“Less museums, more squares” – Le esperienze di turismo creativo nel mondo

By Paola Tournour-Viron
Dic 19th, 2017
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"Less museums, more squares" - Le esperienze di turismo creativo nel mondo

Tra le tante diramazioni in cui si diparte il mondo dei viaggi c’è anche il Turismo Creativo, con tanto di definizione ufficiale che ne delinea le peculiarità, un’organizzazione internazionale a supporto, graduatorie e premi per i casi virtuosi, i più recenti dei quali assegnati lo scorso mese di novembre al World Travel Market (WTM) di Londra, vetrina mondiale del comparto.

Ne avevamo parlato circa un anno fa ma se ne discute ancora poco, anche se, come dimostrano i documenti reperibili sul tema, il turismo creativo nel mondo esiste ufficialmente dal 2006 e va comunque diffondendosi gradatamente, con modalità e soluzioni variegate da cui anche il comparto alberghiero potrebbe trarre vantaggio, se non altro per attingere idee utili a diversificare e tematizzare l’offerta.

Partiamo intanto dalla definizione stilata in sede istituzionale da una rappresentanza Unesco raccoltasi nel novembre di dieci anni fa a Santa Fe, New Mexico.

Il turismo creativo è mosso dalla volontà, da parte del viaggiatore, di impegnarsi in  un’esperienza di soggiorno autentica, con la partecipazione diretta in attività di produzione artistica o in qualche modo legate al patrimonio storico e culturale del luogo visitato. Tali attività sono da svolgersi in stretta connessione con la popolazione residente”.

Il paradigma che sta alla base del turismo creativo nel mondo è, in sintesi, Less museums, more squares” che, come si deduce, punta a un sistema di passatempi culturali da consumare preferibilmente nelle piazze o, comunque, in condivisione con la gente del posto piuttosto che all’interno di musei o luoghi similari.

Esempi di turismo creativo nel mondo

Quali sono, in pratica, i prodotti che si collocano nel segmento? Come si diceva, alcuni – quelli reputati più originali ed evoluti – sono stati premiati al WTM. Ad esempio, il riconoscimento per le migliori "Less museums, more squares" - Le esperienze di turismo creativo nel mondoesperienze di turismo creativo in Europa (Best Creative Experiences) è andato alla greca Local Moods, che propone una serie di attività realizzabili in loco con riconosciuti specialisti delle diverse materie: dalla pasta fresca fatta in compagnia di maestri pastai ai laboratori di mosaico oppure di lavorazione del metallo, della ceramica e del legno; dalla raccolta di funghi alla ricerca dei tartufi. Niente di nuovo, si potrebbe pensare, ed è effettivamente così, perché in realtà non sono i servizi a rappresentare la novità, ma la modalità in cui li si propone. Dando un’occhiata al sito si scopre infatti come di tutti questi passatempi, tradizionalmente citati quali prodotti marginali del pacchetto di soggiorno, si sia invece fatto un elemento primario di attrattiva, che seduce il cliente e lo motiva all’acquisto partendo dalle sue passioni.

Tornando all’elenco dei vincitori, si scopre ancora che il premio alla migliore agenzia di turismo creativo (Best Creative Travel Agency) è andato all’israeliana TLVStyle, legata a Galit Reisman, stilista di moda appassionata di tradizioni culturali che ha riversato la sua duplice competenza in un sito che propone workshop, seminari, corsi di formazione e soprattutto fashion&design tour in cui si incontrano sarti, stilisti e designer attualmente alla ribalta dello scenario creativo di Tel Aviv. Ancora una volta, in questo sito l’offerta di turismo creativo non figura come elemento accessorio bensì come prodotto finito, cui viene data dignità di immagine e di racconto.

"Less museums, more squares" - Le esperienze di turismo creativo nel mondo

Caroline Couret, Creative Tourism Network

A riconoscerne il valore è stata una commissione facente capo al Creative Tourism Network, di cui Caroline Couret è co-fondatrice.

Couret è convinta che il turismo creativo nel mondo abbia davanti a sé un interessante futuro. Il suo parere è che si tratti di una delle possibili evoluzioni del viaggio orientato alla scoperta della ‘cultura autentica’, che troverà ampie opportunità di sviluppo nel 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Tra le varie aree del mondo che ad oggi mostrano una particolare operosità nell’elaborazione di prodotti di turismo creativo ci sarebbero secondo lei anche la Toscana, la portoghese Loulé, la spagnola Lucena, la francese Biot oppure la canadese Jean-Port-Joli.

Ricordando che il 2018 sarà, oltretutto, l’Anno del Cibo Italiano e che già nel 2006 il documento stilato a Santa Fe per suggellare la nascita del turismo creativo indicava il food tra le varie voci su cui puntare, potrebbe valere la pena di capire in quale modo cavalcare l’onda. “Assicurando una ricaduta economica diretta sulle attività e sulle popolazioni locali – puntualizza infine Couret – questa forma di turismo obbedisce peraltro ai dettami della sostenibilità, che non soltanto è stata filo conduttore della strategia turistica mondiale del 2017 ma che sarà il tema in base al quale il comparto dovrà operare negli anni a venire, soprattutto nei luoghi e nelle comunità più vulnerabili”.

A proposito dell'autore

Paola Tournour-Viron
- Si occupa da oltre vent’anni di giornalismo turistico per il trade, con specializzazione in nuove tendenze e sviluppo dei mercati esteri. E’ curatrice di Studi ed Osservatori di Mercato per il turismo italiano ed estero, nonché redattrice e speaker di corsi multimediali su alcune tra le principali destinazioni turistiche internazionali. E’ stata conduttrice di rubriche radiofoniche sul tema dei viaggi ed è docente a contratto di marketing e comunicazione in corsi per gli istituti superiori a indirizzo turistico e alberghiero. Per Mondadori Education è coautrice dei volumi “Comunicare l’Impresa Turistica” e “Tecniche di Comunicazione”.