Fino a ieri si parlava di matrimonio in spiaggia. Un prodotto turistico con ormai qualche decennio di vita alle spalle,…

Fino a ieri si parlava di matrimonio in spiaggia. Un prodotto turistico con ormai qualche decennio di vita alle spalle, nato inizialmente come capriccio da consumare a latitudini tropicali e poi propagatosi un po’ ovunque.
Nella nostra Penisola ha esordito in forma di matrimonio figurativo – cioè puramente di cornice alla cerimonia ufficiale organizzata negli appositi uffici comunali – per poi trasformarsi a tutti gli effetti in rito civile, con scambio di anelli sulla sabbia al cospetto di un pubblico ufficiale che ne sancisce la piena validità. Nell’ultimo decennio, ma in particolar modo nell’ultimo lustro, le località aperte a questa nuova usanza sono andate rapidamente moltiplicandosi, grazie anche al recepimento da parte dei Consigli comunali della modifica apportata dal Consiglio di Stato al regolamento per la celebrazione dei matrimoni civili. Questa modifica ha infatti esteso la possibilità di praticare il rito ufficiale (solo civile, precisiamo, perché per le cerimonie religiose è necessario un sito consacrato) anche in aree alternative, spiagge incluse, purché passate al vaglio delle autorità municipali, così come previsto per hotel, dimore storiche e altre location adibite a questo scopo.

Wedding tourism in Italia

Inutile dire che, in parte per la propria conformazione geografica (quasi 7.500 chilometri di coste, isole comprese) ma probabilmente ancor prima per la sua inossidabile immagine di destinazione romantica, l’Italia è una meta eletta a cornice nuziale anche da molti fidanzati residenti in altre parti del mondo. Le statistiche parlano infatti di 7mila coppie straniere con al seguito invitati che in un solo anno hanno prodotto per il wedding tourism in Italia 334mila arrivi e oltre 1,1 milioni presenze. Un bacino che vale certamente la pena di coltivare senza tuttavia trascurare che, così come avviene per il resto dei prodotti turistici, bisogna tenersi al passo con i competitor.

Ecco perché il matrimonio in spiaggia così come oggi lo intendiamo potrebbe presto essere superato da nuove soluzioni scenografiche. A Bali il Four Seasons di Jimbaran Bay ha infatti lanciato la moda del matrimonio sull’acqua. Perché questo fosse possibile sono state allestite in diversi punti della proprietà piattaforme sospese su oceano, stagni e piscine, dando così alle coppie la possibilità di scegliere quella a loro più congeniale in termini di vista panoramica e di allestimento. Si va dallo snello percorso in vetro trasparente lungo 57 metri che costeggia il litorale a quello in legno proteso sulle acque dello stagno costellato di ninfee per terminare con le trasparenze di una terza piattaforma sospesa sull’acqua dell’ampia piscina digradante sull’oceano.

Wedding tourism: numeri e potenzialità delle location in Italia

Dalla spiaggia, linea di confine fra terra e acqua – due elementi primordiali che riconducono l’una al conscio e alla concretezza e l’altro, come insegna Jung, all’inconscio di cui l’acqua è appunto una delle tipizzazioni più ricorrenti – si passa così direttamente alla virtuale immersione nell’elemento liquido. Una trovata che può piacere solo perché si tratta di una novità, ma il cui successo potrebbe forse anche essere legato a ragioni più profonde, che l’analista junghiana Norma Bärgetzi Horisberger potrebbe aiutarci a decifrare quando ricorda che “l‘acqua e il mare sono simbolo dell’inconscio per eccellenza, con tutti i contenuti rappresentati da tutti gli esseri che vivono nelle sue profondità”. E visto che “l’acqua ci ricollega a uno stato in cui non ci sentivamo ancora separati dal grande universo”, potrebbe essere che gli sposi se ne sentano attratti quale metafora di unità indissolubile.

Tornando ora a più crudi ma necessari bilanci, vediamo quanto questa nuova passione per le unioni in riva al mare – o direttamente sul mare – potrebbe fruttare. Anzitutto va detto che potrebbe rappresentare una cospicua fetta del wedding tourism in Italia. Le statistiche diffuse dal Centro Studi di Firenze ci dicono che, in generale, le coppie straniere venute a sposarsi nel nostro paese sono circa 7mila l’anno e che per la cerimonia spendono mediamente 54.000 euro.
La loro provenienza è variegata, con una sensibile prevalenza di sposi in arrivo da Regno Unito, Stati Uniti e Australia – al momento i principali bacini di riferimento – cui si aggiungono coppie irlandesi, tedesche, canadesi e russe che presumibilmente, anche solo per il piacere di assaporare da vicino il sole e il mare nostrani, potrebbero apprezzare molto questo tipo di cerimonia. Per quanto riguarda le location del wedding tourism in Italia, ville, ristoranti, agriturismi e castelli risultano essere ad oggi le tipologie più gettonate.

Ma come fare per attirare questo genere di clientela?

Dai fiori all’abito da sposa, dal servizio fotografico alla ristorazione, il segreto è differenziare i pacchetti non soltanto per budget o scenografia ma soprattutto per nazionalità.

Come segnala l’esperta Bianca Trusiani, in un’intervista all’Ansa:

Le proposte vanno personalizzate in base alla percezione che il cliente ha dell’Italia

Occorre dunque un serio approfondimento sulle specificità del singolo mercato, e soprattutto non bisogna cedere ad improvvisazioni, come sottolinea la stessa Torriani, ricordando che “ogni luogo può diventare una meta wedding: quello che conta è essere competenti, professionali e specializzati per dare un’accoglienza emozionale e dedicata, in cui lo stile di vita italiano si compenetri nella maniera più corretta agli altrui costumi”.