Spiagge bianchissime, palme di cocco e vista sulla barriera corallina del Belize: l’isola Blackadore Caye, lunga 3 km e larga…

Spiagge bianchissime, palme di cocco e vista sulla barriera corallina del Belize: l’isola Blackadore Caye, lunga 3 km e larga tra i 60 e i 200 metri, è stata acquistata dal divo di Hollywood Leonardo di Caprio. Obiettivo: la costruzione di un complesso turistico a 5 stelle in rigorosissimo stile eco-compatibile.

Alimentata da energia rinnovabile e autonoma nei consumi, l’isola osserverà infatti un protocollo per inquinare quanto meno possibile: l’illuminazione, per esempio, potrà essere regolata secondo i ritmi circadiani (cioè di 24 ore). L’architettura poi si avvarrà in modo massiccio di materiali locali. E anche gli ospiti dovranno abbracciare nuove abitudini: ecco perché le bottiglie di plastica saranno bandite.

Altra isola, stesso obiettivo: nel Mar dei Caraibi l’imprenditore inglese Richard Branson propone Moskito, 5 chilometri quadrati di paradiso di sabbia candida circondata da mare blu allestiti con un eco resort. Tra le attrezzature: capanne costruite con materiali naturali, pannelli solari, turbine eoliche e impianti che sfruttano il moto ondoso.

Blackadore Caye e Moskito, destinate a un turismo a cinque stelle, saranno dotate di tutti i lussi. Ma quello che le rende interessanti è il trend che propongono: il ricorso ad accorgimenti a 360° per ridurre l’impatto ambientale. Una struttura alberghiera infatti inquina 4 volte di più di un normale condominio. Perché lava più frequentemente la biancheria, tiene accesa più a lungo l’aria condizionata, usa una maggiore quantità di detersivi igienizzanti…

LA STRADA VERSO UN’OSPITALITà GREEN

Per essere più “eco”, le misure possibili sono infinite: si va dall’adozione di dispenser ricaricabili per il sapone all’allestimento di vetri “heat mirror”, che isolano dal freddo e proteggono dal calore esterno. Oppure al posizionamento di due circuiti per l’acqua, per riutilizzare nello sciacquone quella filtrata dagli altri condotti. Tutte iniziative che si rivelano convenienti sotto diversi punti di vista. Da una parte, il concreto risparmio in termini energetici. Le lampadine a basso impatto, per esempio, riducono la bolletta del 70%. Dall’altra, la possibilità di proporsi con il valore aggiunto della qualità: i gestori di strutture eco-compatibili possono presentare tariffe un poco più onerose (in genere, del 10-20% in più) senza per questo perdere clientela. I turisti attenti all’ambiente infatti si dimostrano disposti a pagare di più pur di inquinare di meno.

Ma in soldoni, come si converte una struttura tradizionale in una a basso impatto? Tre le aree che distinguono una struttura eco-friendly. Innanzitutto l’uso dell’acqua, e poi il rifornimento energetico così come la gestione dei rifiuti.

Per quanto riguarda l’acqua, vanno accorciati i cicli di risciacquo degli elettrodomestici e va adottata biancheria colorata (che si lava a temperature inferiori di quella bianca). Inoltre è bene sistemare circuiti che filtrano e riciclano l’acqua per riempire sciacquoni, lavare pavimenti, innaffiare giardini. Buona regola è poi la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana.

Dal punto di vista dell’energia, è bene dotarsi di serramenti anti-sprechi e sensori che segnalano eventuali fughe. Le varie superfici vanno isolate e devono essere installati impianti per la produzione di energia rinnovabile (solare, fotovoltaico…). Tutti gli apparecchi, dalle lavatrici alle lavastoviglie, dovrebbero essere usate solo a pieno carico.

Infine la gestione dei rifiuti deve essere differenziata e la spazzatura va ridotta al minimo. Bando quindi agli oggetti usa e getta, dalle stoviglie alla biancheria (tovaglie, asciugamani…), così come ai prodotti confezionati con packaging anti-ecologici. Da sottolineare che i detergenti possono essere molto inquinanti: meglio scegliere quelli a basso impatto. Il cibo, ovviamente, deve essere bio e a chilometro zero.

Un’ultima considerazione: sbaglia chi pensa che la eco-compatibilità sia troppo complicata. Perché tutto si può fare partendo da piccoli passi. Chi propone sale riunioni per meeting aziendali per esempio, può rifornirle con bicchieri in vetro anziché in plastica, penne biodegradabili con struttura in mais, cartelline in carta riciclata…