Se è vero che il futuro dell’Italia va costruito ripartendo dal suo passato – e in particolare dalla sua produzione…

Se è vero che il futuro dell’Italia va costruito ripartendo dal suo passato – e in particolare dalla sua produzione artigianale e dalla sua cultura manifatturiera, oggi più che mai riscoperte e apprezzate in ogni angolo del pianeta -, e considerato che operatori del comparto, architetti e sociologi chiedono sempre più fermamente agli hotel di trasformarsi in contenitori specchio del genius loci, potrebbe rivelarsi illuminante o quanto meno stimolante il pensiero di Stefano Micelli, economista e direttore della Venice International University, impegnato da oltre dieci anni nello studio delle trasformazioni del sistema industriale italiano.

Nel suo intervento all’Edison Innovation Week di Milano, ha ricordato ai manager presenti in sala appartenenti ai settori più diversi, che tutti noi siamo ormai propensi ad “associare un valore alle cose che vendiamo e che compriamo, legato alla cultura manifatturiera che questi oggetti veicolano. Compriamo – ha detto – i divani di Filippo Berto perché ci interessa entrare in relazione con la cultura che le persone che li producono si impegnano a sostenere”. E tutto questo non vale solo per i consumatori nostri connazionali. Secondo Micelli, quello dell’artigianato sarebbe uno dei pochi settori davvero vitali della nostra economia, che potrebbe aiutarci ad acquisire ulteriore valore agli occhi del mondo e orienterà i trend turistici del 2017. “Non a caso – ha sottolineato in un’intervista rilasciata a Linkiesta, nel paese innovatore per antonomasia, cioè gli Stati Uniti, la causa dei ‘makers’, di coloro che si fanno le cose da soli, sta guadagnando sempre più consensi”.

Consci del fatto che il cliente d’albergo è un consumatore a 360 gradi, permeabile quindi alle mode che indirizzano i generali comportamenti d’acquisto – dall’arredamento al food, dall’abbigliamento alla vacanza -, sarebbe a questo punto bene attrezzarsi affinché il sapere artigianale e manifatturiero venga in qualche modo inglobato nel “prodotto hotel”, al fine di cavalcare i trend turistici del 2017. L’albergo standardizzato, insomma, potrebbe a breve non piacere più come in passato o, comunque, potrebbe risultare perdente se confrontato con una struttura invece allineata agli attuali criteri di selezione e di acquisto. Nel suo libro “Futuro Artigiano – L’innovazione nelle mani degli italiani”, Micelli rimarca come in un articolo molto eloquente, Thomas L. Friedman, tre volte premio Pulitzer e autore di vari best seller (tra cui The World is Flat sulle dinamiche della globalizzazione), abbia decretato il declino del prodotto standardizzato.

L’alternativa non risiederebbe però nel semplice recupero degli antichi mestieri. L’economista spiega infatti che i trend turistici del 2017 vedranno protagonisti i prodotti creati con perizia artigianale – cioè con cura, precisione, attenzione per il dettaglio – ma senza alcuna preclusione per quelli realizzati adottando le nuove tecnologie. Non dovranno, insomma, essere per forza oggetti plasmati secondo gli antichi metodi, ma piuttosto progettati con la stessa cura per il particolare che anticamente veniva riposta nella lavorazione artigianale. Micelli rimarca a questo proposito che oggi “ritroviamo il lavoro artigiano in una varietà di contesti sorprendente: nel mondo del design, in quello della moda, nella produzione di macchine utensili, persino nel campo dell’hi-tech”. La sua proposta è allora quella di interrogarsi “su come questo aspetto della cultura manifatturiera italiana possa rappresentare ancora un’opportunità per il paese, in particolare in questa fase di ripresa”.

Un interrogativo senza dubbio complesso ma anche stimolante, che potrebbe generare nuove idee in chi si occupa di hôtellerie oppure di ristorazione. Perché agli occhi dei protagonisti dei trend turistici del 2017, l’azienda innovativa sarà quella che dimostrerà di saper adattare alla modernità il patrimonio culturale accantonato nei secoli. L’hotel di tendenza non sarà più quello che starà affannosamente al passo con i capricci del design o del fashion globalizzato e sradicato dal territorio, ma quello che adotterà invece arredi e suppellettili rispettosi del patrimonio culturale locale, anche se di modernissima produzione.

Micelli invita insomma ad analizzare ed attualizzare l’heritage, cioè il retaggio culturale, segnalando ai più scettici che le prime a farlo sono state proprio le grandi case di moda. Con questo termine – dice – le maison “indicano tutto quello che ha a che fare con il contenuto culturale di un prodotto e con il suo retaggio simbolico”.
Oggi – spiega ancora nella sua intervista per Linkiesta – se si entra in un negozio di Gucci si può vedere un video con degli artigiani al lavoro su una borsa. È una cosa incredibile: quella borsa vale migliaia di euro, e Gucci mostra come la si realizza. Stiamo parlando di uno dei principali marchi del Made in Italy e di un’azienda con un fatturato di tre miliardi di euro”.

Riportare la tradizione locale all’interno degli hotel e dei ristoranti attraverso l’arte del saper fare, è oggi il vero sforzo innovativo e differenziante che si richiede al settore. Creare atmosfere in linea con lo spirito del luogo, utilizzando per gli arredi e per il servizio oggetti della produzione artigianale contemporanea. Magari offrendo contemporaneamente agli ospiti l’occasione di un incontro ravvicinato con la cultura manifatturiera del posto. Anche questo è uno dei modi per accrescere il bagaglio delle esperienze del viaggiatore, preziosissimo per l’avvio di un passaparola positivo e proficuo.

La conferma arriva proprio in questi giorni dall’indagine CNA sui nuovi trend della domanda turistica. “Il nuovo vacanziere – si legge nel documento – non si accontenta. Non si appaga dei soli beni di consumo, sia pure di qualità. Ha scoperto e fatto diventare un trend il turismo esperienziale. Scova borghi non sempre facili da raggiungere ma dov’è possibile vedere l’artigiano al lavoro e partecipare alla sua opera, sporcarsi le mani con la creta, il vetro, i tessuti, il legno, il vimini e quel bengodi alimentare fatto di formaggi e salumi, dolci e frutta. Una miscela unica, il lievito fondamentale del Made in Italy, impossibile da riprodurre, ammirato e invidiato in tutto il mondo”.

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