Che le aziende italiane non siano dei buoni pagatori è risaputo, soprattutto all’estero. Dove addirittura c’è chi si stupisce per…

Che le aziende italiane non siano dei buoni pagatori è risaputo, soprattutto all’estero. Dove addirittura c’è chi si stupisce per l’esistenza, nelle nostre aziende, della funzione recupero crediti.

Le analisi di Cribis sulle abitudini di pagamento delle aziende italiane nel primo trimestre del 2015 parlano chiaro: a pagare alla scadenza sono solo il 36,3% delle aziende italiane. Gli albergatori, pur facendo decisamente meglio di baristi e ristoratori, sono sotto la media nazionale: pagano puntualmente solo il 30% degli hotel.

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Nel “girone dei ritardatari”, gli albergatori sono però tra i più virtuosi: il 55,9% paga entro 30 giorni dalla scadenza, un dato decisamente più alto rispetto alla media nazionale, ferma al 48%. Più bassa della media anche al percentuale di chi paga oltre i 30 giorni: il 14,1% degli hotel contro il 15,7% delle aziende italiane.

La crisi, naturalmente, non ha aiutato: nel 2010, infatti, gli albergatori erano più virtuosi della media delle società tricolori. Un raffronto tra il dato del primo trimestre 2010 e lo stesso periodo del 2015 mostra come gli hotel che pagano alla scadenza sono scesi dal 41,9% al 30%, mentre sono aumentati sia quelli che tardano fino a 30 giorni (dal 53,3% al 55,9%) sia, soprattutto, chi accumula ritardi superiori ai 30 giorni: dal 4,8% al 14,1%, con un incremento di oltre 9 punti percentuali.

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Al sud le difficoltà maggiori

I più puntuali nei pagamenti sono gli alberghi del Nord Est, con un 38,7% che paga alla scadenza e un modesto 7,6% che va oltre i 30 giorni di dilazione. Non molto distanti i dati relativi al Nord Ovest: 33% i puntuali, 9,7% chi sfora di più di 30 giorni.

Più critica, invece, la situazione al Sud e nelle isole, dove a pagare puntuali sono meno della metà dei colleghi del Nord: appena il 14,6%.

Alta, invece, la percentuale di chi supera i 30 giorni di ritardo: sono il 28,5%.

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Segnali positivi

Nell’ultimo anno, tuttavia, si notano segnali positivi: dal raffronto tra i dati del primo trimestre 2014 e lo stesso periodo del 2015, infatti, si nota in tutte e quattro le aree geografiche analizzate (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e isole) una diminuzione delle strutture che pagano puntuale, ma anche un significativo spostamento dalla classe di ritardo superiore a 30 giorni alla classe entro 30 giorni. Riassumendo: crescono i ritardatari, ma la tendenza è ad accorciare il ritardo.

Se fate parte del ridotto drappello dei virtuosi e, leggendo questi dati, vi viene da chiedervi «Ma chi me lo fa fare?» e vi sorge la tentazione del «Così fan tutti», provate a domandarvi: quanti imprenditori conoscete che hanno basato il proprio successo sul «Così fan tutti»?

Meglio, piuttosto, far valere le proprie virtù chiedendo di più in termini di servizi e qualità ai vostri fornitori.