Se fosse un brano musicale sarebbe al primo posto come i tormentoni dell’estate, di quelli che ogni anno non dimentichiamo…

Se fosse un brano musicale sarebbe al primo posto come i tormentoni dell’estate, di quelli che ogni anno non dimentichiamo perché, volenti o nolenti, li sentiamo ovunque. Ma in questi mesi caldi a fare compagnia ai discorsi tra albergatori, addetti ai lavori e vacanzieri sotto gli ombrelloni o in procinto della prenotazione di un viaggio c’è lui, il famigerato Bonus Vacanze.

Certo, uno strumento pensato a sostegno della spesa per le vacanze dei nuclei familiari non si poteva pensare potesse scatenare così tante discussioni.

Nato per aiutare a far ripartire i consumi e volto a promuovere il turismo domestico Italia su Italia, il Bonus Vacanze dovrebbe incentivare gli italiani con il portafoglio non proprio pieno, a concedersi comunque qualche giorno di meritato riposo e svago post COVID-19, usando il condizionale. E sarebbe stato un ottimo segnale per le imprese turistiche e per i cittadini, se solo avesse avuto le caratteristiche per smuovere davvero un po’ di economia.

I numeri parlano chiaro. Non c’è stato il boom di adesione.

Partiamo dal principio

Il Bonus Vacanze fa parte delle iniziative previste dal Decreto Rilancio. È un contributo fino 500 euro da utilizzare per soggiorni in hotel, villaggi turistici, agriturismi, campeggi e bed and breakfast in Italia. Può essere richiesto, e speso, dal 1° luglio al 31 dicembre 2020. Potranno richiederlo i nuclei familiari con ISEE fino a 40.000 euro. Per ottenerlo è necessario però che un componente del nucleo familiare sia in possesso di un’identità digitale SPID. Mentre per le strutture ricettive ospitanti è obbligatorio l’accesso mediante registrazione ai servizi telematici del sito Agenzia delle Entrate.

È fruibile nella misura dell’80% sotto forma di sconto immediato da parte della struttura ospitante per il pagamento dei servizi prestati. Mentre il restante 20% potrà essere scaricato, come detrazione di imposta, in sede di dichiarazione dei redditi 2021 dal componente del nucleo familiare a cui viene intestato il documento di spesa del soggiorno, che sia fattura, scontrino, ricevuta fiscale. Lo sconto applicato come “Bonus vacanze” sarà invece rimborsato all’albergatore sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione, o cedibile anche a istituti di credito.

Bonus sì, bonus no. Chi ha deciso di accettarlo? E chi no?

La situazione

Mettiamoci dalla parte degli imprenditori dell’ospitalità: in un momento di forte crisi come quello dell’industria turistica attuale, non è certo il credito di imposta a sostituirsi ai flussi di cassa mancanti.

E moltissime banche hanno chiuso le porte alla possibilità di ad acquistare il credito.

A riprova, gli hotel & co. hanno accolto con “algido” entusiasmo l’iniziativa del bonus vacanze. Tanto che, ad oggi, pochissimi sono quelli che hanno aderito alla iniziativa. Soprattutto perché è lasciata facoltà alla struttura ricettiva di accettare o meno il bonus.

Fin qui tutto giusto, ma è pur vero che il credito di imposta maturato con il bonus vacanze può essere compensativo “dal giorno lavorativo successivo alla conferma dell’applicazione dello sconto, ai fini del pagamento di tributi e contributi che possono essere versati tramite modello F24: ritenute alla fonte, contributi Inps, premi Inail, imposte sui redditi e Irap, Imu, tassa rifiuti e tributi locali”.

Quindi, non è una ragione sufficiente per accettarli fino al tetto dell’importo di questi tributi?

C’è una Italia che ha organizzato una contro mossa: alcune regioni, come il Piemonte e la Calabria su tutte, per spingere la destinazione turistica hanno puntato su iniziative alternative al bonus vacanze, promuovendo forti sconti o notti gratuite per incentivare il flusso turistico sul proprio territorio attraverso la formulazione di offerte molto allettanti per i viaggiatori.

E c’è anche chi, sommerso dalle carte in ufficio in questa estate a dir poco particolare, facendo i conti con i costi della gestione con i budget e con l’occupazione dell’hotel lontana dalle performance degli anni precedenti, utilizza e promuove il Bonus Vacanze come strumento di marketing per migliorare la vendita delle camere o fare revenue. Di questo avevamo già parlato in un altro articolo.

L’esempio di chi con lungimiranza lavora già per il futuro e per conquistare qualche nuovo cliente.

Chi avrà ragione in virtù dei risultati ottenuti alla fine? 

Le più disparate versioni si rincorrono da tempo in rete e tra gli addetti ai lavori. Ciascuno ha e avrà i suoi buoni motivi, studiati e valutati con il supporto del proprio commercialista.

Intanto, ovviamente, come sempre, è partito anche il filone delle truffe che non può mancare neanche in questa golosa occasione.