Sicuramente se ne saprà di più una volta usciti da Futureland, l’appuntamento milanese che il 9 e il 10 novembre (domani…

Sicuramente se ne saprà di più una volta usciti da Futureland, l’appuntamento milanese che il 9 e il 10 novembre (domani e venerdì) metterà in scena aziende, startup e superesperti all’avanguardia nel settore dell’innovazione tecnologica, realtà virtuale inclusa.

Intanto però non è male farsi un’idea di come il mondo dell’accoglienza stia utilizzando quest’ultima soluzione per promuoversi. Al momento non c’è dubbio che le aree in questo senso più attive siano quelle asiatiche e nordamericane. Tra i pionieri c’è ad esempio il gruppo Shangri-La Hotels, che già nell’ottobre del 2015 aveva dotato gli uffici vendite e i diversi soggetti incaricati per la distribuzione del prodotto disseminati sul pianeta di un kit per presentare ai clienti le diverse strutture in modalità virtuale. La catena ha immediatamente registrato positivi esiti di fatturato, soprattutto da parte delle agenzie di viaggi, che in questo modo potevano dimostrare ai turisti la veridicità delle promesse: il tipo di spiaggia, la qualità del mare, i panorami e naturalmente gli ambienti interni e le camere. Tutto constatabile dal cliente prima dell’acquisto, attraverso i propri occhi e spostandosi virtualmente nei diversi spazi. Alcune agenzie di viaggi, utilizzando la realtà virtuale, sono addirittura riuscite a convincere i turisti decisi a soggiornare altrove a prendere in considerazione località e hotel del gruppo. D’altra parte, come ha rilevato Ariel Talbi, direttore generale TaKanto, una delle aziende asiatiche più rinomate nella produzione di tecnologie per la realtà virtuale, “il turismo è per sua natura uno dei settori più confacenti all’utilizzo di questo prodotto”, e chi prima arriva prima si avvantaggia.

Già sul finire del 2014 anche Marriott aveva lavorato a presentazioni di prodotto in modalità virtuale spingendosi fino al 4D e includendo quindi diffusori di essenze tarate in base ai profumi tipici dei diversi luoghi. Li aveva battezzati Marriott Teleporter, cioè strumenti di teletrasporto virtuale per la visita delle proprie strutture. Poi, a distanza di un anno, ha lanciato le VR Postcards, cartoline virtuali con cui presentare le città del mondo in cui è presente il gruppo; questo nella moderna ottica di raffigurare l’hotel non più come una realtà a sé stante, ma come un elemento ben integrato nel territorio, capace di assecondare una domanda sempre più orientata ai rapporti con il contorno urbano dell’albergo.

Viaggiare stimola la mente e l’immaginazione – spiega Matthew Carroll, vicepresidente Global Brand Management Marriott Hotels & Resorts -. E i nostri ospiti apprezzano pertanto prodotti e spazi che li aiutino ad attivare la creatività e la fantasia. Le soluzioni di realtà virtuale che abbiamo sviluppato ci supportano su due fronti – quello dello storytelling e quello dell’innovazione tecnologica – entrambi importantissimi per le prossime generazioni di viaggiatori”.

Dopo tre anni di lavoro a braccetto con Google Street View per arrivare a raccogliere 1,7 milioni di foto, sul finire del 2016 anche Best Western ha lanciato BWVRE, la Best Western Virtual Reality Experience, per quasi duemila strutture nordamericane. “Questi video – spiegano – stanno reinventando il modo in cui gli ospiti vedono gli hotel e scelgono dove soggiornare. I tour virtuali offrono un percorso guidato in 3D, corredato di contenuti e musiche, che crea un’esperienza di narrazione aziendale coinvolgente. La durata varia da 50 secondi a 2 minuti. Per fruirne, si può accedere dal canale YouTube di Best Western, bestwesternTV”.

E’ evidente che un impegno di questo genere sia al momento sostenibile dalle grandi catene o, in ogni caso, dalle aziende alberghiere dotate di budget più che robusti. Tuttavia, gli esperti di mercato pronosticano che in un futuro non lontano gli hotel potranno utilizzare a questo fine anche video generati direttamente dagli utenti. E pare che in qualche angolo della California qualcuno stia già lavorando per estendere questa opzione al mondo dell’hôtellerie.

Airbnb lo ha già fatto in via sperimentale con il supporto tecnico di Matterport, una tra le aziende leader nella produzione di tour virtuali confezionati dagli utenti.

Paulo Tromp, Ad e direttore creativo dell’agenzia spagnola VRMADA specializzata in creatività per la comunicazione in modalità virtuale e ideatrice di campagne per L’Oréal, Coca-Cola, Toyota, Vodafone e altri brand di fama mondiale, prevede che entro il 2020 il bilancio generato dalla VR Economy raggiungerà i 150 miliardi di dollari. “Dotarsi di VR Kits – dice – sarà utile a molte attività del turismo, per iniziative promozionali, per le vendite d’agenzia, per gli event planner. Tutto questo consentirà di sostituire parte dei materiali promozionali fino ad oggi utilizzati. Ad esempio, anziché consegnare una brochure o reiterare per anni lo stesso promo-video, si potranno personalizzare i contenuti, adeguandoli alle necessità dell’interlocutore che si avrà davanti”.

Naturalmente il mezzo non dà, come sempre, la soluzione finale per entrare in sintonia con il pubblico di promoter, distributori di prodotto e clienti. Anche in questo caso è necessario che i prodotti di VR siano pensati strategicamente. La domanda da porsi prima di attivarsi è in assoluto la più semplice: perché?

Su di essa, Geoff Andrew, Ad Worldhotels ha basato decenni di strategie alberghiere, facendone un metodo. “L’ho chiamato Why?Programme e – spiega – obbliga l’intero staff a ritrovarsi periodicamente intorno a un tavolo per chiedersi: perché esistiamo? e perché un cliente dovrebbe venire da noi anziché entrare nell’hotel della porta accanto? Se ci si danno risposte schiette e trasparenti, si trovano anche le risposte giuste da dare al cliente. Da noi ha funzionato, aiutandoci a valorizzare e a presentare ambienti e servizi che più ci caratterizzano e che più ci aiutano a differenziarci dai competitor”.
Una volta risposto ai vari ‘perché?’ e dato corpo al racconto si può procedere. Su tutti i mezzi a disposizione. Realtà virtuale compresa.