E’ una scelta scolastica che riscuote sempre più consensi. Gli istituti professionali con indirizzo servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera,…

E’ una scelta scolastica che riscuote sempre più consensi. Gli istituti professionali con indirizzo servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, più comunemente conosciuti come istituti alberghieri, si focalizzano sulla gestione del turismo e dei servizi che vengono offerti all’interno delle strutture ricettive. Con il nobile scopo di formare professionisti in grado di gestire e amministrare i vari aspetti dell’organizzazione di un hotel, dall’amministrazione alla comunicazione aziendale.

Dati alla mano, gli studenti iscritti agli istituti alberghieri sono aumentati in numero esponenziale in questi ultimi anni. Secondo l’Istat, nel 2014 gli allievi che frequentavano questa scuola erano il 7% del totale. Da sottolineare che dal 2009 al 2014 gli iscritti sono aumentati circa del 25%.

Un risultato che non ha ottenuto nessun’altra scuola, successo dovuto in primis forse ad una tendenza di costume che ha portato la cucina sotto i riflettori televisivi trasformando gli chef di turno in veri e propri vip. Ma vediamo meglio come è strutturato il piano di studi e il grado di soddisfazione rispetto a questo percorso formativo.

Cosa si studia negli istituti alberghieri?

L’istituto alberghiero oggi prevede un corso di studi della durata di 5 anni. I primi due sono uguali per tutti gli studenti e servono per orientarsi. Le materie di indirizzo vengono studiate tutte e tre anche per dare un’infarinatura di base generale a chi un domani lavorerà nel settore alberghiero. Dopo di che è possibile orientarsi verso tre diversi indirizzi: enogastronomia (scelto dal 60% dei ragazzi), servizi di sala e di vendita (30% di adesioni) e accoglienza e ospitalità alberghiera (10%).

Le competenze che si acquisiscono frequentando gli istituti alberghieri:

  • Si impara ad operare nella gestione dei servizi enogastronomici, dell’accoglienza, della ristorazione e dell’ospitalità alberghiera;
  • Ma anche ad attivare sinergie tra servizi di ospitalità-accoglienza e servizi enogastronomici anche con l’individuazione di nuove tendenze;
  • E non ultimo, si apprende come curare la progettazione e programmazione di eventi per valorizzare il territorio.

Un motivo di successo degli istituti alberghieri è da ricercarsi senza dubbio negli sbocchi lavorativi. L’Istat conferma che, nel 2015, il 67% dei ragazzi aveva trovato un lavoro entro i 4 anni dal diploma e poteva contare su una retribuzione media di poco superiore ai 1.000 euro.

Proprio a fronte di una così ghiotta opportunità di inserimento lavorativo, il Professor Stefano Buda – Docente dell’Istituto Professionale Alberghiero P.Artusi di Forlimpopoli – lamenta troppe poche ore di laboratorio con cui guidare i ragazzi ad acquisire competenze specialistiche.

Le micro specializzazioni sono a mio avviso corrette, ciò che si potrebbe migliorare è ben altro. I ragazzi hanno bisogno di più tempo da dedicare all’applicazione pratica di ciò che viene loro insegnato.

E’ fondamentale per chi vuole lavorare nel settore alberghiero dedicare impegno e risorse alla formazione professionale, un investimento “intangibile” che dà valore reale alle persone. In quest’ottica si inserisce The Greatest Coffee Maker, il concorso di caffetteria rivolto agli istituti alberghieri italiani ed europei di cui Stefano Buda è Direttore Tecnico. Il contest, organizzato da Gp.Studios in collaborazione con l’Istituto Professionale Alberghiero P. Artusi di Forlimpopoli e Cast Alimenti, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, è nato nel 2017 con l’obiettivo di trasferire ai futuri manager dell’ospitalità una visione concreta del mercato, analizzando i trend reali, incontrando le grandi aziende di settore e soprattutto misurando le proprie competenze pratiche su scala nazionale.

In questa edizione i ragazzi si sfideranno in 4 prove di abilità:

Indagine sul livello di istruzione degli istituti alberghieri italiani

Non solo. Ci saranno anche workshop professionali per i Docenti Accompagnatori, momenti collettivi di training ed esperienze conviviali come il Gala Dinner. L’appuntamento è per il 29, 30 novembre e 1 dicembre 2018 presso Grand Hotel di Forlì.

Ora sarà chiaro a tutti che nell’ambito di una scuola alberghiera, tra i momenti formativi più importanti ci sono le attività extra scolastiche. Per questo, insieme ai concorsi, vengono organizzati gemellaggi con altre scuole italiane e estere, viaggi formativi, corsi di approfondimento delle lingue straniere, fondamentali al punto che solo i ragazzi che li superano e ottengono la relativa certificazione possono partecipare agli stage all’estero.
Gli stage sono il momento di formazione sul campo previsto dai programmi ministeriali. Si tratta di quattrocento ore complessive da fare nel secondo triennio, più o meno un mese l’anno. Sono giorni cruciali per la formazione di ragazzi che escono dal contesto protetto della scuola e affrontano un mondo del lavoro che, quasi sempre, si rivela diverso dalle aspettative. Alcuni dei ragazzi ne sono soddisfatti, altri tornano a scuola delusi.

Le criticità negli istituti alberghieri

Perché è importante partecipare a queste esperienze formative? Perché molti giovani si avvicinano agli istituti alberghieri con l’obiettivo, non sempre raggiungibile, di diventare cuochi da copertina o di approdare negli studi televisivi di MasterChef. Un sogno più che lecito, ma che spesso si scontra con una realtà a imbuto, in cui non c’è posto per tutti. Chi inizia questo percorso deve fare i conti, infatti, con la fatica e la disciplina e deve armarsi di studio, passione e talento.

Altro tasto dolente. Per chi arrivato alla fine dei 5 anni dovesse rendersi conto che non è la strada giusta per sé, è più difficile recuperare ed equipararsi agli studenti di altre scuole. Le materie, che si studiano in tutte le scuole superiori, ci sono anche negli istituti alberghieri, ma hanno uno spazio molto ridotto. L’accesso all’università per esempio risulta più ostico per chi ha una preparazione di base più scarna rispetto a quella offerta da altre scuole superiori.

Infine, la mancanza di fondi fa sì che non sempre gli istituti alberghieri possano stare al passo con la realtà lavorativa attuale.

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