Rischi e opportunità di bitcoin e criptovalute a portata di albergo senza perdere clienti… e magari trovarne di nuovi. I…

Rischi e opportunità di bitcoin e criptovalute a portata di albergo senza perdere clienti… e magari trovarne di nuovi.

I Bitcoin stanno con prepotenza entrando nel mondo alberghiero, com’era prevedibile dopo aver rapidamente penetrato una miriade di altri settori. Ma il fatto che sia possibile pagare una camera d’hotel con una criptovaluta non significa che ciò sia automaticamente sicuro per chi riceve il pagamento. Che, nel caso specifico, è l’albergatore.

Expedia è stata una delle prime OTA ad accettare Bitcoin per le prenotazioni alberghiere – seppur curiosamente non, o non ancora, per quelle aeree. Le transazioni sono gestite dalla piattaforma Coinbase e il processo sembra celere e indolore, almeno per il momento. Sul fronte alberghiero pioniere, oltre ad alcune strutture della Riviera Romagnola e ad altri colleghi nella stessa Firenze tra i quali l’Hemeras Boutique House – “ufficialmente il primo city centre network hotel italiano ad aver implementato un sistema di pagamento in Bitcoin” – è stato il Plaza Hotel Lucchesi. Il 4 stelle superior fiorentino, infatti, per far fronte alle esigenze dei suoi ospiti statunitensi dallo scorso dicembre ha deciso di appoggiarsi alla piattaforma Bitpay, utilizzabile via smartphone, per trasformare in euro la moneta virtuale.

Se è vero che tale tecnologia, definita blockchain, sta prendendo piede in vari campi che esulano da quello esclusivamente monetario – si pensi alle modalità di voto, ai dati biometrici, medici o anagrafici ma anche a nuove forme di controllo delle recensioni online, alberghiere e non –, lo è altrettanto che la valuta digitale presenta ad oggi più ombre che luci. E le prime investono non solo il ramo finanziario e i relativi investimenti, bensì anche l’industria dell’ospitalità. A complicare le cose va detto che le norme e gli orientamenti legislativi nei diversi Paesi europei, che non condividono una linea comune, gli USA e l’Asia, non solo differiscono tra loro persino di molto, ma non offrono chiarezza nemmeno all’interno dello Stato di attuazione di ciascuna direttiva. Ne è un esempio l’Italia, dove la regolamentazione per ora si espleta solo nel contrasto al riciclaggio di denaro, e la Banca d’Italia si è fermamente rifiutata di proporsi come autorità garante e supervisore in materia di criptomonete. Come comportarsi dunque?

Come gestire Bitcoin e criptovalute

La cautela è d’obbligo. A meno che non si decida diversamente e con consapevolezza, è opportuno convertire immediatamente i Bitcoin ricevuti in euro, evitando altre sì formule ibride che consentono di incassare il pagamento parzialmente sotto forma di valuta digitale e parzialmente nella propria moneta corrente. Esistono già sul mercato booking engine che permettono di prenotare e di saldare l’importo dovuto a mezzo Bitcoin ma di renderlo subito convertibile da parte dell’hotel, che così minimizza sia il rischio di svalutazione sia i costi legati ai pagamenti. Bitcoin e criptovalute consentono in effetti di risparmiare da un lato sul tasso di cambio di eventuali valute straniere, dall’altro sulle commissioni normalmente richieste dai circuiti bancari per le transazioni con carta di credito.

Da ricordare tuttavia che il Bitcoin non è considerato una valuta bensì un “mezzo di scambio altamente volatile”, come riporta la definizione con cui è stato quotato alla Borsa merci, per l’appunto, di Chicago. In aggiunta, dal dicembre dello scorso anno, 2017, dopo un repentino crollo iniziale la sua quotazione è in costante calo, anche a causa dell’enorme costo energetico alla base del suo funzionamento; da quasi 20.000 dollari si è passati in giugno di quest’anno a poco più di 6.000 $. Il Bitcoin non è peraltro l’unica criptovaluta esistente sul mercato – tra le altre, Dash, Zcash, Monero, Litecoin, Ethereum e Waves – ma è finora la sola a essere accettata da alcune strutture ricettive se si esclude il Petro, cioè la criptovaluta venezuelana creata dal Presidente Nicolas Maduro. Questo token, equivalente a un barile di petrolio e pensato per aggirare in modo funambolico le sanzioni nordamericane, è per ora scambiato esclusivamente in una delle strutture nazionalizzate dal governo del Venezuela, lo storico Humboldt Hotel di Caracas, individuato come prototipo di un modello di sviluppo prossimamente estendibile all’intero comparto turistico-alberghiero.

In conclusione, l’effetto mediatico di essere il primo albergo ad accettare pagamenti a mezzo Bitcoin e criptovalute in una determinata area geografica – locale, nazionale o internazionale – è già stato sfruttato. Ciononostante, un atteggiamento lungimirante per la singola impresa ricettiva può essere quello di non precludersi la possibilità, in via sperimentale, di adottare metodi di pagamento innovativi, a patto però di tutelarsi in via preventiva con l’opzione della conversione immediata tramite POS, e di evitare l’incasso di somme ingenti quando si tratta di monete virtuali.