Privato, anzi privatissimo. E possibilmente anche lussuoso, o addirittura lussuosissimo. Il mondo della day-use hospitality si espande a vista d’occhio,…

Privato, anzi privatissimo. E possibilmente anche lussuoso, o addirittura lussuosissimo. Il mondo della day-use hospitality si espande a vista d’occhio, e non è mai stato così in tendenza.

Stiamo parlando delle camere, dei ristoranti e degli altri spazi dell’hotel messi a disposizione del cliente in orario diurno. A chi per rinfrescarsi e cambiarsi d’abito dopo un lungo viaggio e prima di affrontare un appuntamento di lavoro; a chi per riposarsi dopo una faticosa escursione estiva e fare una doccia prima di correre in aeroporto per tornare a casa; a chi per trovare uno spazio di lavoro silenzioso e poter fruire degli spazi comuni per riunioni informali; a chi per poter sfruttare nei momenti di minore afflusso i servizi interni, quali piscine, saune, palestre.

day-use hospitality

Sono, queste, solo alcune delle varianti offerte dalla day-use hospitality; varianti che pur essendo modulabili nelle soluzioni più diverse e anche in numero piuttosto cospicuo, risultano tutte egualmente riconducibili al trend “In Private” descritto nell’Industry Vision Travel & Hospitality 2019, l’Osservatorio di Italian Exhibition Group che monitora le tendenze di consumo nel mondo del turismo tracciando i profili dei nuovi consumatori. L’edizione 2019 del documento enumera appunto tra i 5 trend da conoscere per affrontare il nuovo decennio quello legato a un prodotto in cui i caratteri dell’unicità e della sartorialità ormai consolidati assumono nuove sfumature grazie alla fusione con “servizi e tecnologie in grado di semplificare la vita e le scelte dei consumatori”.

Un nuovo mix che orienta gli ospiti verso l’acquisto di un servizio o, meglio ancora, di “un iper-servizio spiccatamente privato e personale”. Nel pieno dell’era della condivisione – modello sociale e di consumo ormai diffuso – emerge insomma con forza “l’esigenza di ritagliarsi uno spazio privato, restando connessi, ma separati, per ritrovare l’intimità e definire individualmente i tempi della privacy e quelli della socialità”.
In ambito alberghiero una delle strade da seguire per cavalcare il trend è appunto la formula del day-use hospitality, commercializzabile e targettizzabile grazie al supporto delle tecnologie.

day-use hospitality

Dagli USA all’Italia, le piattaforme per il day-use

Ecco allora che negli Stati Uniti, e più precisamente a Richmond, in Virginia, nasce BookADayRoom.com. Nel suo portfolio ci sono spazi disponibili dalle 8 del mattino fino alle 6 pomeridiane, in strutture che vanno da tre a cinque stelle. Buyhours suggerisce invece una soluzione temporale scaglionata, mettendo a disposizione più di 3mila strutture in 600 destinazioni a partire da un tempo minimo di tre ore, che può salire fino a 6 oppure a 12. Con un budget minimo, a partire da circa 25 euro il portale propone camere in hotel di varia categoria da Dubai a Madrid, Parigi, Londra, Barcellona, Berlino e naturalmente anche in Italia, ad esempio a Roma. In questo caso viene proposta anche l’opzione Mystery Hotel. Si tratta, secondo quanto si legge nel sito, di strutture “molto speciali ad un prezzo incredibile”. Il trucco è che non se ne conosce il nome fino a 5 ore prima del check-in. “Prenotando – avvisa il messaggio che appare quando ci si predispone alla registrazione – potrai scoprire quale hotel si nasconde dietro alla maschera. Hai il coraggio di provare?”, viene chiesto all’utente, cavalcando così un altro trend in crescita. Nell’Industry Vision Travel & Hospitality 2019 questa specifica attitudine viene denominata “Playing the Game” e vi sono racchiusi tutti quei prodotti “all’insegna della sorpresa”, che fanno leva su nuove dimensioni ludiche in cui – si legge nel documento – gli adulti possano per una breve parentesi di tempo tornare bambini. La ricerca di occasioni di svago ed evasione, per uscire dalla quotidianità, si sta infatti facendo spazio nei comportamenti di consumo. E “in questo contesto – aggiunge l’Osservatorio – le persone si orienteranno sempre più verso le aziende che sapranno utilizzare la componente ludica per avvicinare il cliente per far conoscere meglio prodotti e servizi”.

Una panoramica sulla day-use hospitality non può ovviamente che concludersi con il portale italiano Daybreak Hotels, a cui il fondatore deve nientemeno che il Premio della Presidenza della Repubblica per l’innovazione. Ad oggi vi hanno aderito circa 3mila hotel italiani, di cui 350 a Roma e 250 a Milano. I restanti sono disseminati in altre località nazionali e internazionali. Nato come atleta di pallanuoto, l’ideatore Simon Botto ha scoperto girando per il mondo che il tasso di occupazione delle strutture alberghiere si attesta mediamente al 65%. Lui ha deciso di dare una mano per incrementarlo. Il suo sito propone per l’uso giornaliero anche camere abbinate a sauna, piscina, idromassaggio oppure spa. Quest’ultima può essere utilizzata anche come unico servizio, sempre in day use, così come accade per ristoranti d’hotel, sale meeting o appartamenti. Anche in questo caso è contemplata l’opzione Mystery. In una intervista recentemente rilasciata al quotidiano La Stampa, Botto ha rimarcato che la formula day-use non è necessariamente solo per i turisti. Qualcuno – spiega – la regala anche ai residenti, come break esperienziale, perché avere accesso al lusso per una frazione del prezzo consente a molti di vivere uno stacco dall’ordinario altrimenti impossibile.

Nasce così per l’hotel una nuova tipologia di cliente, il daybreaker, di cui avevamo già tracciato un profilo, fortemente concentrato sulla qualità del tempo speso nella struttura anziché sulla quantità.