Sempre più importante il ruolo dell’hotel nella filiera turistica. Chi si occupa di analisi delle tendenze lo sostiene da tempo,…

Sempre più importante il ruolo dell’hotel nella filiera turistica. Chi si occupa di analisi delle tendenze lo sostiene da tempo, come ben dimostra lo studio diffuso a inizio decennio dallo Zukunftsinstitut, l’Istituto per il Futuro basato a Francoforte. Il documento, elaborato nel 2012, spiegava in modo netto come e perché negli anni a venire gli alberghi non si sarebbero più potuti accontentare di mettere a disposizione soltanto camere o spazi comuni, per quanto efficienti e di qualità.

Il loro ruolo sarebbe stato ben più complesso. Ed elencavano anche alcuni fondamentali passaggi per conquistare i clienti del futuro:

  • avere uno stile individuale marcato, una USP, per ospiti in cerca di soluzioni fortemente in linea con aspirazioni e propensioni etiche molto personali;
  • offrire esperienze ed emozioni reali in contrasto con la ricca offerta della virtualità, grazie soprattutto a una nuova valorizzazione del contatto umano;
  • curare la proposta culinaria con un’attenzione e una cura decisamente superiori rispetto al passato;
  • aumentare l’offerta polisensoriale, trasformandosi in luoghi esperienziali in cui i sensi possono essere sollecitati, concentrati o semplicemente rilassati;
  • aprirsi al territorio e consentire all’ospite di viverlo da autentico cittadino.

Ora che quel futuro è arrivato, la teoria è supportata da alcune case histories interessanti, almeno da prendere come spunto. L’ultima proviene dal Giappone, destinazione che sta vivendo una stagione decisamente felice in tema di turismo, con poco più di 24 milioni di arrivi stranieri destinati a salire fino 40 milioni entro il 2020, anno in cui Tokyo sarà cornice della XXXII Olimpiade.

Case study di successo: OMO

Proprio nell’arcipelago nipponico stanno in questi giorni aprendo i battenti le prime strutture del neonato brand OMO, articolazione dell’invece storico e saldo marchio Hoshino Resorts che ha in portfolio una trentina di strutture disseminate nel Paese. Esaminandole singolarmente si nota quanto i vertici siano da sempre attenti alle virate della domanda.

Fondato nel 1904, il gruppo ha attraversato le più diverse stagioni dell’hôtellerie. Ad esempio vanta la struttura con la più grande piscina indoor del Paese, a cui si aggiunge un altro hotel dotato invece di piscina con onde e risacca chiamata non a caso “Il Mare”, all’italiana. A questo si aggiungono ville pseudo-liberty, lussuosi bungalow in legno in piena foresta, strutture affacciate sul mare con lobby pavimentate in sabbia bianchissima ma collocate nei piani più alti, per osservare le vere spiagge dall’alto. Tutti i capricci dettati dalle mode sono insomma stati recepiti e assecondati, utilizzando effetti di straniamento e soluzioni polisensoriali di vario genere. Ma il brand non smette di guardare avanti e sa bene che quello è ormai il passato. Il futuro punta ad hotel meno artefatti e più ‘domestici’, in cui l’ospite possa gestire tempi e relazioni come fosse a casa.
Fresco nella grafica ispirata alla tecnica fumettistica, il brand Omo si concentra adesso su strutture innestate nel cuore delle città, come dimostra l’immagine scelta per l’homepage. La prima apertura è ad Asahikawa, nella regione dell’Hokkaido, e risale alla fine di aprile. La caratterizza una lobby con spaziosi tavoli da lavoro utili – spiegano – anche a chi è in vacanza, “per consultare le mappe e le guide di viaggio e pianificare la giornata di escursioni per il giorno successivo”. Il buffet per la colazione è a base di specialità tipiche locali, mentre la caffetteria è uno spazio aperto anche ai clienti esterni e a disposizione degli amici degli ospiti. Ci sono poi una libreria e un ‘ranger’ che può introdurre gli ospiti alla vita cittadina e ai suoi hot spot.

A maggio ha invece aperto il Tokyo Otsuka, vicino all’omonima stazione, “un luogo ideale – rimarca il management – per visitare gli angoli più antichi della capitale”. Come coniugare però tutto questo con l’edificio estremamente moderno che ne è contenitore?

Cresce il ruolo degli hotel nella filiera turistica, soprattutto per i brand contestualizzati

Per trovare la risposta più consona, il gruppo si è rivolto al giovane architetto e designer Tatsuro Sasaki, il quale ha optato per un calibrato mix di tradizione e innovazione. “Le camere – spiega – riprendono lo stile delle yagura, le antiche torri di guardia e di difesa dei palazzi nobiliari”. Niente di lussuoso però, così come vogliono le regole dell’ospitalità alberghiera per il pubblico giovane. In questo caso i vantaggi stanno nell’ottimizzazione degli spazi, che danno la possibilità di collocare i bagagli in sottoscala appositamente adibiti, di posizionare gli oggetti personali sulle tante mensole disseminate lungo le pareti delle camere, di godere della luce naturale data dalle grandi finestre e delle atmosfere tipicamente giapponesi create dai classici arredi in legno di cipresso e dai tatami. Per tutti, il consiglio di rispettare la tradizione lasciando fuori dalla porta le scarpe.
Chiarissimo il messaggio di Sasaki in merito agli spazi collettivi: “ho disegnato una lobby che non fosse soltanto il luogo in cui fare il check-in. La mia idea è creare uno spazio energetico, da cui osservare quello che accade fuori, sulla strada, e da sfruttare il più possibile in ogni angolo, con grande libertà a seconda delle preferenze dell’ospite che può usarlo per leggere, incontrare gli amici o iniziare a fare la conoscenza del mondo esterno”.

Riassumendo, per affrontare il futuro è oggi più che mai vincente guardare al passato, reinterpretandolo però in chiave contemporanea. Sfida non semplice, ma stimolante.

5 spunti per inserire il tuo hotel nella filiera turistica

  1. analizzare nel dettaglio le tradizioni locali e trasformarne alcune in elementi narrativi portanti, sempre coerenti con l’intero prodotto: dagli arredi alla cucina, all’organizzazione degli spazi esterni;
  2. tenere conto che il cliente si sente come a casa se può aprire gli spazi dell’hotel ai conoscenti che non risiedono nella struttura, altrimenti continua a sentirsi un ospite di passaggio;
  3. personalizzare la lobby e riprogettarla come fosse un salotto per gli ospiti e non un’elegante sala d’attesa, in cui attendere sia l’unica attività praticabile;
  4. aprire gli spazi verso l’esterno, sfruttando al massimo le pareti a vetro, affinché ci sia un interscambio continuo tra la vita interna all’hotel e quella urbana;
  5. offrire un servizio di assistenza discreto ma caldo e amichevole, ancora una volta guardando più alle modalità dell’accoglienza domestica che a quelle abitualmente utilizzate in uffici o ambienti medici, molto lontani dall’immaginario di cui desidera nutrirsi chi è in vacanza.