Il turismo di comunità rappresenta uno dei nuovi approcci alla progettazione turistica. L’affermazione negli ultimi venti anni del turismo dell’esperienza…

Il turismo di comunità rappresenta uno dei nuovi approcci alla progettazione turistica. L’affermazione negli ultimi venti anni del turismo dell’esperienza ha infatti facilitato il progressivo coinvolgimento dei residenti nell’offerta turistica, incrementando anche le occasioni di interazione con i turisti.

Turismo di comunità: alcune definizioni

Cosa significa esattamente turismo di comunità? O meglio come si caratterizza questo nuovo processo di valorizzazione turistica?

“Il turismo responsabile di comunità è una nuova forma di accoglienza turistica… si rivolge ai turisti attratti dall’autenticità dei luoghi, dalla genuinità dei rapporti umani, dalla specificità della cultura e delle tradizioni locali che ricercano un rapporto più stretto con il territorio che desiderano visitare, con le persone che vi abitano.”

Questa è la definizione proposta nel proprio sito web dalla Cooperativa di comunità I Briganti di Cerreto, che dal 2003 si occupa di valorizzare e fornire servizi alla comunità di Cerreto Alpi, nell’Appenino tosco-emiliano.

Simile è la definizione che dà la Cooperativa sociale Valle dei Cavalieri di Succiso, creata nel 1991:

“Il turismo di comunità è una rete turistico-ricreativa ideata, organizzata e gestita in modo partecipato, sinergico e responsabile dai membri della comunità locale, e si rivolge a chi è alla ricerca di un rapporto più stretto con il territorio delle proprie vacanze, con la comunità di persone che vive nel luogo e contribuisce a costituirne l’identità.”

I vantaggi del turismo di comunità

Anche se l’idea di turismo di comunità può essere utilizzata ovunque, anche nelle località sorte sull’onda del turismo di massa, il suo impatto risulta particolarmente significativo nei territori marginali, perché consente di avviare veri e propri processi di sviluppo, di uno sviluppo possibile e concreto. La forza della proposta nasce dal legame fra l’offerta turistica e l’insieme delle altre attività economiche e sociali del territorio, dove la redditività è il risultato delle economie di diversificazione che imprese,  associazioni e cooperative del territorio riescono a sfruttare, comprendendo in un unico modello organizzativo sia l’offerta turistica che la fornitura di servizi ai residenti. Una diversificazione a 360 gradi, che si estende all’attività lavorativa delle singole persone le quali a seconda delle stagioni e delle necessità svolgono lavori differenti (dalla coltivazione dei prodotti agricoli alle attività artigianali, dall’accoglienza dei turisti  alla progettazione, e così via).

Il secondo aspetto interessante del turismo di comunità è che il percorso di sviluppo che esso contribuisce a generare può essere adattato a contesti socio-economici profondamente differenti. Le due cooperative di comunità citate sopra operano nell’Appennino tosco-emiliano e hanno perseguito l’obiettivo di creare opportunità di lavoro e condizioni di vita sufficientemente buone da trattenere i giovani ed evitare il completo abbandono di quelle montagne.

Tuttavia, il loro percorso presenta molti elementi in comune con quanto avvenuto negli ultimi 50 anni nella regione di Salinas sulle Ande dell’Ecuador. Le ricerche di Roberta Curiazi dell’Università di Flacso (Quito) hanno infatti messo in evidenza che anche a Salinas si è creato un legame fra le molteplici attività produttive della comunità, i servizi ai residenti e l’offerta turistica. Nel corso di alcuni decenni sono state create diverse cooperative di comunità che hanno consentito la valorizzazione delle produzioni locali, anche introducendo un proprio brand, e successivamente sono state progettate esperienze turistiche come completamento della filiera produttiva. Oggi l’area riceve circa 10.000 visitatori l’anno.

La diversità fra Salinas e l’Appennino tosco-emiliano è evidente sia in termini di filiera produttiva e esperienza turistica, sia per l’impatto sulla qualità della vita della popolazione: la povertà di Salinas a fine anni Settanta (quando la prima cooperativa di comunità venne creata) non era certo paragonabile alle difficoltà economiche dei residenti dell’Appennino. Tuttavia, è proprio in questa diversità che sta la forza del turismo di comunità.

L’idea di un territorio in cui tutte le attività si integrino in una filiera lunga che includa anche l’offerta di servizi e di esperienze per i turisti sembra essere uno strumento assai flessibile, capace di contribuire allo sviluppo economico di territori assai diversi fra loro. Il tutto grazie alla miscela fra valorizzazione delle competenze dei luoghi e sfruttamento delle economie di diversificazione.