“Piuttosto che lasciare a casa il cane, rinuncio alla vacanza”. Se lavorate nel mondo del turismo o se per qualunque…

“Piuttosto che lasciare a casa il cane, rinuncio alla vacanza”. Se lavorate nel mondo del turismo o se per qualunque ragione siete in contatto con persone che viaggiano, è praticamente impossibile che non abbiate colto almeno una volta questa dichiarazione.

Le persone che desiderano partire accompagnate dagli amici a quattro zampe sono infatti in costante aumento e non a caso il dog sitting risulta essere, nelle ultime ricerche Isnart, un servizio alberghiero assai più ambìto di quello del personal shopper o del wedding planner.

Nella graduatoria delle nuove professioni che le imprese turistiche devono prevedere per restare competitive, gli esperti in assistenza agli animali domestici di piccola taglia sono oggi indicati dall’8,30% degli intervistati, mentre agli assistenti per gli acquisti e agli organizzatori di matrimoni vanno rispettivamente solo il 3,80% e il 3,40% dei favori.

E se tutto questo è vero per le aziende ricettive di qualunque categoria, è ancor più vero se si guarda a quelle di fascia alta. Fra gli interventi prioritari a livello di attenzioni rese al turista, l’Isnart ci ricorda infatti che lo sviluppo di un’offerta di servizi personalizzati con personale specializzato dedicato – nei quali potrebbe a tutti gli effetti rientrare l’attività di dog sitting – viene rimarcato dal 36,40 degli intervistati.

Pet marketing in hotel

Ovviamente non basta attivare il servizio per riscuotere un eclatante successo di pubblico. Il plus va infatti opportunamente comunicato. Come? Magari osservando quanto è stato fatto dalle aziende orientate alla nicchia. Da cui si possono desumere alcune praticabili raccomandazioni per diventare perfette strutture pet friendly:

  • Primo: promuovi attività all’interno e all’esterno della struttura  che i potenziali clienti potrebbero svolgere con i loro animali da compagnia (passeggiate, escursioni, attività ludiche);
  • Secondo: lascia in camera regali utili agli animali (articoli di food, contenitori per acqua o cibo brandizzati, materiale da toeletta);
  • Terzo: organizza e avvia operazioni di co-marketing con aziende, strutture, negozi che condividano gli stessi obiettivi (ad esempio Ikea, in Germania, fornisce confortevoli aree di attesa per i cani mentre il padrone fa i propri acquisti);
  • Quarto: crea una campagna pubblicitaria che presupponga l’interazione dell’animale.

Su quest’ultimo, presumibilmente spiazzante punto si segnala a mo’ di esempio virtuoso l’iniziativa di un’azienda olandese che produce articoli da gioco per i cani. Essendo noto come fra questi trastulli il favorito sia la pallina da tennis, si è pensato di disseminare i parchi cittadini di sfere gialle brandizzate, che le bestiole portate in passeggiata prontamente conducevano al padrone, invitato proprio dal loro innocente migliore amico a leggere il messaggio promozionale impressovi.

Bene: nel caso decideste di lanciarvi in un’operazione di pet marketing, sappiate allora che una semplice pallina da tennis potrebbe trasformarsi in un efficace spot di benvenuto del vostro hotel ai nuovi ospiti a quattro zampe. Purché sia, ovviamente, corredata di un efficace messaggio mirato agli accompagnatori paganti. A due sole zampe.