Consumi fuori casa in aumento, merito anche del social eating

By Giacomo Pini
Dic 11th, 2015
1483 Views

Consumi fuori casa in aumento, merito anche del social eating

Una ricerca di TradeLab, presentata a Host Fiera Milano 2015, ha quantificato in 72 miliardi di euro il giro d’affari mosso dal mercato dei consumi fuori casa, pari a un terzo dei consumi food & beverage totali. Non rientrare a casa per i pasti (soprattutto il pranzo) è diventata un’abitudine per tantissimi italiani, dettata dagli standard lavorativi e dalla crescente necessità di socializzazione.

La componente che ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo di questo business è stata infatti l’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, insieme con l’aumento di numero di donne lavoratrici e l’affermarsi di nuovi trend di consumo (brunch, aperitivi, vegan, etnico e bio).

Il mercato italiano del fuori casa, distribuito in 290mila punti di ristoro tra bar e ristoranti, si è aggiudicato il bronzo in Europa, in coda alla Spagna (dove i consumi fuori casa rappresentano il 50% dei consumi alimentari totali) e il Regno Unito (43%).

Il mercato dei consumi fuori casa in Europa

Il mercato dei consumi fuori casa in Europa

Social eating, protagonista l’home restaurant

Uno dei trend che sta alimentando i consumi fuori casa è il social eating, grazie al quale anche cucine, sale da pranzo, terrazze e giardini privati vengono trasformati in luoghi di ristoro e di condivisione con amici o sconosciuti. Oggi sono 7mila i cuochi social italiani che si danno da fare per organizzare eventi e aprire le porte della propria abitazione agli ospiti, dando così vita all’home restaurant. Un nuovo modo di stare a tavola di cui avevamo già parlato: piccoli ristoranti che chiunque – con un po’ di predisposizione ai fornelli – può aprire presso casa propria.

Si tratta di un mercato da 7,2 milioni di fatturato che coinvolge in tutto il Paese 300mila persone appassionate di cucina, le quali propongono online le proprie ricette ad amici, turisti o curiosi pronti a gustare le pietanze pagando un prezzo ridotto o dividendo l’importo della spesa al supermercato.

Social Eating con Eatwith.comLa ristorazione casalinga, grazie ad oltre 37mila occasioni di condivisione, ha sfamato nel 2015 300mila avventori per un incasso medio a serata di circa 195 euro, con peculiarità da regione a regione. In Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Puglia e Basilicata l’incasso è spesso superiore ai 200 euro. Al contrario, in Valle d’Aosta, Calabria e Sicilia il “fatturato” medio non supera i 150 euro.

Le piattaforme più note di social eating sono Peoplecooks.com, Eatwith.com e Vizeat.com. Per non parlare di Gnammo.com, una delle community che ha contribuito maggiormente a diffondere il fenomeno su scala nazionale. I suoi amministratori hanno tenuto però a precisare che c’è una notevole differenza tra social eating e home restaurant, data dal fatto che il primo ha carattere sporadico mentre il secondo è imprenditoriale ed è giusto che, in quanto attività sistematica, venga regolamentata con opportune leggi, anche a tutela della salute degli ospiti.

Il retrogusto amaro del ristorante in casa

Social eating finger foodCome gli hotel contro Airbnb, numerosi ristoratori si sono mobilitati contro l’attività dell’home restaurant, considerata concorrenza sleale a causa delle agevolate condizioni fiscali ed economiche con le quali opera. Il grande problema è anche in questo caso la mancanza totale di regolamenti sanitari, igienici e finanziari, nonché di garanzie di qualità e freschezza dei prodotti alimentari somministrati agli ospiti. 

Sono d’accordo con Gnammo: viva il mercato che cambia, viva un nuovo modo di fare ristorazione, purché la competizione avvenga ad armi pari. Sì a regolamentazioni che pongano gli home restaurant allo stesso livello dei ristoranti tradizionali, che permettano ai professionisti di scendere nell’arena del mercato con gli stessi strumenti (e gli stessi costi) degli chef occasionali.

A proposito dell'autore

Giacomo Pini
- Con oltre venti anni di esperienza sul campo è un esperto di Turismo e Ristorazione, classe 1972 vive rimbalzando tra Romagna sua terra natale e dove ha il suo quartier generale, Siena e San Francisco. Consulente per diverse aziende del settore, strutture ricettive, catene alberghiere e holding internazionali, per le quali, con il suo staff, cura lo start up, il marketing strategico, la formazione del personale e più in generale tutta l'attività di lancio e posizionamento commerciale. E' formatore e autore di diversi testi professionali.