Come cambierà il mondo dell’occupazione nel turismo nel prossimo futuro? Nel quinquennio che andrà dal 2018 al 2022 l’Italia avrà…

Come cambierà il mondo dell’occupazione nel turismo nel prossimo futuro?

Nel quinquennio che andrà dal 2018 al 2022 l’Italia avrà bisogno di circa due milioni e mezzo di nuove persone da inserire nel mondo del lavoro, e oltre il 70 per cento di questi nuovi ingressi, ovvero 1,8 milioni di lavoratori, dovrà possedere competenze piuttosto elevate e qualificate – tanto che per quasi il 36 per cento di essi si parla espressamente di «high skills». La bella notizia è che fra questi nuovi posti di lavoro, una significativa parte verrà calamitata dal turismo. Questo, almeno, è quanto emerge dal quadro previsionale Unioncamere-InfoCamere sui fabbisogni occupazionali a medio termine, che mette bene in luce come il settore sia – all’interno del comparto dei servizi – il più promettente in termini di capacità di espansione.

 

Lavoro nel turismo

E c’è di più. Perché se si analizzano i dati si scopre che l’industria turistica è, tra i servizi in fase di crescita, quella più svincolata dal fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. I servizi che lievitano più velocemente rispetto all’occupazione nel turismo sono infatti quelli legati all’assistenza alla persona, molto spesso connessa alla maturità anagrafica, mentre il turismo è pura espressione di un’economia legata al viaggio ancora salda, sana e pronta a crescere.

Se, dunque, le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali rappresentano circa il 12 per cento del fabbisogno annuo, nella previsione Unioncamere gli addetti alle attività ricettive si collocano al terzo gradino del podio, con il 3,3%. Ottima dunque la prospettiva per i giovani che si dedicano a questo particolare indirizzo di studi, che nella scala nazionale dei fabbisogni si trova al quarto posto. Turismo, enogastronomia e ospitalità sarebbero infatti le specializzazioni che potrebbero andare a coprire gli 85.100 posti di lavoro espressi dal fabbisogno totale del comparto nel prossimo quinquennio; ben più di quelli offerti ai diplomati in altre discipline, quali le lingue straniere, agroindustria e agrario, informatica e telecomunicazioni.

 

lavorare nel turismo

I rischi della rivoluzione tecnologica per l’occupazione nel turismo

Ma quanto detto qui sopra tiene o meno conto del progresso tecnologico e dell’informatizzazione ulteriore – se non della robotizzazione – di molti settori? Trattandosi di uno studio che guarda al futuro, la risposta è ovviamente positiva. E se da un lato i curatori ammettono che “non è facile quantificare gli impatti occupazionali della rivoluzione tecnologica” aggiungendo che “è difficile pensare a lavori che non subiranno una trasformazione rilevante”, dall’altro citano il noto studio degli esperti statunitensi Frey e Osborne, secondo i quali l’impatto dell’automazione sarebbe proporzionale ai vincoli – già oggi percettibili – che le diverse professioni hanno stretto con l’automazione stessa. Dei tre livelli di rischio – basso, medio e alto – assegnati ai diversi ambiti lavorativi, quello delle professioni qualificate nelle attività ricettive e di ristorazione, dunque dell’occupazione nel turismo, si colloca a metà strada, nella fascia media. I lavoratori del comparto risultano dunque meno a rischio, per esempio, degli impiegati addetti agli archivi oppure di chi svolge professioni non qualificate nel commercio e nei servizi. Per contro, sarebbero più a rischio degli specialisti in scienze umane, sociali, artistiche e gestionali. In breve, i lavori meno in concorrenza con l’intelligenza artificiale sarebbero quelli legati alla cosiddetta intelligenza creativa, in cui entrano in gioco le abilità di interazione e cura degli altri.

Il ragionamento si riferisce ovviamente alle professioni già esistenti ma non può prendere in considerazione il potenziale impatto del progresso tecnologico sulla creazione di posti di lavoro totalmente innovativi o il mutamento di quelli esistenti. Quello che ci attende sarà infatti un universo lavorativo sotto molti aspetti differente, dai contorni ancora labili. Vedremo anzitutto le cosiddette trasformazioni ‘di primo livello’, che prevedono l’evoluzione dei lavori esistenti, in cui “molte mansioni cambieranno diventando probabilmente più complesse e richiederanno competenze più elevate e sofisticate”. Poi ci saranno le trasformazioni di secondo livello, con la creazione di professioni associate all’utilizzo dei big data, alla cybersecurity e ai social media. E, infine, nasceranno nuove figure professionali, al momento inimmaginabili. Un recente studio del World Economic Forum ha infatti decretato che il 65 per cento dei bambini oggi sui banchi della scuola primaria svolgeranno da grandi un lavoro che attualmente non esiste ancora.

Lavoro nel turismo

Il cambio generazionale

Del comportamento dei millennials nel mondo del lavoro del turismo ne abbiamo parlato recentemente, ma con i senior come la mettiamo? Quelli che occupano posti ai vertici dell’organigramma sembrano destinati ad aumentare. Unioncamere informa che, in generale, tra marzo 2013 e marzo 2018 le cariche di amministratore nelle imprese del nostro Paese sono aumentate di circa 48mila unità e che la percentuale di professionisti con più di 50 anni è passata dal 53,3 al 61% del totale delle cariche, con una perdita invece di 7,7 punti percentuali per quella degli under 50. Anche in questo caso il turismo colleziona un record, non si sa quanto incoraggiante. Se, infatti, nei cinque anni considerati il fenomeno dell’invecchiamento degli amministratori ha registrato incrementi di quasi il 30 per cento nella fascia 50-69 anni, nel settore dell’ospitalità e della ristorazione il tasso risulta superiore al 40 per cento, con una cospicua componente di over 70.