Trasversalità. Contaminazione. Trasformismo. Sono le tendenze del momento, che le aziende dei settori più diversi si sono trovate obbligatoriamente a…

Trasversalità. Contaminazione. Trasformismo. Sono le tendenze del momento, che le aziende dei settori più diversi si sono trovate obbligatoriamente a cavalcare per soddisfare le richieste della clientela. Ecco allora arrivare sui banconi gelati dal sapore salato o piccante, caramelle multigusto che passano da un aroma all’altro nel giro di pochi secondi, profumi da uomo al rum, abiti multifunzionali che cambiano linea e forme a seconda delle diverse necessità della giornata.

Nel turismo questa richiesta di gioco e di metamorfosi che arriva dall’utenza si è concretizzata nel glamping, neologismo che, intrecciando il glamour con il camping ha trasformato in uno schioccar di dita e in contemporanea sia l’offerta alberghiera che quella per i campeggiatori. Tutto ciò dando vita a soluzioni di accoglienza basate sull’ibridazione dei due settori, fino a qualche anno fa collocati agli antipodi.

Il format funziona e si sta diffondendo, anche grazie all’entusiastico coinvolgimento di albergatori e architetti di visione, due dei quali ci spiegano perché questo “ibrido” ha interessanti margini di crescita e perché quindi funziona investire sul glamping.

Il parere dell’albergatore

Claudia Meister, proprietaria del Meisters Irma Hotel di Merano, è una valida testimonianza dei vantaggi di investire sul glamping: dal 2010 ha aggiunto questo tipo di proposta attraverso la costruzione di una casa tra le fronde di un albero della proprietà.

Sono solo 38 metri quadrati di superficie – spiega –, ma hanno un vastissimo consenso e aggiunto grande appeal alla nostra offerta, trasformandosi spesso nel motivo trainante del viaggio. Infatti, molti dei clienti che l’hanno abitata ci hanno confessato che non avrebbero mai deciso di trascorrere le vacanze in questa località se non fosse stato per la casa sull’albero”.

Parliamo però di coefficiente di occupazione e di target.

Il tasso di occupazione della casa è del 96 per cento e l’affittiamo per periodi minimi di sette giorni, oppure per periodi più brevi solo in last minute.
L’età media dei partecipanti va dai 44 ai 50 anni, e spesso si tratta di coppie che festeggiano un anniversario.

Risultato in termini di fidelizzazione?

I nostri ospiti tornano, nel 50 per cento dei casi per ritentare l’esperienza nella casa sull’albero, e nel restante 50 per cento dei casi per sperimentare la struttura alberghiera della stessa proprietà.
Nonostante sia nato quasi per scherzo da un’idea di famiglia davanti a un bicchiere di vino, questo prodotto ci ha dato così tanta soddisfazione che abbiamo deciso di investire sul glamping ancora di più, aggiungendo alla casa un’ampia veranda, riscaldamento, bagno, ambienti in zona notte e in zona giorno. E’ una soluzione un poco più economica rispetto alla camera in hotel, disponibile anche solo per i weekend e per un target giovane, e anche questa è molto gradita.

Progetti futuri?

Continuiamo a investire sul glamping, e la grande scommessa  si concretizzerà nel corso del mese di ottobre con l’apertura di un nuovo resort a Merano 2000. Qui, oltre agli chalet classici di montagna, sorgeranno nuove case sugli alberi. E questa volta saranno ben sedici.

Il parere dell’architetto

Simone MicheliSimone Micheli è un architetto di fama, specializzato in soluzioni abitative particolarmente attente alla sostenibilità. La sua matita ha dato forma, in collaborazione con Mauro Orsi, alla Dream House, modulo di alto design appositamente progettato per il glamping. “Una creazione – puntualizza – che nasce dall’esigenza dell’uomo contemporaneo di recuperare un rapporto autentico con la natura, di tornare a toccare con mano umana il mondo che lo circonda”.

Per soddisfare questa necessità ha però senso applicare un design di livello elevato?

Il design ha come obiettivo primario quello di arricchire la qualità della vita degli uomini, quindi soltanto una progettazione di alto livello e intelligente, attenta alle emozioni e ai desideri umani, può di volta in volta cogliere in maniera differente e innovativa le molteplici sfaccettature dell’animo umano, soddisfacendole al meglio.
L’obiettivo di ogni bravo designer deve essere quello di non fermarsi mai di fronte alla standardizzazione, ma di esplorare, toccare, conoscere, sperimentare senza sosta.

Come la si mette sul piano dell’impatto ambientale?

Investire sul glamping è positivo non soltanto, come ho già detto, per la maggiore aderenza ai mutati bisogni dell’uomo contemporaneo, ma anche per la maggiore attenzione riposta verso l’ambiente. Ascoltandolo, gli architetti si collocano in perfetta sintonia con esso. Non a caso, in architettura la spinta verso il miglioramento di materiali, strutture, prestazioni è inarrestabile e il glamping, attraverso l’utilizzo di materiali di riciclo, ecologici e biodegradabili, contribuisce a stimolare questo processo.

Quali prospettive di sviluppo immagina?

Il fenomeno del glamping è iniziato in America ed Europa del nord, probabilmente per le più ardue condizioni a cui i campeggiatori dovevano sottostare in queste zone, ma ha poi trovato in Italia un terreno molto fertile in cui svilupparsi, grazie alle meravigliose bellezze naturali che il nostro Paese offre.

In generale, in Italia come altrove, le modalità di ‘campeggiare’ sono notevolmente cambiate, e andare in campeggio non significa più, per forza, sudore, fatica e rinuncia alla propria intimità. Ciascun utente ha acquisito maggiore coscienza delle proprie necessità e dei propri desideri, e il glamping – attraverso la ricerca, l’innovazione e l’attenzione per l’ambiente dimostrata anche dall’estrema cura per la scelta dei materiali -, risponde esattamente all’esigenza di ogni essere umano: sentirsi accolto e benvoluto come a casa. In qualsiasi luogo della terra.