Se la vostra clientela è internazionale, allora andatevi a leggere lo studio Travelzoo riguardante le aspettative dei turisti stranieri nei…

Se la vostra clientela è internazionale, allora andatevi a leggere lo studio Travelzoo riguardante le aspettative dei turisti stranieri nei confronti dei robot impiegati nel settore. Il documento si basa su oltre 6mila interviste somministrate a viaggiatori asiatici, europei e americani. E spalanca la porta su un mondo dai tratti ancora oscuri.

Dopo le navi da crociera che alle leggendarie acrobazie degli umanissimi barman hanno sostituito mescitori di cocktail meccanici azionati dai passeggeri e dopo gli android-receptionist entrati in servizio negli hotel nipponici (di cui abbiamo parlato qui), in un ristorante della cinese Shenyang è appena sceso in campo il robot cameriere. Centoquaranta centimetri di plastica, metallo e circuiti in attività per otto ore, senza necessità di pause, mance o sorrisi di gratitudine (che comunque, chissà perché, incassa a volontà).

Il fenomeno, ancora agli albori, viene archiviato come una estemporanea stravaganza dettata dai tempi, quasi certamente destinata ad autoestinguersi senza arrecare danno. Ma c’è chi, con doverosa lungimiranza, preferisce spingere oltre lo sguardo. Perché a quanto sembra, in molte parti del mondo una nutrita percentuale di persone (tre quarti circa) ritiene che già entro il 2020 i robot condivideranno con gli umani gran parte della vita. Tutto ciò non soltanto nell’ambito delle incombenze domestiche o professionali, ma anche nel corso della vacanza.

E se la prospettiva non sorride a tutti, sorride in ogni caso a molti. Lo studio Travelzoo dedicato al Future of Travel, ha infatti rilevato che l’utilizzo di robot nel turismo risulterebbe gradito a oltre il 50% dei viaggiatori brasiliani, statunitensi e spagnoli. Mentre pare che i cinesi sfiorino addirittura il 90%.

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I meno favorevoli alla presenza di robot nel turismo

Tedeschi e francesi sarebbero al momento i meno possibilisti, curiosamente non sempre e non solo per una prevedibile questione di etica legata al diritto al lavoro, ma per il timore che l’avvento della robotica possa generare impigrimento negli umani (60%).

Per fortuna, a parziale consolazione dei professionisti del settore, c’è anche chi dichiara di non apprezzare affatto l’intromissione degli androidi in quanto “impersonali” (75%), “non sufficientemente creativi” (68%) e “incapaci di trasmettere peculiarità e sfumature culturali e linguistiche” (70%). Con l’aggiuntivo svantaggio che “sottraggono agli umani posti di lavoro” (75%).

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Secondo la ricerca di Travelzoo, i vantaggi derivanti dall’impiego dei robot nel turismo sarebbero maggiori degli svantaggi

I fan dei replicanti lodano invece i cervelli elettronici per la rapidità di elaborazione dei dati, l’infaticabilità, il plurilinguismo. E i più generosi ne parlano come di aiutanti in grado di “risparmiare tempo e fatica” agli operatori turistici della specie umana.

Concludendo, in questa fase d’esordio i pareri sulla presenza dei robot nel turismo risultano ancora piuttosto discordanti, ma è abbastanza evidente che, in un’era turistica sempre più mirata al coinvolgimento emotivo dell’ospite, non sarà semplice stabilire il corretto dosaggio tra il fattore umano e quello extraumano.

In questa delicatissima fase alchemica tornerà perciò utile l’elementare ma per nulla scontato insegnamento del premio Nobel Rita Levi Montalcini, che sulle applicazioni tecnologiche ricordava: “occorre sempre avere una visione ampia. Perché la tecnica, da sola, non basta”.

Voi cosa ne pensate? Siete favorevoli o contrari alla diffusione dei robot nel turismo e alla sostituzione del lavoro umano?