Quando una nicchia di utenza incomincia ad essere scomposta in sottocategorie significa che è necessario non soltanto iniziare a prenderla…

Quando una nicchia di utenza incomincia ad essere scomposta in sottocategorie significa che è necessario non soltanto iniziare a prenderla in seria considerazione, ma anche studiarne con attenzione andamento e mutazioni. E il cicloturismo è ormai a tutti gli effetti entrato a far parte dell’olimpo. Lo dimostra il fatto che gli analisti di settore ne stiano attentamente seguendo le trasformazioni.

Solo lo scorso anno il bacino di utenza veniva suddiviso in base al tipo di veicolo scelto: utilizzatori di bici da corsa, mountain bikers e slow bikers. Oggi il Primo Rapporto “Cicloturismo e Cicloturisti in Italia” realizzato da Isnart e Legambiente, punta l’attenzione sulla persona. Ovvero sulle aspettative e gli obiettivi degli utenti, indipendentemente dal mezzo inforcato per consumare chilometri.

Ecco allora spuntare due diversi bacini di utenza: quello dei turisti CON bicicletta (o turisti ciclisti) e quello dei turisti IN bicicletta (o cicloturisti).  La definizione tecnica data dai curatori dello studio spiega che

Turisti con bicicletta

– i turisti con bicicletta sono quelli per cui le attività su due ruote non rappresentano il movente principale della vacanza, ma solo una delle componenti. Sono quindi coloro che nel corso del soggiorno percorrono piccoli tratti o brevi circuiti utilizzando la bicicletta, lasciando però spazio anche ad altri tipi di attività peraltro non necessariamente connesse allo sport;

Turisti in bicicletta

– i turisti in bicicletta sono invece quelli che considerano la due ruote il mezzo di trasporto per eccellenza, quello in prevalenza utilizzato per approfondire la conoscenza dei territori attraversati.
Messi insieme, nel 2018 i due segmenti hanno generato in Italia l’8,4% dell’intero movimento turistico, arrivando a ben 77,6 milioni di presenze. Di queste, Isnart ha stimato che solo 21,9 milioni appartengono al cluster del cicloturista puro, pari cioè al 13% delle presenze generate dal turismo attivo ed al 2,4% del totale nazionale.

Mentre sarebbero i cosiddetti turisti ciclisti a dominare. A loro si devono infatti i 55,7 milioni di presenze rilevate nel 2018. “Queste cifre – rimarcano i curatori del Rapporto – segnalano che quasi la metà dei vacanzieri attivi fa un uso frequente della bicicletta per svolgere attività fisica in connessione con la conoscenza e scoperta del territorio italiano”.

cicloturismo

Un bacino importante per le strutture ricettive

Appurata la consistenza del bacino, va chiarito se e quanto possa essere importante per il settore alberghiero e della ristorazione. E anche in questo caso si viene a conoscenza di comportamenti d’acquisto inaspettati e differenziati per le due nicchie.

Ad esempio si scopre che i turisti in bicicletta hanno una maggiore inclinazione (30,1%) a pernottare in strutture alberghiere tradizionali rispetto a quelli con bicicletta (22,7%). Così come più massicciamente si aspettano di reperire con facilità informazioni sui circuiti disponibili sul territorio, sui luoghi in cui acquistare prodotti tipici locali e persino sulle modalità di prenotazione dei centri benessere in zona.

Riguardo la tipologia di strutture scelte, entrambe le nicchie si concentrano in prevalenza sui 3 stelle, prediletti dall’82,9% dei cicloturisti e dal 72% dei ciclisti turisti. Questi ultimi però, facendo rientrare le attività in bicicletta in soggiorni di vacanza con finalità non unicamente di tipo sportivo, sono anche molto più presenti nei 4 stelle. Li scelgono infatti nel 16,4% dei casi contro il solo 5,4% dei cicloturisti.

Cicloturismo

 

I ciclisti spendono di più  dei cicloturisti per le vacanze

In effetti, la diversa propensione alla spesa da parte dei due segmenti emerge anche dalla media giornaliera della cifra sborsata per la vacanza: 76 euro per i turisti ciclisti e 66 per i cicloturisti.
I curatori del Rapporto danno una loro interpretazione del trend. “Per il cicloturista che percorre tipicamente il territorio con una modalità itinerante e attraverso una serie di tappe che si rinnovano di giorno in giorno – dicono – la struttura dei consumi mostra una maggiore concentrazione intorno ad alcuni specifici beni e servizi. Ad esempio, il cicloturista frequenta meno assiduamente i servizi di ristorazione e per importi mediamente meno elevati. Mentre propende, nel 71% dei casi, in misura maggiore all’acquisto di beni alimentari in supermercati e negozi”.

Diverso è per i ciclisti turisti, che consumano di più non soltanto per “la ristorazione e l’acquisto di beni alimentari, ma anche per le attività ricreative, l’acquisto di souvenir e prodotti artigianali locali”.

Chi sono i turisti su due ruote

Ma chi sono questi turisti? In generale, in entrambe le nicchie prevalgono di oltre 10 punti percentuali i viaggiatori di sesso maschile. Le fasce di età più consistenti per i due generi sono quelle che vanno dai 21 ai 40 anni, con una buona incidenza in ogni caso anche nella fascia 41-50, dove i ciclisti turisti rappresentano il 20,3% e i cicloturisti il 16,8%.
Per chi fosse interessato alla clientela dei bikers, il Rapporto aiuta anche a geolocalizzare il target, per raggiungerlo nei mercati più sensibili. All’estero i bacini da corteggiare sono la Germania, prima sia per viaggiatori in bicicletta che per viaggiatori con bicicletta, seguita da Francia, Stati Uniti e Regno Unito.

Cicloturismo

Se invece guardiamo alle principali regioni di partenza dei cicloturisti e dei turisti ciclisti, ne figurano diverse del Centro Sud. “Quasi un quinto dei cicloturisti – puntualizza il documento – dichiara di provenire dalla Campania, cui fanno seguito Lombardia e Lazio quasi a prefigurare, oltre al movimento nord-nord, un altrettanto significativo flusso sud-nord dovuto al fatto che le principali destinazioni sono collocate nell’area settentrionale del paese: Trentino, Veneto, Emilia Romagna, Toscana”. A differenza dei turisti ciclisti, per i quali primeggiano Trentino e Veneto, le principali regioni di destinazione dei cicloturisti sono però la Toscana e l’Emilia-Romagna cui si indirizzano complessivamente i due terzi del flusso totale.

Quando i canali di comunicazione influenzano le scelte dei viaggiatori

Un’ultima considerazione riguarda i canali di comunicazione capaci di pilotare la scelta dei viaggiatori. Un dato irrinunciabile quando ci si siede al tavolo per mettere a punto le strategie di promozione e di vendita. Appurato che come per ogni altro prodotto turistico a fare la parte del leone è sempre il passaparola, sia nel caso dei ciclisti turisti (62,7%) che dei cicloturisti (58,8%), si scopre che Internet si trova al secondo posto per entrambe le nicchie. Con una significativa percentuale di cicloturisti (42,4% fra quelli che usano il web) che per tenersi aggiornati utilizzano anche i social network.

Una precedente esperienza personale incide poi sulla scelta in percentuale variabile tra il 20 e il 30%. Dunque, in ciascuna delle tre vie scelte per procedere alla prenotazione e all’acquisto, si prevede che il cliente abbia un buon riscontro – diretto o indiretto – del prodotto consumato o da consumare. Fare il possibile affinché passaparola verbale e online risultino positivi è allora assolutamente prioritario. Così come è necessario tenersi aggiornati sui capricci nascenti e futuri dell’utenza che, ricordiamo, macina numeri di tutto rispetto. “Dividendo il numero delle presenze per il numero dei pernottamenti – ricorda infatti il Rapporto – possiamo stimare che i turisti in viaggio nel nostro Paese in sella alla propria bici siano oggi 1,9 milioni, mentre coloro che la portano con sé o la noleggiano una volta a destinazione salgono addirittura a quota 4,2 milioni”.