, attenuato, che esiste sempre in presenza dell’uomo”. Attenzione all’utilizzo della musica, come specificato in questo articolo.

Fine. Secondo uno degli italiani internazionalmente riconosciuti quale maestro d’accoglienza, lo schema corretto per dare il benvenuto all’ospite si baserebbe su questi pochi e solo apparentemente semplici elementi. La differenza l’ha fatta e la fa chi si dimostra capace di governarli tutti, costantemente e con pari attenzione. È questo a suo avviso il segreto che potrà fare ancora per molto tempo dell’Italia “non solo il Paese più bello, ma anche quello più ospitale del mondo”.


Consigli per l’acquisto

Titolo: “Elogio dell’Accoglienza”,

Autore: Arrigo Cipriani

Editore: Aliberti Biografie

Pagine: 112

Scopri di più