Quanto può essere grande una destinazione turistica? O meglio quanto può essere piccola? Il tema dell’organizzazione territoriale di un prodotto turistico…

Quanto può essere grande una destinazione turistica? O meglio quanto può essere piccola? Il tema dell’organizzazione territoriale di un prodotto turistico è centrale sia nella costruzione dei prodotti sia nella loro promozione. Il problema è sempre stato particolarmente sentito nelle zone collinari e di montagna dove per ragioni ben comprensibili la dimensione delle località è rimasta piuttosto contenuta.

Molte sono state le soluzioni adottate per definire territori turistici sufficientemente ampi da sostenere i costi promozionali e contenere attrazioni ed esperienze. Un esempio sono i Parchi naturali, che forniscono un brand e richiamano esperienze condivise per tutte le località di un territorio ampio.

Un’altra soluzione sono i Contratti di fiume che possiamo definire come strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che, oltre a perseguire la corretta gestione delle risorse idriche, possono diventare utili strumenti di valorizzazione dei territori fluviali e così contribuire allo sviluppo locale. Applicati in Francia sin dagli anni Sessanta, sono stati uno degli strumenti della pianificazione territoriale del Paese per tutti i decenni successivi.

In ogni caso, per poter creare un prodotto turistico l’elemento fondamentale della sua pianificazione strategica riguarda le persone. Sono infatti necessari coinvolgimento e condivisione da parte dei residenti e degli operatori di strumenti e obiettivi strategici. Quando il fine è la creazione di una destinazione turistica unitaria diventa importante il riconoscimento di una identità sovracomunale. Nel caso del contratto di fiume, il nuovo riferimento strategico – e anche la nuova identità – diventa la valle nel suo complesso.

Il caso della Valmarecchia

La ricerca di Luca Chiurato e del gruppo di Innovation in Cultural Tourism 2014-2015 del corso di laurea TEAM del Campus di Rimini ha proprio cercato di individuare la percezione di una identità unitaria di valle da parte dei residenti della Valmarecchia per capire quanto questo elemento possa contribuire alla costruzione di un prodotto turistico e di brand unitario. L’indagine si è sviluppata attraverso la somministrazione di 100 questionari ai residenti dei comuni della valle.

La Valmarecchia si caratterizza per una lunga storia di frazionamento comunale e per la presenza di importanti emergenze culturali (il museo villanoviano di Verucchio, le grotte di Sant’Arcangelo, il museo minerario di Perticara, così per ricordarne alcune) e naturalistiche (parco del Sasso Simone e Simoncello, Oasi Ca’ Brigada), tutte associate a singoli comuni e non alla valle nel suo complesso.

Questa frammentarietà nella identità locale e di conseguenza anche nell’immagine e nella proposta turistica ha generato un turismo debole che esaurisce le sue potenzialità nelle gite di un giorno, o nonostante la valle produca nel corso dell’anno una serie molto interessante di eventi, dal festival del teatro di Sant’Arcangelo alle feste dei prodotti tipici.

In questo contesto, il Piano Strategico di Rimini ha avviato un progetto di pianificazione partecipata finalizzata alla valorizzazione economica e turistica della valle, che ha avuto nella firma del contratto di fiume il suo punto di partenza e che quindi ha individuato nel fiume l’elemento chiave del prodotto turistico per arrivare ad un progetto di destinazione unitaria.

I risultati della ricerca

La ricerca svolta da Luca Chiurato e dal gruppo di Innovation in Cultural Tourism ha permesso di individuare alcuni punti fermi per la trasformazione di tante piccole località in un prodotto turistico vero e proprio.

i simboli del prodotto turistico valmarecchia
Fig.1: Quali sono i simboli della Valmarecchia?

Intanto si è trovato conferma al fatto che il fiume rappresenti uno dei pochi simboli della Valle nel suo insieme. Al secondo posto si colloca, non del tutto inaspettatamente la Rocca di San Leo (che è il monumento più visitato della vallata). Questo risultato offre quindi un sostegno importante al progetto di ricostruire l’unitarietà attorno al fiume che effettivamente è percepito come il principale elemento identitario sovracomunale (Fig.1).

Il secondo punto fermo è che la consapevolezza dell’esistenza di un patrimonio culturale ampio e diversificato contribuisce a creare un atteggiamento favorevole verso il turismo da parte della popolazioneche vede positivamente soprattutto lo sviluppo di itinerari culturali e di itinerari legati ai prodotti del territorio.

Infine, il terzo punto fermo è la necessità di creare un prodotto turistico unico quindi sviluppare un’immagine e una promozione complessiva della Valle puntando anche ad un evento catalizzatore come potrebbe essere una 4 giorni di eventi incentrati sul patrimonio culturale e naturalistico delle diverse località. Una sorta di avvio della stagione turistica con il brand di “Primavera in Valmarecchia”. Anche in questo il supporto dei residenti risulta elevato (Fig.3).

coinvolgimento residenti valmarecchia
Fig.3 Cosa penserebbe se le venisse chiesto di partecipare ad un evento che coinvolgesse tutti i comuni della Valle?

In conclusione, questo è solo un esempio delle necessità dei territori del nostro Paese. Il panorama turistico nazionale è una costellazione di tante piccole realtà, ciascuna con una propria solida identità che la rende speciale. Se è vero che l’unione fa la forza, è proprio dall’interno di questi comuni che deve nascere una promozione unitaria e decisa. Le imprese turistiche per prime dovrebbero avvalersi delle eccellenze culturali, storiche, ambientali e gastronomiche del luogo per attrarre un numero sempre crescente di ospiti.