Esiste una curiosa e sconfortante analogia tra i Maharaja indiani e il marketing territoriale di oggi in Italia. I MAHARAJA DEL MARKETING…

Esiste una curiosa e sconfortante analogia tra i Maharaja indiani e il marketing territoriale di oggi in Italia.

I MAHARAJA DEL MARKETING TERRITORIALE

Sono stato di recente in India e quello che più mi ha colpito dei Maharaja, letteralmente “grandi re”, e’ la minuziosa ricerca e mantenimento del potere che caratterizzava il loro periodo di regno. I sovrani indiani impiegavano ingenti risorse umane e finanziarie per la costruzione di palazzi ed imponenti fortezze. La particolarità dei Maharaja era però quella di aggiungere decori e di abbondare nello sfarzo, senza eliminare ciò che era stato fatto dai predecessori. Cambiamenti di facciata, in sostanza, destinati a succedersi una dinastia dopo l’altra, fino all’unificazione e liberazione dalla colonizzazione dell’India.

Improvvisamente ho pensato: è lo stesso principio che viene applicato dallo Stato nel far credere al popolo che ci siano grandi progetti di marketing territoriale!

Infatti, a parte qualche caso più unico che raro, e’ proprio così. A livello nazionale, non conta quale governo sia in carica: la storia è sempre la stessa. Sul tavolo del Ministro del Turismo si tracciano nuove rotte, vengono lanciati annunci rassicuranti: tutte le destinazioni italiane, anche quelle minori e meno vocate, verranno riconvertite in rotte turistiche. E finché si tratta di chiacchiere tutto bene.

In pratica, però, come i Maharaja sapevano gestire il nuovo sul vecchio, il cambiare tutto per non cambiare nulla, i Comuni hanno i soldi bloccati dal Patto di stabilità, le Province non esistono più, per cui operativamente non si sa con chi parlare e gli Enti di promozione regionale hanno vincoli molto rigidi su chi e cosa finanziare.

I “Maharaja Italiani” di oggi utilizzano lo strumento del marketing territoriale per mettersi insieme e costruire prodotti che poi passano non si sa da quali mani. Enti di secondo livello? Terzo settore? Libera imprenditoria? Chi verifica se questi progetti sono realmente appetibili al mercato o solo appetibili ai finanziamenti? Per attuarli ci vogliono strutture finanziabili direttamente che possano anche accedere tramite l’accreditamento, concorrere ai bandi europei e così via, con un numero di nuove scatole che vengono create per arrivare al nulla, per distruggere il marketing territoriale.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: il nostro Paese perde posizioni nella brand index come destinazione turistica e i cosiddetti territori minori sono allo stremo delle forze con strutture ricettive non più all’altezza di competere sul mercato. La vasta gamma di offerta tra musei, chiese ed opere murarie è in gran parte non visitabile e comunque non adeguata ad un mercato internazionale. E allora cosa potremmo fare?

SOSTENERE IL MARKETING TERRITORIALE

Lavorando ho occasione di vedere tutta l’Italia e buona parte dell’Europa, incontro tanti imprenditori con voglia di fare e turisti desiderosi di venire in Italia, ma dobbiamo metterli in condizioni di farlo! Le aziende devono essere libere di competere senza essere accalappiate nelle reti dei nuovi Maharaja.

La principale difficoltà italiana sta nell’individuare e comunicare correttamente i nostri punti di forza, ciò che ci rende speciali, che ci differenzia dagli altri Paesi. Dobbiamo valorizzare la ricchezza di risorse umane e culturali che caratterizza l’Italia, attraverso l’implementazione di un buon piano di marketing territoriale. Non dobbiamo temere di mostrare un’Italia fatta di eccellenze. Combattiamo i luoghi comuni e dimostriamoci, come lo definisce il Ministero dello Sviluppo Economico, un Paese “straordinario”.