Diceva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”….

Diceva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Dunque, il fatto di avere trovato nel giro di una decina di giorni, sulla stampa nazionale e internazionale, diversi richiami all’accresciuto appeal esercitato sulla clientela top spender dagli hotel storici di lusso significa avere la prova di una tendenza in corso. Che ciascuno, ovviamente, cavalca come meglio reputa.

Ad esempio la località messicana di Puerto Vallarta ha puntato sul gossip, rimettendo a nuovo Casa Kimberly e ripristinando fedelmente la Richard Burton Suite, cioè l’appartamento occupato nei primi anni Sessanta dal celebre attore e dalla sua – all’epoca ancora nuova e segreta – compagna Elizabeth Taylor, cui è intitolata un’altra delle nove suite che compongono il complesso.

In Italia il Grand Hotel Continental di Siena è invece diventato meta di escursione guidata all’interno del circuito “Turisti per casa”. Si tratta di un palazzo del Cinquecento trasformato in uno dei più noti hotel storici di lusso tre secoli dopo, con un memorabile Salone delle feste affrescato da Antonio Colli e camere anch’esse cornici di opere firmate da Giovan Battista Marchetti. Obiettivo dell’insolito tour è  – come spiegano gli organizzatori stessi – “dare a tutti, senesi e non, la possibilità di apprezzare un luogo di cui hanno spesso sentito parlare, ma nel quale non sono mai entrati”.

L’altra notizia agli onori delle cronache riguarda il possibile acquisto del secolare San Domenico Palace di Taormina da parte dello sceicco del Qatar, che senza batter ciglio avrebbe già messo sul banco 52 milioni e mezzo di euro. La struttura, con – è il caso di dirlo – incomparabile vista su Etna e Teatro greco, si trova all’interno di un monastero fondato nel 1374 dal domenicano Girolamo De Luca, con tanto di giardino comprendente il chiostro originario e un’ampia ala adibita a Grand Hotel aggiunta nel 1896. Nel libro dei visitatori, rigorosamente in pura pergamena, si incontrano fra i molti nomi illustri quelli di Thomas Mann, Luigi Pirandello, Re Edoardo d’Inghilterra, Truman Capote, Audrey Hepburn, Ingrid Bergman e via elencando.

Lo sceicco, che in Italia ha già fatto man bassa di hotel storici di lusso, non vorrebbe lasciarsi scappare questa chicca proprio per il valore aggiunto dato dalla presenza di quel genius loci diventato complemento inestimabile dell’arredo d’hotel. Complemento cui il gruppo Fairmont Hotels & Resorts ha appena dedicato un report di approfondimento, giusto per indagare le origini del trend.

Ne è emerso che questo è frutto della ricerca, da parte del cliente, di nuove e più intense ‘connessioni emozionali con il territorio e con la struttura in cui si trova’ e della definitiva affermazione del valore esperienziale della vacanza sul puro valore del bene di consumo. Sempre secondo lo studio, il soggiorno in uno degli hotel storici di lusso offrirebbe insomma all’ospite il vantaggio di un’immersione – fisica e concreta – nella quotidianità dell’epoca cui la struttura risale. Una specie di viaggio nel tempo che ormai molti turisti ambiscono a sperimentare.

A quanti dispongano di tanta ricchezza, gli esperti di marketing suggeriscono dunque di provvedere immediatamente a darne appropriata evidenza. E tutti gli altri non sono comunque esclusi dalla partita. Basta ricorrere a soluzioni surrogate.

Un’alternativa agli hotel storici di lusso

Si ricorda ad esempio la possibilità di ripiegare sull’acquisto di registri d’epoca che raccolgano voci e testimonianze del passato. Ha fatto a questo proposito notizia sulla stampa quotidiana l’Album di Firme e Dediche appartenuto a Boris Skerl, direttore fra il 1908 e il 1955 dell’Hotel Excelsior di Firenze poi dell’Hotel Danieli di Venezia e dell’Hotel Des Iles Borromees. Contiene foto, autografi e lettere delle moltissime personalità internazionali che li frequentarono: re, principi, politici, generali, imprenditori, scrittori, artisti, attori e musicisti. Attualmente è in vendita all’asta per 4mila euro. Un ragionevole investimento per dotarsi di quella porzione di “intangible heritage” così apprezzato dai viaggiatori del nostro tempo.

L’ALBUM

“Album di Firme e Dediche”

(1908-1955)

Manoscritto di 118 carte ricco di fotografie originali con autografo o dedica, articoli di giornale, lettere e cartoline autografe da personaggi noti ospiti di Boris Skerl