In poche ore ha squarciato in due l’universo videoludico: la metà dei frequentatori di videogames la odia, l’altra metà l’adora….

In poche ore ha squarciato in due l’universo videoludico: la metà dei frequentatori di videogames la odia, l’altra metà l’adora.

Piaccia o meno, Pokémon Go ha in un soffio incollato allo smartphone milioni di persone sul pianeta, incluso qualche migliaio di italiani. Tutti peraltro potenziali ospiti di hotel, ristoranti, caffè, bistrot e via elencando.

Sarà un fugace fuoco di paglia oppure l’app in realtà aumentata che consente di trasformare i luoghi fisici in scenari di gioco virtuali, è destinata a lunga vita?

Non sarà una moda passeggera che si esaurirà con l’estate 2016”, dichiara con fermezza la psicologa Federica Mazzeo, dell’Ordine degli psicologi del Lazio, in un’intervista rilasciata all’agenzia di informazioni Adnkronos Salute. La scienziata ha sperimentato il gioco e non soltanto ammette che sarà un tormentone estivo, ma è certa che andrà ben oltre il tramonto della stagione in corso. “Non solo – dice – per il lavoro di marketing che lo supporta e che è innegabile, quanto per la fascinazione resa dalla realtà aumentata. La sua attrattiva, insomma, sta nel potere allucinatorio, nel fatto che dia accesso a qualcosa che in effetti non esiste”.

Intanto le divisioni marketing di molte località turistiche del pianeta si stanno interrogando sui possibili usi dell’applicazione ai fini promozionali. Lo stesso vale per i musei e per le attrazioni naturali, incluso quelle non proprio a portata di mano. Ad esempio, a Napoli qualcuno ha già annunciato spedizioni sul Vesuvio alla ricerca di Magmar, il fiammeggiante Pokémon incendiario.

Ovviamente neppure gli alberghi sono risultati impermeabili alla Pokémania, tanto da avere indotto Trivago a stilare un elenco delle strutture orientate al target di utenza contagiato. Se quindi pensate di diventare un hotel Pokéfriendly sappiate che al momento vi spartite il campo con il Savoy di Londra, dove direttamente dalla camera si può fare incetta di pozioni, sfere, uova e, entro un breve raggio, si ha modo di aggiungere al palmarès vari PokèStop e PokéBall. C’è poi il parigino Villa Royale dove si hanno invece a disposizione una PokéStop e una PokéGym, mentre le proposte Trivago extraeuropee proseguono con il Silverton Casino Lodge di Las Vegas, l’australiano Mantra 2 Bond Street di Sydney e infine il Kensington Star di Sokcho, in Corea del Sud. Una lista non lunghissima che tuttavia, se i vaticini degli esperti in psicologia si riveleranno corretti, si allungherà probabilmente di parecchio. Non senza generare preoccupazioni sulle possibili derive del fenomeno.

Tutto farebbe infatti supporre che gli immancabili aggiornamenti dell’app e le inevitabili evoluzioni di questa Pokémania arriveranno a coinvolgere spazi della realtà sempre maggiori e talvolta anche di delicata natura. “Ad esempio sottolinea Federica Mazzeo – emergerà l’urgenza di valutare la legittimità del gioco all’interno dei luoghi sensibili della Memoria. Ma a far pensare è anche il fatto che nel gioco prenda vita una fantasia non auto-generata, potenzialmente dannosa per il processo evolutivo della fantasia infantile. Non dimentichiamo poi che durante il gioco si vedono cose che non esistono e che questo è un principio della psicopatologia: dopo ore alle prese con la caccia alle creature, tornare alla realtà può risultare davvero difficile”.

Temi di grande complessità, su cui la psicologa invita tutti a una riflessione, generando per giunta, involontariamente, un lecito dilemma negli operatori del nostro settore: il futuro sarà degli hotel che cavalcheranno la Pokémania o di quelli che la osteggeranno? Ai posteri – e agli esperti di marketing – l’ardua sentenza.