A dare l’annuncio proprio il colosso americano nella pagina Facebook ufficiale: il prossimo 6 settembre verrà inaugurato il primo store in…

A dare l’annuncio proprio il colosso americano nella pagina Facebook ufficiale: il prossimo 6 settembre verrà inaugurato il primo store in Italia, a Milano. Chi pensa che sarà un fax simile degli altri 29.000 punti vendita sparsi per il mondo dovrà ricredersi. Vediamo perché.

Starbucks punta all'Italia e sceglie Milano per il debutto

La notizia

Giovedì prossimo ci sarà una grande festa in parte pubblica, in parte su invito (1.200 persone per visionare in anteprima il punto vendita), mentre il giorno successivo Starbucks sarà ufficialmente operativo in Piazza Cordusio. O per meglio dire, Starbucks Reserve Roastery. Lo store di Milano sarà infatti di tipo speciale, il terzo con questo marchio nel mondo – dopo quelli di Seattle e Shangai – a cui seguirà il quarto di New York. Un ingresso in grande stile per il tricolore, e non è finita. Sarà anche il negozio Starbucks più grande d’Europa, con oltre 2.400 mq di superficie.

Starbucks in Italia, sarà Milano ad ospitare il grande debutto
Starbucks Reserve Roastery, Shangai

 

La Starbucks Reserve Roastery si distingue dalle normali caffetterie della catena per il processo di torrefazione interna, uno spazio più grande e arredato in modo elegante, nel quale verrà prodotto il caffè in modo che i clienti possano vedere le varie fasi della lavorazione. Uno store ancora più esperienziale, una scelta azzeccata in terra italiana, con la completa stimolazione dei sensi: olfatto, vista, udito. E non ci sarà solo caffè, più di 100 altre bevande tra cui i tè Teavana, preparati con il nitrogeno e nuove tecniche di preparazione del tè, gadget, oggetti e caffettiere in vendita, oltre ad una biblioteca con più di 200 titoli legati al caffè.

Ma perché proprio Milano per il debutto?

Howard Schultz, executive chairman e fondatore, che più volte ha raccontato che l’ispirazione del format Starbucks gli è venuta proprio da un viaggio a Milano nel lontano 1983:

“La mia immaginazione venne catturata dal caffè italiano, dal romanticismo, dalla teatralità del gesto nella preparazione nei bar, per me il caffè al bar è il terzo luogo fondamentale nella vita quotidiana degli italiani. Questo terzo posto tra casa e lavoro è stata l’ispirazione italiana di quello che in futuro sarebbe poi diventato Starbucks”.

Sembra dunque che la cultura del caffè espresso, così radicata in Italia, non spaventi affatto i vertici del colosso. Seppur indubbio che il Bel Paese possa rappresentare un mercato complicato, la presenza consolidata in 76 paesi promette un grande futuro anche qui. D’altronde, lo storico di Starbucks rivela che un simile banco di prova c’è già stato: l’Australia.

Il precedente australiano

Nel 2000, in pochissimi mesi, Starbucks aprì ben 84 locali in Australia. Fu però costretto a chiuderne 61 nell’anno seguente; dal 2008 a oggi il numero dei locali di Starbucks australiani è cresciuto lentamente, da 23 sono passati a 34. Dopo il flop iniziale, il brand decise di cambiare strategia, puntando al mercato dei turisti – che già conoscevano il brand – e lasciando perdere la popolazione autoctona.

Quando la società annunciò 700 licenziamenti dovuti alla chiusura dei punti vendita, si giustificò sostenendo di essersi trovata di fronte a una cultura del caffè molto sofisticata. In effetti, l’abitudine di bere caffè espresso si diffuse già negli anni Cinquanta, per via della grande quantità di immigrati italiani e greci. Starbucks non trovò dunque campo libero, visto che c’erano già moltissime caffetterie che si facevano concorrenza. 

Un’altra ragione per cui il gigante americano registrò una disfatta nella terra dei canguri è riconducibile alle tempistiche delle aperture. Quando scelse di penetrare in Australia Starbucks fece un errore, pensando di poter replicare il successo riscosso in altri paesi mantenendo la propria strategia invasiva. Il colosso si buttò forse troppo velocemente sul mercato australiano, aprendo tantissimi punti vendita senza lasciare il tempo al mercato di abituarsi al prodotto e al brand. 

Cosa succederà invece in Italia? La scelta della Roastery è già un indizio…

Dal canto nostro, terremo d’occhio Starbucks e vi faremo sapere 😉