Intanto sgombriamo il campo dai luoghi comuni. Stampare cataloghi di prodotto non significa né essere antiquati né nostalgici passatisti. L’importante…

Intanto sgombriamo il campo dai luoghi comuni. Stampare cataloghi di prodotto non significa né essere antiquati né nostalgici passatisti. L’importante è farlo consapevoli di trovarsi nell’Era 2.0.

Chi investe ancora nel cartaceo e perché?

I grandi marchi del fashion e del tessile, che ultimamente hanno spinto moltissimo sulle vendite online, hanno non a caso continuato ad investire sulla cellulosa, come dimostra una recente inchiesta curata da Le Monde. Dalle colonne del quotidiano francese, John Koryl, presidente della rete internazionale di grande distribuzione di lusso Neiman Marcus, spiega di “non investire in advertising televisivo e di allocare invece più volentieri una fetta del budget pubblicitario alla produzione di cataloghi su carta. Molto meno – ammette – di quanto si facesse un tempo, tanto da essere passati dai 30 milioni di copie tirate nel 2002 al milione scarso di oggi, ma quanto basta per incrementare il potere di impatto del brand sulla clientela”.

Nello stesso servizio, Matthew Hiscock, direttore marketing global per il brand inglese Boden, conferma, aggiungendo che il catalogo deve essere oggi inteso come strumento complementare al web, rispetto al quale vanta, dal punto di vista dell’azienda, una maggiore e più efficace capacità narrativa e, dal punto di vista del cliente, la capacità di offrire un’esperienza tattile impossibile in rete.

Il catalogo cartaceo 2.0

Dunque, in tema di turismo, un possibile giusto mix fra questi elementi (complementarietà al web, forza narrativa, esperienza tattile) potrebbe essere quello appena ideato dall’agenzia internazionale di advertising Fcb per il giornale di bordo della Tam Airlines, il più grande vettore aereo brasiliano. Una soluzione che potrebbe funzionare anche per l’hotel, almeno per alcune nicchie di clientela.
Il progetto è stato concepito in Italia e si basa sulla personalizzazione estrema del magazine, che riporta in copertina il volto del cliente cui viene consegnato e, nelle pagine interne, una serie di informazioni tarate sui suoi personali interessi.

Tutto questo è stato realizzato grazie all’integrazione, nella fase della prenotazione del biglietto sul sito web della compagnia, del Facebook Login del passeggero: una porta che, come spiega Fabio Teodori, direttore creativo di Fcb Milano, in una intervista apparsa su LaRepubblica.it, consente l’accesso a foto, video, passioni e interessi del cliente. Queste notizie, insieme alla data e alla destinazione del viaggio, vengono utilizzate da Tam per stampare e recapitare il magazine direttamente al posto assegnato. Con il risultato che, anziché lasciare il giornale abbandonato sul velivolo avendone sfogliato, nel migliore dei casi, qualche pagina, il passeggero lo legge con attenzione e lo porta via con sé. Fino ad ora è avvenuto nella totalità dei casi, indipendentemente da età e nazionalità del cliente.

Provate anche voi!

Perché allora non replicare l’esperimento in hotel, trasformando la brochure in un magazine personalizzato? Magari non per tutti i clienti; scegliendo prima oculatamente per quali e con quali obiettivi. Se poi la prospettiva vi sorride o, comunque, vi incuriosisce, date un’occhiata a questo video esplicativo e valutate se fare o meno vostra l’idea.
Senza gettare via, per forza, quanto di buono c’è stato ai tempi della carta, e  traghettando invece – come insegna il noto chef stellato Massimo Bottura – “il meglio del passato in questa nuova Era”.