Pare che oggi se non si parla di street food non si possa parlare di cucina. Ma davvero lo Streed…

Pare che oggi se non si parla di street food non si possa parlare di cucina. Ma davvero lo Streed Food, tra i format di tendenza nella ristorazione, è un business che può fare la differenza? O è solo una moda passeggera?

Certo non possiamo prevedere il futuro e sapere esattamente ciò che accadrà allo street food, ma possiamo analizzare la storia e capire da dove viene.
Il cibo di strada si perde nella notte dei tempi e ne troviamo tracce molto antiche già in alcuni secoli avanti Cristo. Allora ci siamo fatti una domanda: cosa è successo nel frattempo? Perché, se la storia del cibo di strada è così antica, è scomparso e poi è tornato alla ribalta forte come adesso?

Ci sono più risposte, la prima si chiama tecnologia, la seconda marketing, la terza mercato. Ma andiamo con ordine.

Il cibo di strada non è mai sparito, semplicemente per tanto tanto tempo non ha fatto moda, nessuno ne ha parlato e sopratutto non esisteva la tecnologia. Oggi il web, la condivisione sociale, Youtube e i tanti programmi televisivi lo hanno fatto diventare un vero must. Questo, unito alla fame di novità del mercato e ad un marketing eccellente hanno fatto il resto.

La cucina di strada ha radici così profonde e antiche, che ritengo difficilmente sparirà, anzi, evolverà con l’evolvere della nostra cultura in tutto il mondo. La cucina di strada e’ la cucina di casa, la cucina con i prodotti del territorio, con le tecniche popolari, con i sapori e i colori che quel determinato territorio contiene. Più un territorio è o è stato contaminato da popoli in migrazione o di dominio differente, più la cucina viene contaminata, evoluta, trasformata e fusa con sapori e tecniche miscelati tra loro. Questo insieme di caratteristiche rendono lo street food così grande e potente, racchiudendo la storia culinaria dei popoli.

I Festival dello Street Food

Perché parlare anche di marketing quando si parla di cucina di strada? Semplice, perché attraverso il marketing, lo street food è diventato un enorme business, ci sono innumerevoli festival dedicati allo street food.

Uno tra i più famosi è senza dubbio quello dello San Francisco (San Francisco Street Food Festival), ma lo stesso Salone del gusto di Torino vanta una interessantissima area dedicata al cibo di strada. Cesena nel cuore della Romagna, ha un suo street food festival è così tantissimi altri paesi e cittadine sparse in giro per il mondo.

Street Food nel mondo

Ci sono anche tantissimi luoghi in cui il cibo di strada e’ parte del sistema nutrizionale e non ne fanno un festival, tantomeno utilizzano il marketing. Come ad esempio pareecchi paesi del continente africano, l’India che ha una cucina di strada ricchissima. Qui si incontrano bancarelle e carretti animati da uomini e donne che lavorano ricette bel oltre i limiti di quello che le nostre ausl riterrebbero in regola, ma nemmeno conosciamo tracce di avvelenamento di clienti.

Proprio sull’India che ho visitato di recente, vorrei evidenziare la divisione della cucina di strada in due grandi blocchi:

Nel primo il cibo viene consumato in piedi da un buffet alquanto artigianale e fatto con le ricette di casa (circa una decina). Il riso è sempre presente e cotto a vapore con le spezie, troviamo molti cibi semi liquidi e quasi tutto è vegetariano.

Oppure il cibo di strada che si consuma in piedi in modalità finger food. Qui troviamo i peperoni passati in una pastella di acqua e farina di polenta con ripieno di patate, ceci, spezie piccanti e poi fritti, il nan, tipico pane indiano (tipo una piadina ma senza strutto), farcito con hummus, salsa piccante, qualche spezia e poi piegato a metà e mangiato come un sandwich. Nello stesso modo vengono servite granaglie, ceci, noccioline, pistacchi, tutto cotto, tostato e salato al momento.

In sostanza le  grandi differenze si riscontrano tra paesi dove il cibo di strada ancora rappresenta un modo di vivere e paesi in cui il cibo di strada rappresenta una moda ed un’opportunità commerciale.

Nulla di controverso nella seconda, anzi se fatto con etica e rispetto delle tradizioni e culture trovo sia arricchente da molti punti vista.