Ci siamo. Con la primavera alle porte e le grandi competizioni internazionali di ciclismo ai nastri di partenza, le due…

Ci siamo. Con la primavera alle porte e le grandi competizioni internazionali di ciclismo ai nastri di partenza, le due ruote torneranno presto ad animare le strade italiane, apportando ulteriore ossigeno alle casse del comparto turistico. Se, infatti, in Europa il cicloturismo ha un valore stimato intorno ai 44 miliardi di euro, la quota italiana, che ne assorbe 3,2, è di tutto rispetto e, per giunta, in espansione grazie a un’ampia componente domestica che si aggiunge a quella estera, capitanata dall’ormai consolidata e nutritissima compagine tedesca.

Il business del bike tourism è ovviamente interessante non soltanto per i territori ma anche per le strutture alberghiere che possono predisporsi all’accoglienza di questi utenti, peraltro sempre più tecnologici e quindi raggiungibili via smartphone per qualunque tipo di servizio: dalla prenotazione di camere e ristoranti, alla diffusione di mappe interattive sulle ciclovie e sulle attrattive di carattere paesaggistico e artistico che si possono incontrare percorrendole.
Sulla scia dei competitor esteri che stanno scommettendo su questa tipologia di viaggiatori attraverso il potenziamento della rete ciclabile, l’Italia ha destinato lo scorso anno allo sviluppo del sistema delle ciclovie turistiche 50 milioni di euro, con la promessa di ulteriori incrementi per gli anni successivi. “Muoversi in questa direzione – ribadisce infatti Enit nell’ultimo studio dedicato al tema – è una sfida che un Paese come il nostro non può non cogliere, anche in vista di uno sviluppo sostenibile più attento alle risorse storiche, ambientali, paesaggistiche ed al loro consumo”.

Lo stesso studio ricorda agli albergatori quanto ampio possa essere il margine di crescita. Al momento ci sarebbero infatti “pochi hotel attrezzati per i ciclisti e pochi itinerari con segnaletica adatta, soprattutto per i viaggiatori provenienti dai paesi nordeuropei”. Una volta risolto il tema della viabilità, il nostro territorio avrebbe infatti un potenziale cicloturistico eccezionale, grazie al clima favorevole, alla varietà dei paesaggi e dell’offerta culturale, oltre che ad una buona rete di collegamenti autostradali e aerei (anche low cost) per chi arriva dall’estero e ad un patrimonio enogastronomico tenuto in gran conto dai turisti che si muovono sulle due ruote. Ma quali esigenze esprimono, esattamente, questi viaggiatori?

Le 3 macrocategorie del bike tourism

Lo studio Enit suddivide i protagonisti del bike tourism in tre macrocategorie legate al tipo di bicicletta utilizzato:

  1. Un primo segmento è quello degli slow bikers, la categoria che maggiormente necessita di percorsi ciclabili. Si tratta infatti di un’utenza non necessariamente di marcata impronta sportiva e piuttosto variegata in termini di età, suddivisa omogeneamente tra maschi e femmine, con una buona quota di nuclei familiari con bambini.
    “In ragione di questa varietà – spiegano i curatori dello studio – l’utenza slow bike richiede un’accurata organizzazione logistica generale e una grande quantità e varietà di servizi. Oltre al pernottamento, la domanda si estende infatti al trasporto bagagli, al nolo delle biciclette, ad eventuali visite guidate in grado di fornire informazioni dettagliate sui luoghi, altrimenti difficilmente reperibili”.
  2. Gli utilizzatori di bici da corsa rientrano invece nel secondo segmento, molto specialistico, costituito prevalentemente da utenti singoli e di sesso maschile, dai quarant’anni in su. Si tratta di una nicchia di persone con forte propensione all’attività sportiva, in grado di spostare enormi flussi in concomitanza di importanti manifestazioni sportive programmate su percorsi che sfruttano la viabilità ordinaria.
  3. L’ultimo importante segmento è quello della mountain bike, la più adatta ai percorsi di interesse naturalistico. È una fetta di mercato in cui prevale la fascia giovane, che ama muoversi in maniera abbastanza indipendente, gestendo in autonomia tappe e attività. I turisti appartenenti a questo target, anche in virtù della giovane età, sono grandi utilizzatori delle nuove tecnologie (GPS) e anche frequentatori di bikepark, cioè di quegli spazi in grado di soddisfare alcune sottonicchie, dedite per esempio al freeride ed al downhill.

Bike Tourism: chi sono e dove alloggiano i viaggiatori "a pedale"

Chi sono e dove alloggiano i ciclisti

Italiani (39%) e stranieri (61%) che scelgono di trascorrere in Italia le vacanze in sella ad una bici, optano al momento soprattutto per le regioni del Nord che offrono molti chilometri di piste ciclabili di qualità e numerosi servizi accessori.
In particolare, tra tutti i dati raccolti nello studio, emerge curiosamente come nelle regioni settentrionali ci sia una marcata affluenza di cicloturisti non solo nei mesi estivi, potenzialmente più favorevoli sotto il profilo climatico, ma anche in quelli immediatamente precedenti e successivi, ovvero marzo, aprile, settembre e ottobre.
Nei mesi più caldi la percentuale di cicloturisti stranieri si attesta al 60% del totale, contro un 40% di italiani. A maggio e settembre il flusso estero di bike tourism scende intorno al 55%, mentre nel mese di aprile si registra un interesse maggiore da parte degli italiani, che rappresentano il 70% del totale delle presenze.

Contrariamente a quanto si sarebbe portati a supporre in merito alla scelta dei luoghi di soggiorno, lo studio Enit sottolinea come i cicloturisti cerchino solitamente standard e livelli di comfort medio-alti, scegliendo strutture a partire dalle 3 stelle. Per lo più, i viaggiatori che optano per una vacanza nella natura sono orientati alle seguenti sistemazioni: hotel classico (20,5%), agriturismo (19,5%), b&b (18,5%), appartamento (14%), campeggio (8,5%), camper (11%).

Prediligendo una forma di viaggio non penalizzante per l’ambiente, lenta e rispettosa della natura, i viaggiatori del bike tourism prestano molta attenzione al consumo alimentare. Nell’Anno del Cibo Italiano, l’Enit richiama con ancora più forza l’attenzione dei professionisti dell’enogastronomia sullo stile della tavola professato da questi turisti. Le loro preferenze vanno infatti ai prodotti provenienti da agricoltura biologica o biodinamica, preparati secondo le tradizioni locali, in perfetta coerenza con la formula di viaggio praticata, fondata anzitutto sul rispetto per l’ambiente.